Galleria Fumagalli
Bergamo
via Giorgio Paglia, 28
035 210340 FAX 035 222674
WEB
Dennis Oppenheim
dal 4/6/2010 al 19/11/2010
lun-sab 10-12.30 e 14.30-19.30

Segnalato da

Galleria Fumagalli



approfondimenti

Dennis Oppenheim
Alberto Fiz



 
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4/6/2010

Dennis Oppenheim

Galleria Fumagalli, Bergamo

Material Interchange. Opere 1968-1974. La mostra presenta una serie di fondamentali opere storiche, concentrandosi sulla fase primaria dell'indagine dell'artista quando, insieme a Bruce Nauman, Robert Smithson, Michael Heizer, Vito Acconci e Robert Morris, ha contribuito a modificare radicalmente il linguaggio artistico. In galleria lo spettatore e' accolto da un'installazione del 1974 formata da 30 marionette in movimento, dal titolo Theme for a Major Hit (Tema per una canzone di successo).


comunicato stampa

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a cura di Alberto Fiz

Il 5 giugno 2010 alle ore 18.30 s’inaugura nello spazio della Galleria Fumagalli di Bergamo, diretta da Annamaria Maggi, la prima mostra dedicata a Dennis Oppenheim, uno dei più acuti sperimentatori del dopoguerra che si è distinto per essere stato protagonista di alcune esperienze basilari come la Land Art, la Body Art, L’Arte Ambientale e la Public Art. La rassegna, curata da Alberto Fiz, dal titolo Material Interchange, presenta sino al 20 novembre una serie di fondamentali opere storiche che vanno dal 1968 al 1974 concentrandosi sulla fase primaria della sua indagine quando, insieme a Bruce Nauman, Robert Smithson, Michael Heizer, Vito Acconci e Robert Morris, ha contribuito a modificare radicalmente il linguaggio artistico. Oppenheim ha fatto della dematerializzazione uno dei motivi fondamentali della sua indagine caratterizzata da continue e imprevedibili metamorfosi.

La mostra è prevista sui due piani della galleria e lo spettatore sarà accolto da una straordinaria installazione del 1974 formata da 30 marionette in movimento di circa quaranta centimetri, mai esposta prima d’ora in Italia, dal titolo Theme for a Major Hit (Tema per una canzone di successo). Le motivazioni del fare arte sono sottolineate da un motivetto canoro scritto dallo stesso Oppenheim che recita così: “Non è quello che fai, è quello che ti spinge a farlo”. Come afferma Alberto Fiz: “E’ un lavoro di particolare significato in cui la disseminazione dell’io passa attraverso i suoi surrogati autobiografici sviluppandone un progressivo allontanamento”. Non è una performance ma un’anti-performance in cui le marionette simulano i movimenti dell’artista.

In un altro lavoro del medesimo anno, Attempt to Raise Hell, la marionetta Oppenheim viene colpita da una campana di bronzo ogni sessanta secondi producendo un frastuono in tutto l’ambiente. Queste installazioni vengono poste in relazione con una serie di testimonianze emblematiche relative alla Body Art e alla Land Art. Viene, per esempio, presentato Annual Rings del 1968 un grande lavoro fotografico derivante da un intervento site-specific con gli anelli annuali che tagliano il confine politico tra Usa e Canada. Un lavoro che si pone come attraversamento di due realtà e, nello stesso tempo, integra l’elemento spaziale con quello temporale.

E’ del 1969 un’altra grande installazione lunga dieci metri 220 Yard Dash dove i passi rifrangono il loro suono silenzioso sulle zolle di terra disposte una sopra l’altra condensando l’energia in un lavoro che si avvicina poeticamente all’arte povera.
Come afferma Oppenheim “la Land Art sembra impadronirsi di nascosto del mio corpo. Il corpo appariva come un’area vitale, feconda di possibilità”. Così l’ingresso nella Body Art è quasi naturale e la mostra documenta questa fase con una serie di lavori di primaria importanza come Parallel Stress dove il corpo, nel suo massimo sforzo fisico, appare come lo strumento per misurare il mondo esterno, così come diventa il punto d’intersezione tra luoghi differenti. Ancora una volta per Oppenheim non contano le cose in sé ma il loro attraversamento. “Il mio lavoro”, afferma, “non è né mentale né visivo ma sta da qualche parte in mezzo”.
In mostra è esposta, poi, un’installazione con tre microproiettori Stills for Gingerbread Man del 1970-71 che fa riferimento al processo digestivo. In un ironico atto di cannibalismo l’artista mangia lentamente una serie di elementi con forme umane che diventano parte del suo sostentamento.

L’ipotesi rigenerativa e la continua metamorfosi all’interno di un universo precario e instabile sono alla base di tutto l’indagine di Oppenheim negli anni settanta, così come nei periodi successivi dove appare più evidente il rapporto con l’architettura. “Quello che conta non è quello che fai ma quello che ti spinge a farlo”, come recitano le sue marionette.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con un saggio di Alberto Fiz

Dennis Oppenheim (Electric City, 1938), sin dagli anni sessanta ha contribuito in maniera determinante a modificare i linguaggi dell’arte contemporanea. La sua prima personale risale al 1968 ed è stata organizzata dalla John Gibson Gallery di New York. Da allora si sono svolte mostre nei principali musei e fondazioni del mondo tra cui la Tate Gallery di Londra, lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art di New York; il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris. Sono state molte le commissioni pubbliche e tra queste è sufficiente ricordare quelle del Ballerup Kommune di Copenhagen; della Neue Nationalgalerie di Berlino, del Whitney Museum of American Art di New York e dell’Olympic Park nella Corea del Sud. Nel 2007 ha preso parte alla Vancouver Sculpture Biennale e nel 2009 il Marta Herford Museum di Herford in Germania ha presentato il suo percorso artistico recente in un’ampia esposizione. In Italia, in occasione della Biennale di Venezia del 1997, si è svolta una sua personale nella zona industriale di Marghera curata da Germano Celant. Nel 2009 Oppenheim è stato protagonista della mostra Splashbuilding curata da Alberto Fiz nelle due sedi del Parco Archeologico di Scolacium e del museo MARCA di Catanzaro.

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curated by Alberto Fiz

On June 5, 2010 at 6:30 pm, the first exhibition dedicated to Dennis Oppenheim will be inaugurated in Bergamo’s Fumagalli Gallery, directed by Annamaria Maggi. Oppenheim is one of the most perceptive post-war experimenters who distinguished himself for being the leader of several fundamental experiences such as Land Art, Body Art, Environmental Art and Public Art. The Material Interchange show curated by Alberto Fiz will offer until November 20 a series of fundamental historic works from 1968 to 1974. It will concentrate on the primary phase of his explorations when, together with Bruce Nauman, Robert Smithson, Michael Heizer, Vito Acconci and Robert Morris, he contributed to radically modify artistic language. Oppenheim made dematerialisation one of the most essential themes of his exploration characterised by continuous and unpredictable metamorphoses.

The exhibition extends over two floors of the gallery where the observer will be greeted by an extraordinary installation from 1974 composed of 30 puppets moving approximately forty centimeters, never before shown in Italy, and entitled Theme for a Major Hit. The motivation of art-making is emphasized by a catchy tune written by Oppenheim that goes like this: “It ain’t what you make; it’s what makes you do it”. Alberto Fiz confirms: “It is a particularly significant work in which the dispersion of the self passes through its autobiographical surrogates developing a progressive separation.” It isn’t a performance but an anti-performance in which puppets simulate the artist’s movements.

In another work from the same year, Attempt to Raise Hell, the Oppenheim puppet is struck by a bronze bell every sixty seconds making an incredible racket in the surroundings. These installations are placed in relation to a series of emblematic declarations regarding Body Art and Land Art. For example, Annual Rings was presented in 1968, an important photographic work derived from a site-specific installation with annual rings severed by the political boundary between the United States and Canada. A work which proposes itself as the crossroads between two realities while integrating space and time elements.

Another large ten-meter long installation from 1969 220 Yard Dash, where steps break their silent sounds onto the clumps of dirt placed on top of each other condensing the energy in a work which poetically approaches Arte Povera.
As Oppenheim maintains, “Land Art seems to take over my body furtively. The body appeared as a vital area that is fertile with possibilites.” An almost natural entrance into Body Art and the exhibition documents, this phase with a series of works of primary importance such as Parallel Stress where the body, in its maximum physical effort, appears as an instrument for measuring the external world, and becomes an intersection point between different places. Once again, things have no value per se only their passage. “My work,” he states, “is not mental, not visual but somewhere in between.”

Stills for Gingerbread Man, an installation from 1970-71, will be shown in the exhibition with three micro-projectors which refers to the digestive process. In an ironic act of cannibalism, the artist slowly eats a series of elements with human shapes that become part of his nourishment. In the 1970s, Oppenheim’s studies were based on the regenerative hypothesis and the continuous metamorphosis within a precarious and instable universe, and the relationship with architecture as it becomes more obvious in the later periods. “It ain’t what you make; it’s what makes you do it,” as his puppets chant.

The show is accompanied by a catalogue published by Silvana Editoriale with an essay by Alberto Fiz.

Since the 1960s, Dennis Oppenheim (Electric City, Washington, 1938) has made significant contributions in changing the language of contemporary art. His first personal show was in 1968 and was organised by the John Gibson Gallery in New York. Since then, various exhibitions have been hosted in leading museums and foundations throughout the world such as the Tate Gallery of London, Amsterdam’s Stedelijk Museum, the Whitney Museum of American Art and the Museum of Modern Art in New York, and the Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris.

Amongst the numerous public commissions, the Ballerup Kommune of Copenhagen, Neue Nationalgalerie in Berlin, New York’s Whitney Museum of American Art and the Olympic Park in South Korea stand out.
He participated in the Vancouver Sculpture Biennale in 2007 and in 2009 he presented his recent artistic program in a large exhibition at the Marta Herford Museum of Herford, Germany.

For the 1997 Venice Biennale, his personal show was exhibited in the industrial area of Marghera, curated by Germano Celant. In 2009, Oppenheim was a leading figure in the Splashbuilding exhibition curated by Alberto Fiz in the two locations of the Scolacium Archeological Park and the MARCA Museum in Catanzaro.

Image: Dennis Oppenheim, Stills from Gingerbread Man, 1970-1971, micro projectors with glass slides with feces material, projection of 8 mm film, gingerbread cookies

Contatti per la stampa: Paola C. Manfredi Studio
Tel. 02 45485093 | Fax 02 45485094 |Alice Cammisuli |
press@paolamanfredi.com

Inaugurazione 5 giugno 2010 alle ore 18.30

Galleria Fumagalli
Via Paglia 28 - Bergamo
Orari: da lunedì a sabato, 10-12,30 e 14,30-19,30
ingresso libero

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