Galleria del Carbone
Ferrara
via del Carbone, 18/A
0532 761642 FAX 0532 761642
WEB
Gianni Vallieri
dal 13/12/2004 al 23/12/2004
335 5350902

Segnalato da

Paolo Volta



approfondimenti

Gianni Vallieri



 
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13/12/2004

Gianni Vallieri

Galleria del Carbone, Ferrara

Al di la' del tono. Mostra antologica. Sono esposte opere che coprono pressoche' tutto l'arco della sua produzione: dagli acrilici dei primi anni Sessanta sino ai piu' recenti oli su tela o medium density. I momenti diversi di realizzazione confermano come la pittura di tono resti sempre il centro della sua poetica.


comunicato stampa

Al di la' del tono

Martedì 14 dicembre 2004 alle ore 18 presso la Galleria del Carbone in via del Carbone 18/a collegata s'inauga la personale di Gianni Vallieri collegata al il ciclo di mostre ''incontri di collezionismo''.

La nuova antologica presso la Galleria del Carbone di Ferrara permette di affrontare con una giusta prospettiva la pittura di Gianni Vallieri. Vi sono esposte, infatti, opere che coprono pressoché tutto l’arco della sua produzione: dagli acrilici dei primi anni Sessanta sino ai più recenti oli su tela o medium density. I momenti diversi di realizzazione confermano come la pittura di tono resti sempre il centro della sua poetica. La sua ricerca nasce da una sorta di slittamento della referenza. Di quella referenza che, indagando significante e significato del codice iconico, spinge il linguaggio dell’artista a mettersi in ascolto o, meglio, in quella che Derida nelle Mémoires d’auvegle chiama, riferendola al disegno, aprospettiva dell’atto grafico. È l’aprirsi di un varco originario in cui la mano nella potenza tracciante del tratto spinge avanti, a contatto della superficie, quello che non è ancora visibile, che non appartiene all’ordine dell’oggettività di ''ciò che si dà a vedere''.

Proprio questa prospettiva anticipatrice ho colto in alcuni piccoli acquerelli che Vallieri mi ha mostrato nel suo studio. La punta del pennello traccia sezioni di linee sottili, deposita brevi, equorei sedimenti di una visione, di una sorta di riserva di visibilità che solo all’artista è dato sciogliere compiutamente. Al riguardante appaiono frammenti di ciò che non è ancora visibile e che, soltanto nel confronto con l’opera finita, può acquistare un senso. Sono studi del tutto privati, certamente, nondimeno riescono a far cogliere meglio di molte parole come per il pittore tutta l’esperienza artistica totalmente si giochi non al di qua o al di là dell’opera ma nell’opera stessa, nel suo farsi. La rarefazione della materia di quegli acquerelli presuppone uno stile marcato da un’operatività misurata, da una mancanza d’eccessi, da una lunga decantazione d’ogni eccedenza.

Eppure a guardarli da vicino i quadri di Vallieri hanno una ricchezza materica, una forza tracciante del segno, una proprietà di espressione spaziale che affascinano subito chi li osserva. I pigmenti miscelati all’olio di lino creano una pasta densa, translucida, sontuosa, consistente eppure rarefatta che tiene spazi e figure, che fa sbocciare i fiori e rende visibile la diafana presenza della luce. Il colore soprattutto si attesta su quella intensità particolare che in pittura è detta tono. Vi è alle spalle tutta la consapevolezza di un sapere che affonda le sue radici nei maestri che scoprono/diffondono la pittura ad olio nella nostra tradizione pittorica.

Attraverso i toni il pittore dà forma al colore, costruisce la forma direttamente con il colore senza più bisogno del filtro del disegno. Mette anzi in pratica nelle stesure delle mescole quella sprezzatura del colore che permette di far vibrare le tinte, di imbrigliare la luce. È, ad esempio, la presenza di due alberelli verdi che si muovono su di un altro verde a garantire la variata intensità luminosa dei pigmenti, più delle linee prospettiche o del chiaroscuro, essi riescono a fondere e ad armonizzare le forme con l’atmosfera che tutte le avvolge. L’esperienza, per molti versi inspiegabile della visione, si realizza compiutamente tra lo spettatore e quello che ''si dà a vedere'' in ragione del diverso grado d’intensità del colore all’interno della propria scala cromatica.

Il pittore sceglie l’iterazione del valore tonale per connotare la sua opera. Fonda la sua poetica dunque sulla ridondanza piuttosto che sulla mancanza. E se la mancanza fonda nel senso della perdita il tormento che essa suscita, Vallieri non sembra aver mai perduto la vocazione del mondo. Una doppia referenza, alle cose ed ai toni, resta costante nella sua ricerca, diventa la strada certa su cui trovare il proprio cammino. Anche quando l’astrazione delle forme diventa più forte, una traccia del mondo reale è sempre rinvenibile. Amabilmente l’artista mi ricorda di una sua affabile polemica con Valsecchi ed altri critici dell’informale a proposito delle prime composizioni che restavano, come restano, pur sempre dei paesaggi.

La pittura del nostro artista in tal modo procede sistematicamente da un lato alla liberazione del ''peso'' dell’oggettività naturalistica dall’altro all’affermazione di una percezione più densa e più forte della realtà. Con una mirata circolarità che conduce dai toni ai toni egli riesce ad articolare un linguaggio capace di tener sempre presente questa duplice intenzionalità. In questo slittamento si crea la ricchezza di valore delle presenze dei toni alti o dei toni sordi, specie quando essi si dilatano in emozioni quasi tattili che investono lo spettatore o lo stesso autore, se a distanza d’anni rivede un suo quadro. Il tempo passato è ormai tanto lontano da tenere a distanza il momento della creazione e da fare sentire il quadro non più come cosa propria ma di un altro. È in questo momento, in cui Vallieri diventa critico di Vallieri, che non si danno concessioni di sorta. Eppure se l’opera supera il suo vaglio, è proprio per il piacere che essa propone di una sensazione sempre nuova di scoperta.

Lo spettatore di questa complessa vicenda coglie l’intensità e la fluidezza di un modo di dipingere che ritorna costantemente al punto di partenza: la luce e il colore. Il paesaggio soprattutto partecipa di questa particolare felicità espressiva della tecnica tonale. La diversa gamma dei verdi sollecita rimandi spaziali ben precisi. Richiamano il verde-blu del Nord, delle selve di montagna, della Normandia, del clima atlantico oppure quello verde-giallo del Sud, del nostro meridione, del Mediterraneo. Il contrasto tra chiari e scuri diventa allora conoscenza delle forme vegetali, studio della collocazione spaziale dei luoghi rispetto al corso del sole. Acquista senso il fatto di dialogare con un tratto poco illuminato o meno esposto ai raggi del sole della Val di Rabbi. Le variazioni che questi aspetti fenomenici producono sono rinvenibili nel tono preciso dato alla vegetazione, nell’esatta mestica dei pigmenti, nell’inclinazione fluttuante della luce.

Un’empatia con il mondo ''altro'' della natura che ricolma di fascinazioni ma che richiede a sua volta un’attenta interpretazione. La competenza botanica dell’artista gli consente di leggere i fiori in maniera diretta. Una cultura per i fiori e per la loro bellezza stimola continuamente Vallieri a questo tema. Sono il più delle volte fiori non recisi, colti nel microclima del loro ambiente. Le larghe pennellate costituiscono un suo moderno modo di erborizzare. Il giorno in cui si deciderà ad organizzare una mostra interamente dedicata ai fiori, sarà una splendida fioritura. È un amore il suo per tutto ciò che è ''natura'' che provoca un sincero entusiasmo. Le lunghe frequentazioni di parchi e giardini, specie durante i suoi soggiorni parigini, le escursioni in montagna, le ricerche continue intorno ai toni sulle orme di quel maestro riconosciuto che è stato Cézanne, richiamano nelle sue opere un patrimonio mnestico, un sapere pittorico, una referenza naturale e culturale insieme, capaci di fondersi, di trovare un senso, di cogliere l’aura dei luoghi e degli elementi naturali o architettonici che quei luoghi abitano, di spingersi alla fine con i valori tonali oltre il dominio così amorevolmente e lungamente indagato dei toni.
Gianni Cerioli

presentazione in catalogo di Gianni Cerioli

Note biografiche
Si è diplomato alla Scuola d ‘Arte Dosso Dossi di Ferrara. e successivamente all’Istituto Statale d Arte di Urbino: ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal I95l al 1954 si è trasferito a Parigi Frequentando l’Ecole Nationale Superieur des Beaux Arts. E’ stato titolare della Cattedra di Figura all’Istituto d’Arte Dosso Dossi di Ferrara da l958 al 1985. Dal l95l ad oggi la sua attività espositiva è ininterrotta.

E’ regolarmente presente nella sua città, Verona Livorno, Repubblica di San Marino (Biennale - 1960), Saint Etienne, (Musée d'Art et lndustrie l96l), Parigi (Gallérie Regine Lussan 1987 1989), Migliarino, Argenteuil, Noisy le Grand, Bologna (Fiera dell'Arte ''Bologna'' Galleria Accademia Cattani 1990-1993-1994), Portomaggiore, Ferrara (Palazzo dei Diamamanti Centro Attività Visive – 1969-1974-1981-1982), Cortina d Ampezzo, Trento, Urbino (Casa natale di Raffaello l974), Milano (B'iblioteca Comunale di Pal.zzo Soriani-1974), Biarritz, Pomigliano d’Arco- Swansea, Como, Belgrado (Museo Municipale d’Arte Moderna - 1981), Varese, Grado, Sirmione, Gorizia, Trieste (Galleria Rettori Tribbio 2000), Parigi (Galerie d’Art Mouvances,1995-2000). Nel 1979 la rivista 'Home' gli ha dedicato un servizio a cura di Giorgio Albani.

Nel 1979 presso la Cassa di Risparmio di Ferrara gli è stato conferito il premio ''Senatore Niccolini''. Nel 1993 il Comune di Voghiera (Fe) gli conferisce la cittadinanza onoraria. Nel gennaio 1992 con il patrocinio dell'Alliance Francaise al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara, è stata presentata da Franco Farina e Regine Lussan la monografia Gianni Vallieri edita da Mauro Tosi , Ferrara. Nel 1997 al Padiglione di Arte Contemporanea, Palazzo Massari (Ferrrara) Mostra Antologica. Nella primavera del 1998 insieme alla pittrice Guidi si reca in Borgogna ad eseguire paesaggi dal vero su invito della Galleria R. Lusan di Parigi. Nel 1999 allievi del Liceo Artistico di Regensburg, guidati dal Prof. Siegfried Jordan. vengoro a Ferrara per una lezione sulle opere di Vallieri esposte nel Chiostro del Convento di San Giorgio. E’ presente ad ''Immagina'' di Reggio e Parma 1999-2000, Galleria ''Tribbio 2'' di Trieste, ''Opere recenti'' mostra personale alla Galleria ''del Carbone'' 2000 (Ferrara). Il 12 aprile 2001 la Camera di Commercio di Ferrara gli assegna il riconoscimento alla Carriera ''Lionello d’Este''. Nel 2001 l’Istituto Italiano di Cultura in Germania ha organizzato una mostri personali a Wolburg e Amburgo. Nell’ottobre 2001 mostra personale presso Centro Frau (Ferrara). Nel 2002 è presente a Regensburg (Germania) e a Grado (Grand’Hotel Imperial). E’ invitato ad Odessa (Ucraina) al Simposio Oriente e Occidente in occasione del 150° anniversario della Scuola di Pittura.

Da alcuni anni le opere di Vallieri figurano in permanenza all Phyllips Lucas Gallery di New York, al Museo d’Arte Occidentale di Kioto e alla Galérie Lussan e D’Art Mouvances di Parigi.

ORARIO: dal lunedì al venerdì ore 17.00-20.00

sabato e festivi 10.30-12.30 17.00-20.00
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prossimi incontri

Le incisioni di Carolina Marisa Occari saranno in mostra dal 26 dicembre al 2 gennaio 2005. Il segno e la leggerezza del [...mondo dell'anima che essi inverano coperti come sono da un lieve 'pulviscolo sottile'...] come scritto per Marisa Occari da Carlo Bassi per il numero speciale del 2003 ''Ferraresi nel mondo'' della rivita ''la pianura''.

Ed infine il 6 di gennaio 2005 Franco Patruno e Gianni Cestari realizzeranno al Carbone un’opera di grande formato che resterà in parete fino al 23 gennaio 2005. Sarà una sorta di performance legata al linguaggio pittorico, del segno e della parola, mezzi espressivi ed argomenti da sempre indagati dai due artisti, ma che in questa occasione verranno accostati, intrecciati e condivisi.

Galleria ''del Carbone''
Via del Carbone, 18/A - Ferrara

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