Spazio Tadini
Milano
via Jommelli, 24
02 26829749 FAX 02 26829749
WEB
Due mostre
dal 7/10/2014 al 23/10/2014
mar-sab 15.30-19

Segnalato da

GandiniRendina




 
calendario eventi  :: 




7/10/2014

Due mostre

Spazio Tadini, Milano

Gianluca Centurani presenta i plastici dei suoi progetti architettonici, oggetti di design e dipinti. In 'La poesia retroilluminante' di Andre' Che Isse, la luce acquista una simbologia forte collocandosi in uno spazio nuovo.


comunicato stampa

Gianluca Centurani

Inaugura a ottobre, presso lo Spazio Tadini (via Jommelli 24), la prima mostra milanese di Gianluca Centurani. Ingegnere e designer, Centurani raggiunge il pubblico del capoluogo lombardo presentando i plastici dei suoi progetti architettonici, oggetti di design e dipinti su tela (25 pezzi in tutto). Lavori nati da un processo creativo che attraversa sogni, visioni e fantasie.

ISPIRAZIONI ARCHITETTONICHE E SINERGIE CREATIVE
Gianluca Centurani ha fatto del coraggio di osare la sua ispirazione: conscio dei pregi, ma anche dei limiti di tutte le discipline con cui si è cimentato, è stato in grado di unire nei suoi progetti ingegneria e architettura. Proprio nell’architettura si propone di far convergere la rigidità delle formule ingegneristiche, l’estetica del design e il gesto istintivo della pittura. “Quando inizio un progetto lavoro in maniera libera, lasciando fluire idee, suggestioni, e mi consulto con collaboratori e amici. A un certo punto però il progetto mi sembra chiarissimo, come se fosse stato sempre nella mia mente e inizia una fase di grande concentrazione e solitudine”.

INGEGNERE, DESIGNER, PITTORE
Gianluca Centurani si laurea all'Università degli Studi dell'Aquila in Ingegneria Edile (2001) on una tesi in composizione architettonica e poi si trasferisce a Roma, dove inaugura il suo primo studio a cui seguono quelli di Teramo e Alessandria.
Ha collaborato con molti studi di architettura e di ingegneria (tra cui quello di Fuksas, per il Centro Congressi Eur di Roma). La lunga esperienza come progettista di opere pubbliche e private gli ha permesso di sviluppare un metodo organico e una visione globale degli aspetti tecnici, funzionali ed estetici di ogni progetto. Concepisce l’edilizia come integrazione delle parti e dei saperi che intervengono nelle diverse fasi di progettazione: l’ingegneria come disciplina scientifica delle soluzioni ai problemi reali; il design come ambito creativo dipendente dalle logiche di mercato, la pittura come momento di libertà emotiva, l’architettura come arte che racchiude tutte le precedenti.

Tra i suoi lavori architettonici: il complesso parrocchiale di san Paolo di Alessandria, e numerosi restauri di beni ecclesiastici come quello della facciata della chiesa della Beata Vergine Assunta di Valmadonna, e della cattedrale di Alessandria, la boutique The butterfly effect a Roma, la Centrale operativa del 118 e sede dell’elisoccorso di Alessandria. I numerosi progetti internazionali sono visibili su http://www.gianlucacenturani.it/.

Gli oggetti di design s’ispirano alle forme della natura: appendiabiti che ricordano giganti meduse metalliche, portatovaglioli e vassoi a forma di alberi, lampade che sembrano ciuffi d’erba stilizzati. I dipinti sono una serie di tele libere da vincoli formali, unione di ricordi e suggestioni.Dopo anni di ricerca è approdato a uno stile pop, fatto di figure stilizzate, asciutte e potenti (che si ritrovano anche nei suoi oggetti di design).I temi ricorrenti sono le forme della natura che tornano anche nei suoi oggetti di design (alberi, fili d’erba) e nudi maschili. Prevalgono colori accesi: il rosso, il giallo il blu e il rosa.

L’ARTISTA E MILANO
Milano è la città italiana che in questi ultimi anni ha accolto e cresciuto il più alto numero di artisti e aspetta Gianluca Centurani con curiosità. Per l’artista la città sarà un palcoscenico sincero e senza filtri, “Mi confronterò con un pubblico attento e non banale. Le mie esposizioni a Roma e in altre città hanno raccolto reazioni decise e positive, critiche preziose che mi hanno sempre aiutato a crescere, mi aspetto che anche Milano risponda con forza”.

UFFICIO STAMPA GANDINI&RENDINA
Alzaia Naviglio Grande 150, Milano
Tel. +39 02 475684
www.gandini-rendina.com
E-mail: ufficiostampa@gandini-rendina.it

STUDIO GIANLUCA CENTURANI
Via La Spezia 81, Roma
Tel. +39 06 45502612
www.gianlucacenturani.it
E-mail: info@gianlucacenturani.it

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André Che Isse
La poesia retroilluminante

Il pensiero e i muscoli di un danzatore hanno attraversato lo spazio per tramutarsi in oggetto altro, in rappresentazione di quel legame tra corpo e mente capace di accendere o spegnere un’emozione come schiacciando l’interruttore della luce. Il lavoro di Andrè Che Isse è il risultato di due percorsi artistici diversi: danza e pittura. Entrambi convivono in lui e nella tela, dove traspone la sua visione del corpo e rappresenta la condizione umana. “Ho creato una danza di immagini pittoriche – dice Andrè Che Isse – ricercando nella plasticità del corpo e nel disegno geometrico degli arti. Dopo 16 anni di danza ho sentito la necessità di fissare il pensiero sulla tela.

Trovai una tecnica che rappresentasse il tono muscolare del corpo: corda cucita su tessuto intelaiato, che mi permettesse di rivelare la plasticità coreografica nella sua materia, nel suo geometrico perimetro di filo”. Il tessuto e il filo sono elementi importanti nel suo lavoro. Al corpo è data la possibilità di animarsi perché esiste un collegamento tra mente e muscolo, tra materiale e immateriale. Il filo conduttore scelto da Che Isse è una corda che ne disegna la figura, i suoi muscoli e ne rivela, al tempo stesso, la complessità di legami e vincoli a cui il corpo deve sottomettersi. Per compiere questo svelamento Che Isse usa la luce: “La luce posta dietro la tela svela l’anima, manifestando il “labirinto” dell’artefice. Percorsi molteplici di filo in una costruzione geometrica, un’architettura vista in pianta, stanze infinite della mente in complesse connessioni, sinapsi, come punti di fuga in un quadro rinascimentale. Due opere diverse in una stessa tela”. Un intreccio che è una trama, un nuovo ordito sulla tela, che colloca quel corpo nel pieno delle sue possibilità espressive, all’interno di una storia, di un ambiente sottoposto a rigide regole fisiche e matematiche.

Tutto questo si scopre agli occhi dell’osservatore, quando le tele si illuminano. Allora quello che prima si vedeva, ovvero un corpo che aveva trasformato e liberato in un gesto la sua energia psichica, in una visione bidimensionale, piatta, pesante e priva di ombre o chiaroscuri, si trasforma, in altro. Il corpo acquista volume, rilievo, colore, calore, svela i suoi tratti compositivi e i fili che lo reggono, quasi lo imprigionano, evocando uno scenario da teatro per burattini. Come nei pittori classici, nel lavoro di Che Isse, la luce acquista dunque una simbologia forte che entra nel corpo e lo colloca in un nuovo spazio nuovo, vicino al divino, così come facevano i pittori del XV secolo che davano solo ai personaggi vicini a Dio il potere di emanare luce. Ma questa sua vicinanza alla divinità ne evidenzia il suo dualismo tra autore e attore. Emerge così una dialettica: la luce è ciò che scopre la trama, i legami che vincolano il corpo, ma dallo svelamento nasce un nuovo senso dell’essere e di libertà.

I lavori di Che Isse tradiscono questa ricerca di libertà anche quando non sono retro illuminati. Esprimono un desiderio dell’uomo di oltrepassare i limiti imposti dalla fisiologia e dalla “trama” di cui l’artefice rimane misterioso: il divino?Noi stessi?. Lo si evince da alcune pose o movimenti impossibili dei corpi o di parti di esso che Che Isse ha dato ad alcune sue figure. Egli gioca con il vedo non vedo, con il sono e appaio, con il posso e non posso. L’interruttore, strumento dell’osservatore, trasforma lo stesso in Deus ex machina, colui che interviene svelandone la trama e può decidere in maniera decisiva sulla storia o sulla coreografia e quindi sul movimento del danzatore sul palcoscenico. L’osservatore, uomo, può quindi decidere di accendere o spegnere la luce, di guardare dentro o limitarsi a guardare lo specchio, di riconoscersi o conoscersi. Shakespeare nel ‘600 lasciava che Amleto si tormentasse sulla domanda “Essere o non essere?”, ieri come oggi la danza tra i due opposti rimane, ma con la consapevolezza che abbiamo acquisito più strumenti di illuminazione, ma forse noi stessi tarpiamo la nostra libertà ed intensità espressiva scegliendo, all’occorrenza, di restare al buio.

Ufficio stampa Melina Scalise 3664584532 ms@spaziotadini.it

Inaugurazione 8 ottobre ore 18
Perfomance a seguire alle 20.30 concerto Jazz a cura di Melina Scalise

Spazio Tadini
via Jommelli, 24 Milano
mar-sab 15.30-19
ingresso libero

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Luciano Bambusi
dal 19/11/2015 al 18/12/2015

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