Basilica di San Nicola in Carcere
Roma
Via del Teatro di Marcello

Altar de Muertos
dal 30/10/2013 al 1/11/2013
12-19
06 92936882
WEB
Segnalato da

Comunidad Catolica Mexicana de Roma




 
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30/10/2013

Altar de Muertos

Basilica di San Nicola in Carcere, Roma

Il giorno dei morti o il giorno dei defunti per i messicani assume una veste ironica e divertente, e' un'occasione per ricongiungere le anime con le loro famiglie durante una grande festa.


comunicato stampa

In Messico contemporaneo esiste un sentimento speciale per il fenomeno naturale che è la morte e sta nel come vivere il dolore che produce in noi. La morte è come uno specchio che riflette il modo in cui abbiamo vissuto e il nostro pentimento, perché se la nostra morte è senza senso, anche la nostra vita lo è stata: "dimmi come muori e ti dirò come hai vissuto."

Se si effettua un confronto tra i culti preispanici e la religione cristiana, si può affermare che la morte non è la fine naturale della vita, ma una fase di un ciclo senza fine, dove secondo la religione cristiana, il mistero della vita dell’uomo sta nella sua redenzione e nella sua resurrezione. Secondo il concetto preispanico, il sacrificio della morte, l'atto di morire, è l'accesso al processo creativo che dà la vita. La morte per i cristiani redenti, è l’incontro con la vera vita, nella casa del Padre. Per i messicani, la morte diventa divertente e ironica, la chiamano "Calaca" , "huesuda", "dientona", "la flaca", "la parca" e il fatto di morire si definisce come "petatearse", "estirar la pata” o "pelearse ".

Queste espressioni ci permettono di giocare facendo dei detti e versetti, teschi di zucchero, ritagli di carta, scheletri colorati, teschi, pupazzi e quando facciamo disegni di caricature e vignette, cerchiamo di giocare con Lei e con questo far della morte un elemento di stile messicano. Il giorno dei morti o il giorno dei defunti non è solo un giorno per commemorare i propri cari che non sono più in questo mondo ponendo offerte e fiori, è anche una festa che invita le loro anime, secondo la credenza popolare a ritornare quel giorno a convivere con le loro famiglie e godersi i piaceri terreni di nuovo, una volta in più ogni anno.

Quattro sono gli elementi che devono essere presenti in un altare per festeggiare i morti: fuoco, acqua, terra ed aria.
Il fuoco si manifesta con le candele, immancabili, che servono ad illuminare il cammino dei morti sino all’altare che contiene i loro doni. La terra è invece simbolizzata sia dal “flor de muertos” cempaxochitl (il cui forte aroma guida i defunti nel loro cammino di ritorno) che dai cibi preferiti in vita dai morti. Secondo la credenza questo offrenda viene prima consumata dagli ospiti d'oltretomba, che se ne nutrono assorbendo gusti e sapori, e poi nei giorni successivi, apparentemente intatta, dai loro cari; immancabile “el pan de muertos”, tortillas, mole e frutta.

L’acqua si riflette al suo stato naturale o sotto forma di bevande che si offrono ai morti. Immancabile, assurdo dirlo ma è vero, la bottiglietta di coca cola, o una corona o spesso anche una bottiglia di tequila o mezcal).
L’aria è rappresentata dal papel picado (carta velina bucherellata) che si colloca sui tavoli che fungono da altari.
Il vento che passa in queste fessure rappresenta il soffio di vita, il respiro dei defunti.

Può sembrare un po’ strano ma invece è qualcosa di eccezionale e magico, il giorno dei morti è una festa, è vissuta in modo positivo la morte, che viene sdrammatizzata e resa familiare, non la si teme.

“Il messicano ha familiarità con la morte, ci scherza, la accarezza, ci dorme insieme, la celebra…” (Octavio Paz).

La morte è infatti rappresentata con umorismo e perfino affetto da artigiani ed artisti. Teschi e scheletri vengono costruiti con zucchero, latta, legno, carta, argilla e ossa.

Nel 2003 il Giorno dei Morti celebrato in Messico e Centroamerica è stato dichiarato dall’UNESCO “I Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità”.

Basilica di San Nicola in Carcere
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