Paolo Maria Deanesi Gallery
Rovereto (TN)
via San Giovanni Bosco, 9
0464 439834 FAX 0464 428921
WEB
Armando Lulaj
dal 24/2/2012 al 19/5/2012
gio-ven-sab 16-20

Segnalato da

Francesca Referza




 
calendario eventi  :: 




24/2/2012

Armando Lulaj

Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto (TN)

No More Feelings e' un'amara e a tratti malinconica riflessione sulla deriva generata dalla dipendenza dell'economia europea dagli Stati Uniti e sulla fragilita' del sistema economico occidentale.


comunicato stampa

-------- english text below

a cura di Francesca Referza

No More Feelings è la prima personale di Armando Lulaj (Tirana, 1980) presso la galleria Paolo Maria Deanesi di Rovereto, che segna una nuova tappa nel lavoro del giovane artista albanese. Fin dai suoi esordi (emblematica la sua prima performance Walking Free in Harmony, realizzata durante i suoi studi all’Accademia di Firenze), Armando Lulaj ha iniziato una puntuale azione di riflessione critica sulla realtà a lui più prossima utilizzando ingredienti ricorrenti come il conflitto, la frizione, la violenza e la provocazione, quattro dei più significativi termini già individuati da Edi Muka in un sintetico glossario pensato in relazione al lavoro dell’artista. Negli ultimi anni, la realtà economica e politica dei paesi occidentali a cui l’artista ha sempre guardato con occhio critico, è rapidamente cambiata. Se per diversi anni nel suo lavoro è stata fortissima la riflessione sulla storia contemporanea dell’Albania, passata, attraverso le violenze della guerra civile del 1997, dal più chiuso regime comunista dei Balcani ad una economia occidentale a forte influenza europea e americana, con No More Feelings Lulaj allarga il discorso e, pur mantenendo ferme le sue radici, utilizzando un punto di vista costante sulla società albanese, riflette più ampiamente sulla caduta di alcuni simboli forti dell’economia globale. In No More Feelings la sensazione è quella della perdita di un sistema considerato eternamente vincente, della caduta di certezze ritenute inossidabili, della fine di un’epoca insomma. E tuttavia qualcosa succede, sembra che silenziosamente si celebri un rito funebre. La sensazione generale è dunque una mescolanza di nostalgia, rabbia e mestizia. Lo stesso titolo della mostra, allude alla caduta di illusioni che hanno lasciato un vuoto.

Il primo lavoro in cui ci si imbatte entrando in galleria è Remains of the day. Si tratta di un’installazione composta da due pezzi: un tavolo molto comune nelle case degli albanesi al tempo del Comunismo ed un oggetto trasparente che, a ben guardare, si rivela essere una burial flag americana. Piegata secondo il rigoroso protocollo militare, la bandiera tuttavia non è immediatamente riconoscibile, sia per la sua trasparenza, sia per la particolare forma triangolare che assume in seguito alle pieghe, per cui, poggiata sul tavolo, sembra piuttosto un soprammobile. La sovrapposizione di due elementi così fortemente significativi per l’Albania ex comunista da una parte e l’orgoglio nazionalistico della ex economia dominante degli Stati Uniti dall’altra, genera, naturalmente, molteplici spunti di riflessione.

Nella stessa stanza Back news/Flying news, due immagini fotografiche in bianco e nero, realizzate dall’artista a Tirana. Si tratta anche, in questo caso, di una forma di innesto paradossale tra un gioco tipicamente americano come il frisbee e la forte diffusione di antenne paraboliche nella capitale albanese e in tutto il paese. La riflessione dell’artista è, in questo caso, legata alla mancanza di informazione davvero libera, per cui l’antenna parabolica è un simbolo di libertà solo apparente e quindi utilizzabile come un frisbee da lanciare in mezzo agli edifici della periferia della città.

Regime è una sorta di manifesto della mostra. Collocato a metà del percorso, Regime consiste in una doppia frase scritta specularmente, nero su bianco, che suona in modo simile, ma il cui significato è una epigrafica chiave di lettura dello status quo del sistema dell’economia mondiale. La doppia frase, coniata da Lulaj a partire dal titolo di un articolo scritto da Andrew Gumbel nel ’97 sull’Independent, lascia un dubbio sull’identità del ‘noi’. La differenza tra l’affermazione Il regime dei gangsters che abbiamo trovato e Il regime dei gangsters che finanziamo è ridotta al minimo, lasciando intendere che quel ‘noi’ sottinteso, è al tempo stesso oggetto e soggetto, causa ed effetto della situazione presente.

US (working title) è un’icona malinconica. Si tratta della scultura in acciaio del braccio dell’artista teso verso l’alto con le due dita della mano (indice e medio) che formano la V della vittoria. La retorica socialista disseminava piazze e palazzi di simboli e messaggi (monumenti, scritte, manifesti) utili alla propaganda politica. Invece che una scultura a figura intera in bronzo, Lulaj ha deciso di limitarsi al gesto fortemente simbolico della mano. Le due dita – spiega l’artista - sono nere come nel mio precedente lavoro Playcracy, ma in questo caso si tratta del nero del fumo. Il fatto poi che il titolo sia US, anche alla luce delle difficoltà registrate dall’economia americana negli anni di Obama, rende quanto mai paradossale il messaggio positivo che il segno vittorioso delle dita intenderebbe comunicare.

Charging bull è una fotografia estremamente icastica. Se in US, Armando Lulaj cita Playcracy (2002), un suo precedente lavoro in cui le sue dita erano simbolicamente sporche di petrolio, in Charging bull c’è a mio avviso un analogo recupero di alcuni elementi utilizzati dall’artista nel video Problems with relationship (2005). Il controllo violento esercitato su un cavallo bianco da parte di alcuni uomini, metafora delle dinamiche spietate del sistema economico mondiale, in Charging bull se possibile si acutizza. In questo lavoro fotografico il simbolo del potere di Wall Street viene infatti trasformato nell’immagine piuttosto cruda di quattro zoccoli di toro, disposti a terra nella stessa posizione della versione newyorkese in bronzo. Come a dire che uno scarto di mattatoio è quello che resta della potente economia americana.

Con 21, infine, si torna all’attualità albanese. Il titolo di questo lavoro, come dichiarato dallo stesso Lulaj, diventa metafora impietosa del secolo che viviamo, alludendo direttamente alla manifestazione di protesta del 21 gennaio 2011 indetta a Tirana dall'opposizione al governo di Sali Berisha. I manifestanti chiedevano le dimissioni del premier, dopo le accuse di corruzione e di brogli elettorali verificatisi durante le elezioni del giugno 2009. Nella manifestazione sfociata in violenza, rimasero uccise quattro persone e decine furono i feriti. I 101 proiettili esplosi, disposti in linee equidistanti su una base bianca come fossero dei reperti archeologici, acquisiscono l’aspetto dignitoso e mesto di un cimitero in miniatura.

La mostra No More Feelings, per la quale l’artista ha concepito tutti lavori nuovi, è un’ amara e a tratti malinconica riflessione sulla deriva generata dalla dipendenza dell’economia europea dagli Stati Uniti e sulla fragilità del sistema economico occidentale. Una riflessione, quella di Armando Lulaj, fatta mantenendo, come punto di osservazione costante, le dinamiche interne della società albanese. La mostra, infatti, si apre con Remains of the day e si chiude con 21. La rievocazione nostalgica del passato nel tavolo comunista e una presa di coscienza fredda e analitica delle contraddizioni della società albanese di oggi nei 101 proiettili esplosi si configurano come i punti di inizio e di fine, entro cui l’artista ha sviluppato l’intera mostra. In No More Feelings, soprattutto con Regime, US e Charging Bull, la riflessione oscilla costantemente dal piano politico a quello economico e viceversa. La critica di Armando Lulaj rispetto ai sistemi di potere, ai meccanismi di controllo e alle invisibili forme di dipendenza che legano i paesi più deboli a quelli più forti, è meno incentrata sulla cronaca e meno circoscritta geograficamente rispetto al passato, ma non per questo meno incisiva. La maturità raggiunta da Armando Lulaj, dopo oltre dieci anni di lavoro, consiste proprio nell’aver sviluppato una nuova coscienza critica che, pur mantenendo soprattutto in lavori come Charging bull e 21 la provocazione e la violenza sottintesa di un tempo, ha nel complesso acquisito uno sguardo più lucido e penetrante sulle cose. Ormai privato di qualsiasi forma di sentimentalismo, come il titolo No More Feelings dichiara, lo sguardo di Armando Lulaj sulle dinamiche della società economica globale, è un misto di delusione, amarezza e rabbia, sentimenti che accomunano la sua generazione in Albania, a quelle di molti in altre parti del mondo.
Armando Lulaj (Tirana, 1980) vive e lavora a Tirana. Scrittore di teatro, autore di testi e video su territori a rischio e immagini del conflitto, Armando Lulaj nel 2003 fonda a Tirana il Debatikcenter of Contemporary Art, un centro di discussione per analizzare le trasformazioni sociali del paese. Attualmente il Debatikcenter è un centro di produzione cinematografica diretto dall’artista e da sua sorella Anola Lulaj. Ha partecipato a diverse rassegne internazionali: Biennale di Praga (2003 e 2007), Biennale di Tirana (2005), Padiglione Albanese, 52ma Biennale di Venezia (2007), Gothenburg Biennale 4 (2007), Baltic Biennial of Contemporary Art 8, Szczecin, Poland (2009), VI Biennale di Berlino (2010).

-------- english text

curated by Francesca Referza

Paolo Maria Deanesi Gallery | from 25 February to 20 May 2012
No More Feelings is the first solo show of Armando Lulaj (Tirana, 1980) at the Paolo Maria Deanesi gallery in Rovereto. The show marks a new stage in the young Albanian artist's work. From his earliest works (epitomized by his first performance Walking Free in Harmony, made while he was studying at the Academy in Florence), Armando Lulaj launched a focused critical reflection on the world closest to him, using recurring elements like conflict, friction, violence and provocation. These are four of the most significant terms that Edi Muka combined in a short glossary based on the artist's work. In recent years, rapid changes have befallen the economic and political situation of Western countries, at which the artist always looked with a critical eye. For many years, his work was a very powerful reflection about Albania's contemporary history, which, through the violence of the 1997 civil war, went from being the most closed Communist regime to a Western economy strongly influenced by Europe and America. With No More Feelings, Lulaj expands the discussion. While maintaining his roots, he uses an unwavering vantage point on Albanian society to think more broadly about the fall of some of the powerful symbols of the global economy. In No More Feelings, the sensation is of the loss of a system thought to be eternally successful, of the dropping away of certainties considered rock hard; in other words, the end of an era. And yet something is happening. It is as if a funeral ritual were being silently celebrated. The general feeling is a mixture of nostalgia, anger, and sadness. The show's title itself alludes to the dropping away of illusions that have left a void.

The first work we encounter upon entering the gallery is Remains of the Day. This is an installation made of two pieces. One is a table that was very common in Albanian homes in the Communist era, and the other is a transparent object that, upon closer observation, turns out to be an American burial flag. Folded according to strict military protocol, the flag is not immediately recognizable, both because of its transparency and the particular triangular form that it takes when folded, making it seem more like an ornament placed on the table. The overlapping of two elements that are so powerfully significant for former Communist Albania, on one side, and the nationalistic pride of the former dominant economy of the United States, on the other, naturally sparks much thought.

In the same room, Back News/Flying News are two black and white photographs taken by the artist in Tirana. This work is likewise a form of paradoxical linking between a classically American game of Frisbee and the proliferation of satellite dishes in Tirana and throughout Albania. In this work, the artist's reflection is related to the lack of truly free information, which makes the satellite dish only an apparent symbol of freedom, and therefore to be used like a Frisbee thrown in the middle of the buildings on the city's outskirts.

Regime is like a manifesto for the show. Placed mid-exhibition, Regime is a double phrase, mirrored in black on a white background. The phrases sound similar but their meaning is an epigraphical interpretation of the status quo of the system of the world's economy. The double phrase, which Lulaj coined from the title of an article written by Andrew Gumbel in 1997 in the Independent, leaves doubt about the identity of ‘we’. The difference between the statement The gangster regime we found and The gangster regime we fund is taken to a minimum, leaving the "we" to be understood as both object and subject, the cause and effect of the present situation.

US (working title) is a melancholy icon. It's a steel sculpture of the artist's arm stretching upwards with two of the hand's fingers (middle and index fingers) forming a "V" for victory. Socialist rhetoric spread squares and buildings of symbols and messages (monuments, writings, manifestos) useful for political propaganda. Rather than a full bronze figure, Lulaj decided to stay with the highly symbolic gesture of the hand. The artist explains, "The two fingers are black, like in my earlier work Playcracy, but here they are black from smoke.” The fact that the title is US, particularly considering given the difficulties of the American economy in the Obama years, makes especially paradoxical the positive message of the victory sign that the fingers would convey.

Charging bull is a trenchant photograph. Whereas in US, Armando Lulaj quotes Playcracy (2002), one of his earlier works in which his two fingers were symbolically dirty with oil, in Charging Bull, I see a similar recurrence of some elements used by the artist in the video Problems with Relationship (2005). The violent control of a white horse by some men as a metaphor of the ruthless dynamics of the world economic system is even sharper, if possible, in Charging Bull. In this photograph, the symbol of Wall Street's power is turned into a harsh image of four bull hooves arranged on the ground in the same position as the bronze statue in New York. It's as if to say that a slaughterhouse scrap is what is left of the powerful American economy.

With 21, he returns to the current Albanian situation. This work's title, as Lulaj says himself, becomes a pitiless metaphor for the 21st century in which we live, alluding directly to the protest demonstration on January 21, 2011 in Tirana, organized by the opposition to Sali Berisha's government. The demonstrators asked for the premier to resign after accusations of corruption and election fraud during the June 2009 elections. In the demonstration, which erupted in violence, four people were killed and dozens were wounded. The 101 spent bullets, arranged in equidistant lines on a white base, as if they were archeological finds, take on the sorrowful, dignified quality of a miniature cemetery.

The show No More Feelings, for which the artist created all new works, is a trenchant, sometimes melancholy reflection on the shift caused by the European economy's dependence on the United States and the fragility of the Western economic system. Armando Lulaj's thinking keeps the internal dynamics of Albanian society as a constant vantage point. The exhibition starts with Remains of the Day and ends with 21). The nostalgic evocation of the past in the Communist table and the cold, analytical awareness of the contradictions of current Albanian society in the 101 spent bullets make up a start and end point, within which the artist develops the entire show. In No More Feelings, especially with Regime, US and Charging Bull, his thinking oscillates constantly back and forth between the political and economic planes. Armando Lulaj's criticism of the system of power. mechanisms of control and invisible forms of dependence that connect the weaker countries to the stronger ones is less focused on current events and less geographically circumscribed than it was before, but is no less incisive. The maturity that Armando Lulaj has achieved after more than 10 years of work is precisely in having developed a new critical awareness while, particularly in works like Charging Bull and 21 , maintaining the same provocation and violence as before, while gaining an overall clearer, more penetrating view of matters. Now free of any kind of sentimentalism, as the title No More Feelings declares, Armando Lulaj's attention on the dynamics of global economic society is a mixture of disappointment, bitterness, and anger, feelings that are shared by his generation in Albania and in many parts of the world.

Armando Lulaj (Tirana, 1980) lives and works in Tirana. He is a playwright and creator of writings and videos on danger areas and conflict images. In 2003, Lulaj founded the Debatikcenter of Contemporary Art in Tirana, as a center for discussing and examining the country's social changes. The Debatikcenter is currently a film production center, led by the artist and his sister Anola Lulaj. He has participated in many international exhibitions, including: Prague Biennial (2003 and 2007), Tirana Biennial (2005), Albanian Pavilion, 52nd Venice Biennale (2007), Gothenburg Biennial 4 (2007), Baltic Biennial of Contemporary Art 8, Szczecin, Poland (2009), and the 6th Berlin Biennial (2010).

Immagine: Armando Lulaj, charging bull, 2010

Inaugurazione: sabato 25 febbraio | H. 11.30

Paolo Maria Deanesi Gallery
via San Giovanni Bosco, 9 - Rovereto
Orari: giovedì, venerdì e sabato: 16.00 - 20.00
Ingresso libero

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Davide Coltro
dal 5/3/2015 al 29/5/2015

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