Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea
Arezzo
Piazza S. Francesco
WEB
Riccardo Licata
dal 11/9/2002 al 7/11/2002
0575 302727

Segnalato da

Giovanni Simoneschi



approfondimenti

Riccardo Licata



 
calendario eventi  :: 




11/9/2002

Riccardo Licata

Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea, Arezzo

Le carte. Fra Carte e Diari l'esposizione presenta circa cento opere. Il percorso della mostra permette di cogliere l'evoluzione cronologica dell'opera di Licata e di comprendere la dialettica esistente fra il contesto dei Diari e la realizzazione di alcuni capolavori su carta.


comunicato stampa

LE CARTE

Giovedì 12 settembre 2002 alle ore 18.00 presso il Museo d'Arte Contemporanea di Arezzo (Sala Sant'Ignazio) si inaugura una straordinaria mostra dedicata a Riccardo Licata. L'evento è tappa importante del viaggio che ha portato l'opera dell'artista in molte importanti sede italiane e straniere e che si concluderà nel 2004 con una mostra al Guggheneim di New York.
Riccardo Licata è considerato uno dei più grandi artisti su carta viventi. Di questa sua attività sono state selezionate per il Museo d'Arte Contemporanea di Arezzo una quarantina di opere, tutte di grandissima qualità, da un bacino di lavori realizzato dall'artista fin dagli anni Cinquanta. Queste opere straordinarie sono collocate sullo sfondo di un lavoro intenso, giornaliero, documentato dai Diari, di cui la mostra offre un ampio panorama. Fra Carte e Diari l'esposizione presenta circa cento opere. Il percorso della mostra permette di cogliere l'evoluzione cronologica dell'opera di Licata e di comprendere la dialettica esistente fra il contesto dei Diari e la realizzazione di alcuni capolavori su carta.
Il catalogo, edito da Verso l'Arte, presenta testi di Giovanni Faccenda, Giovanni Granzotto e Leonardo Conti che, in seguito a un'analisi approfondita sul linguaggio dei segni e sull'uso del colore, danno un'interpretazione nuova e complessa dell'opera di Licata.
La mostra ha il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Toscana e del Comune di Arezzo.

Come nota Leonardo Conti nel testo del catalogo, "al sorgere dell'attività artistica di Riccardo Licata, a metà del XX secolo, l'informale è uno dei movimenti dominanti nello scenario occidentale". Licata è fortemente attratto da quest'arte che si poneva programmaticamente "autre", al di là della storia e della tradizione e, influenzato dallo spazialismo ("l'ala più antimaterica dell'informale"), si orienterà verso quel gruppo di artisti che hanno prediletto un informale segnico (Hartung, Mathieu, Wols, Masson, Michaux) piuttosto che un informale materico (Fautrier, Dubuffet, Burri, Tàpies, Burri, Riopelle).
Sebbene non si possa far rientrare l'opera di Licata rigorosamente nella corrente spazialista, tuttavia Licata sceglie, già ventenne, per il segno come cifra espressiva, "così vicino ad un controllato gesto", per "la padronanza dello spazio, inteso come luogo in cui il gesto accade, ed il colore, costantemente rivissuto come memoria inobliabile".
Secondo quanto afferma Granzotto "sul finire degli anni Quaranta, Licata affidava tutta la sua poetica, sia sul piano espressivo che su quello concettuale, quasi esclusivamente al dinamismo, all'incisività, alla forza comunicativa del segno". Abbiamo così "agglomerati spaziali, vortici e spirali in bianco e nero, o vellutate e galleggianti matasse".
In un certo senso, l'arte di Licata ha il suo cominciamento vero e proprio nel 1953 quando inizia ad apparire l'albero-totem, destinato a divenire una cifra inconfondibile e ritornante nell'arco di tutto il suo percorso.
Questo segno sembra nascere, dice Conti, "da un'agglutinazione della più ampia gestualità dei grovigli e delle concatenazioni di tracciati", cui l'artista si abbandona alla fine degli anni Quaranta e nei primissimi anni Cinquanta. "L'automatismo della mano, che inizialmente dilaga sulla superficie, in turbini alimentati da potenti forze talvolta centrifughe ed altre centripete, tende a isolare campi di accadimento. Accade così la prima vera e propria epifania testuale in cui si realizza una stabilizzazione espressiva del gesto".
L'albero-totem è un segno minimo (a cui poi si accompagneranno altri segni) che nella sua distribuzione spaziale, nell'accumulo, nelle derivazioni morfologiche, darà vita alla pittura del maestro veneziano conosciuta in tutto il mondo.

E' stata autorevolmente invocata più volte, da Mazzariol o da Di Martino, la musica come ispiratrice dell'opera di Licata, sia per la genesi dell'albero-totem, sia per l'ordinamento spaziale per fasce dei suoi segni. D'altronde questa verità biografica (Mazzariol presentando Licata alla Biennale del 1956 notava che l'artista cominciò a disegnare frequentando i concerti durante i quali inseguiva sul "breve foglio di un notes i percorsi spaziali della musica") non può nascondere un'affinità assai più profonda e complessa con la musica, e soprattutto, come nota Conti, con la musica dei compositori della "Neue Musik".
In questo senso dovrebbe essere riconsiderata la vulgata secondo la quale la pittura di Licata è distribuita in fasce per essere percepita nel tempo, discorsivamente. "Nell'agglomerazione dei suoi segni in scomparti, l'artista istituisce dei campi di relazioni simultanee e non lineari. La percezione è perciò globale, simultanea appunto, e non successiva o discorsiva".
In fondo, il tempo nella ricerca pittorica di Licata (così come nella musica di Boulez o di Stockhausen) non è il tempo dei minuti e dei secondi, ma quello non cronologico dello spazio interiore, quello della memoria o della bergsoniana durée.
La "vita vissuta" tracciata nella memoria e rievocata attraverso segni che non dicono cose ma suggeriscono le emozioni passate, come ombre rinchiuse nelle incertezze della memoria al margine dell'oblio, in attesa di trovare un linguaggio che le incarni nuovamente: sembra questa la comunicazione poetica del linguaggio licatiano.
"In senso forte - conclude Conti - questa scrittura è un modo dell'autocomprensione, è hegelianamente Erfharung, un'esperienza estetica che modifica colui che la fa". D'altronde già Pierre Restany aveva parlato dell'opera di Licata come di una "narrativa intima".

Se dunque lo spazio nelle opere di Licata è quello della durée bergsoniana, se i suoi segni parlano la sfuggente lingua delle emozioni a galla nella memoria, il colore è parte essenziale del suo lavoro: il colore con la sua capacità evocativa, con il suo linguaggio misterioso e potente.
Per Granzotto c'è una dialettica costante fra segno e colore. Anzi, là dove, come nelle opere che seguono il 1969 (anno in cui si fa più rigorosa la suddivisione delle sue tele per campiture e fasce), la struttura dell'opera è più geometrica, il colore assume il suo ruolo evidente e fondamentale di mantice fra le diverse parti dell'opera e di timbro emotivo dominante: "ed ecco che Licata - afferma Granzotto - si trova ad affidare il recupero emotivo e sentimentale di un brano al colore; che deve garantire non solo il puntuale, l'esatto registro dell'intera sinfonia, ma anche le singole sonorità e, non ultima, l'aria generale, il motivo di fondo, quello che rimane nella testa, e nel cuore di ogni spettatore".
Da allora alla fine degli anni Ottanta e Novanta e fino ad oggi, al colore è stato affidato da Licata un ruolo via via più importante, senza però che venisse sacrificato nulla alla capacità evocativa del suo strano alfabeto; anzi, nelle opere della maturità, Licata raggiunge quella perfetta sintesi che non può essere descritta nelle parole ma che può essere conosciuta solo tramite la diretta esperienza dell'immagine.

BIOGRAFIA ESSENZIALE
Riccardo Licata è nato a Torino il 20 dicembre 1929. Dopo una breve parentesi parigina, la sua famiglia si trasferisce a Roma, dove rimane fino al 1945. Dal 1946 Licata vive a Venezia. Ha studiato al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni compresi tra il 1947 e il 1955. Nel 1957 ottiene una borsa di studio dal Governo francese per sperimentare l'incisione a colori e le nuove tecniche, a Parigi in collaborazione con Friedlaender, Hayter e Goetz. Nello stesso anno è chiamato come assistente di Gino Severini all'Ecole d'Art Italienne de Paris. Nel 1961 sposa Maria Battistella, cantante e ricercatrice di musiche rinascimentali, dalla quale avrà nell'anno successivo il figlio Giovanni. È nominato, nel 1961, professore di mosaico alla Ecole Nationale de Paris dove ha insegnato fino al 1995. Gli incarichi prestigiosi si susseguono, così nel 1969 è professore di Arti plastiche alla U.E.R. della Sorbonne, quindi professore di incisione all'Academie Goetz di Parigi e, dal 1972 ricopre il medesimo titolo alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e all'Ecole Americaine d'Architecture de Fontainebleau. Con vasta esperienza d'arte che lo vede di volta in volta pittore, incisore, mosaicista, scultore, scenografo, inizia ad esporre a Venezia e a Firenze nel 1949 con il gruppo dei Giovani Pittori Astratti. La sua prima esposizione personale si tiene a Venezia nel 1951, seguono oltre 300 personali in 35 diverse Nazioni. Dal 1952 ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo del Brasile, di Tokjo, di Pargi, di Lubiana, di Alessandria d'Egitto e alle Quadriennali di Roma, le Triennali di Milano, come pure nei principali Salons parigini. Nel 1993 ha tenuto una mostra antologica presso il Museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, Venezia; catalogo edito da Bolaffi e presentazione di Enzo Di Martino. Negli ultimi anni la sua attività, intensa come sempre, ha prodotto altre opere ed eventi di notevole rilevanza; il gruppo principale è composto da circa 90 opere tra dipinti di grandi, medie e piccole dimensioni, sculture, mosaici, grafica, tutte ispirate dal poema "Rime, di Curzio Gonzaga", che a loro volta hanno ispirato al figlio Giovanni, contrabbassista jazz, la composizione di 7 brani musicali. Ha tenuto mostre: al Museo di Palazzo Ducale di Mantova (1998), promossa dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Mantova; presso gli spazi progettati dall'architetto Sotsass della Fondazione Teatro Nuovo di Torino, promossa dalla Regione Piemonte; al Castello di Ebenau, Austria; alla galleria Davidov, di Parigi; a Bologna e a Milano. Inoltre l'I.N.A.C. (Istituto Nazionale d'Arte Contemporanea) ha presentato le sue opere all' Internazionale di Venezia (marzo 1999), all'Europ'Art di Ginevra (aprile 1999), all'Art London (giugno 1999). Anche la sua bibliografia si è arricchita ulteriormente. Sono stati pubblicati i volumi: "Riccardo Licata - Dall'Amor Pungente all'Amor di Gloria", Giovanna Barbero, edizioni Mondadori, Milano 1998; " Riccardo Licata - Un aquilone, perché?", Luigi Lambertini, edizioni Centro Internazionale della Grafica, Venezia 1998; "Riccardo Licata - Antologia", Autori vari, edizioni Verso l'Arte, Roma 1998; "Riccardo Licata - I primi 70 anni di un grande Maestro", numero speciale (596) della rivista Verso l'Arte, dicembre 1999. Nell'estate del 1999 ha prodotto un ciclo di opere in vetro sul tema "Re Artù", presso la vetreria Berengo di Murano.
Nel 2000 ha tenuto tre grandi mostre: Museo Nazionale d'Abruzzo, Castello Cinquecentesco de L'Aquila - aprile-maggio, Museo Nazionale di Villa Pisani, Strà (Ve) - settembre-ottobre, Palazzo del Senato, Milano - novembre. Inoltre è stato pubblicato il volume "Licata l'Arte bi e tridimensionale", di Giovanni Granzotto, edizioni Verso l'Arte Duemila. Nel 2001: ha realizzato un gruppo composto da 23 opere monumentali lignee policrome che sono state esposte per tutto il periodo estivo presso il Castello di Rinco (At) nella mostra "Il giardino abitato", con pubblicazione del volume omonimo edito da Verso l'Arte; mostra e volume a cura di Giovanna Barbero e in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.; ha pubblicato il libro "Cinquant'anni di opere su carta", Edizioni Giorgio Corbelli, presentazione di Giovanni Granzotto; ha ottenuto il primo Premio Sulmona di Pittura; ha tenuto una mostra antologica presso il Centro Culturale di Mayenne, Francia. Nel 2002 ha tenuto un'importante mostra all'Archivio di Stato di Firenze e, in occasione del Convegno Nazionale dell'Arazzo Contemporaneo, ha esposto a Torino presso Palazzo Graneri. L'archivio di Licata si trova presso la Galleria Dante Vecchiato di Padova. Le sue opere sono presenti nei musei d'arte moderna di Belluno, Chicago, Firenze, Milano, Mulhouse, New York, Parigi, Reggio Emilia, Stoccarda, Varsavia, Venezia, Vienna. Riccardo Licata vive e lavora a Parigi e a Venezia.

Inaugurazione 12 settembre 2002 ore 18.00

Ingresso libero

Orario di apertura:
dal lunedì al sabato: 9.30-18.30

Info: 0575.377666

Ufficio stampa: Giovanni Simoneschi tel. 035.899111

Museo Comunale d'Arte Contemporanea
Sala Sant'Ignazio
Via Andrea Cisalpino
Arezzo

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