Galleria d'Arte Moderna Palazzo Forti
Verona
vicolo Volto due Mori, 4 (Corso Sant'Anastasia)
045 8001903 FAX 045 8003524
WEB
Due mostre
dal 10/3/2005 al 12/6/2005
045 8001903 FAX 045 8003524
WEB
Segnalato da

Palazzo Forti




 
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10/3/2005

Due mostre

Galleria d'Arte Moderna Palazzo Forti, Verona

Giorgio Olivieri presenta 80 opere in un profilo antologico che si apre con i 'quadri-oggetto' dei primi anni '70 per giungere ai dipinti piu' recenti. Giuseppe Rivadossi e' in mostra con le opere piu' significative della sua produzione: dalle terracotte ai bronzi, al design.


comunicato stampa

GIORGIO OLIVIERI. SULL'ORLO DELLA LUCE

La mostra, a cura di Giorgio Cortenova, presenta circa ottanta opere di pittura e scultura lungo
un percorso antologico che dai primi anni settanta giunge sino ad oggi.
Olivieri è uno tra i più significativi esponenti della Pittura Analitica: egli compie un’analisi linguistica sulla pittura, sulle sue coordinate strutturali, sui suoi segni, sui suoi materiali (il colore, i pennelli, la tela, il supporto, la luce). E' un ritorno ad una prassi minima ed elementare del dipingere. A connotare la poetica di Olivieri sta proprio il valore di relazione che scaturisce dai diversi elementi tra loro accostati, che disegnano di volta in volta un magico equilibrio: la superficie monocroma satura di colore, la struttura sagomata del telaio, le pennellate ai margini dell’opera, gli interventi con gli spaghi, ecc.

Giorgio Olivieri nasce a Verona nel 1937. Inizia la sua attività espositiva alla fine degli anni Cinquanta.
Nel giro di alcuni anni si fa interprete di quel clima di azzeramento aniconico che segue l'onda calda dell'azione informale e che privilegia la pittura come procedimento analitico, indagine intorno alla sua sintassi, alle sue specificità.

Nei primi anni ‘70 realizza una serie di quadri-oggetto, geometrici, strutture nitide hard-edge, dove la superficie monocroma à plat è interrotta da strisce dipinte, spaghi o dai profili dei diversi telai sagomati e giustapposti.
Superata la metà del decennio, bande multicolori prendono ad animare i fondi monocromi e purissimi dei dipinti, ponendosi ai loro margini, sui risvolti fissati al telaio di legno; esse sottolineano il vuoto che si apre al centro dell'opera e rimandano - proprio in virtù della loro natura periferica - oltre la superficie.

Bastoncini di colore fanno il loro ingresso nelle superfici acriliche dei primi anni ‘80, sempre a connotare i bordi del campo, aste geometriche che intorno all’ 84-'85 si dispongono dentro o intorno a stesure cromatiche liquide, immagini trascoloranti in distese di azzurri, verdi, rossi e viola.
Il colore - un'onda fluida, trasparente e leggera - si libera rompendo gli argini del rigore, eludendo ogni configurazione rigidamente formale, coinvolgendo anzi le bande colorate nell' eccitata epifania della pittura.

Tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 Olivieri dedica alcune opere agli elementi primari della natura (terra, acqua, aria, fuoco), immagini vaporose, allusive, gravide di luce, memori delle nebbie di Turner e dell'ultimo Monet. I dipinti di questa stagione esibiscono matasse di colore sontuose, filamentose, arroventate e dinamiche, solo in parte sorvegliate dai contorni lineari e geometrici che le delimitano.

Tra il 1996 e il 1997 Olivieri si dedica ad una singolare sperimentazione sugli oggetti dimessi del quotidiano (estintori, telefoni, biciclette) con intenzioni lontanissime dalla provocazione dadaista, attivando semmai un procedimento di riduzione ‘catartica’ della tridimensionalità aggressiva delle cose alle ragioni della superficie. In questi stessi anni crea una serie di opere pittoriche caratterizzate da spessori materici (impasti acrilici, sabbie, spaghi su tela e cartone); immagini frammentate, stratificate, cromie autunnali e terrose evocano memorie e suggestioni lontane.

I dipinti più recenti – monocromi raffinatissimi dove il colore è insieme compatto e lieve, capace di restituire velature e trasparenze – recuperano il motivo degli spaghi, qui vere e proprie corde impreziosite da nappe che si dispongono lungo il perimetro della tela o che attraversano la superficie dell’opera.

La mostra, a cura di Giorgio Cortenova, è corredata da un catalogo, edito da Marsilio, che contiene le riproduzioni di tutte le opere in mostra, i contributi critici di Claudio Cerritelli, Giorgio Cortenova, Roberto Lambarelli, Claudio Spadoni ed una biografia storico-critica di Angela Tagliaferro.


GIUSEPPE RIVADOSSI. IL CUSTODE DEL TEMPO

La Galleria d’Arte Moderna presenta un’antologica dell’artista bresciano Giuseppe Rivadossi che raccoglie circa 80 lavori, tra sculture e opere di design, dagli anni ’60 ad a oggi.
L’esposizione, a cura di Giorgio Cortenova, documenta, per la prima volta, l’intera produzione di Giuseppe Rivadossi secondo un itinerario cronologico.
Giovanissimo, poco più che ventenne, l’artista esordisce nelle discipline plastiche con opere che rivelano già una piena consapevolezza della forma. Risalgono agli anni 1958-60 alcune teste e figure in bronzo, terracotta e gesso che esprimono quello “sguardo” alla vita che sarà sempre tratto peculiare nella sua ricerca.

Giuseppe Rivadossi nasce nel 1935 a Nave (Brescia) dove vive.

Negli anni ’70 inizia la sua attività espositiva in Italia e all’estero, seguita con interesse da autorevoli critici ed artisti tra i quali Rossana Bossaglia, Marco Vallora, Roberto Tassi, Giovanni Testori, Vittorio Sgarbi.
Rivadossi interpreta lo spazio dell’habitat come spazio della comunicazione per eccellenza. Nascono così il Grande contenitore trasparente, la Credenza in rovere, il Blocco Galla e le Arche dove affiora l’idea di una forma chiusa, forte e protettiva, ma animata da percorsi comunicanti, cavità e aperture.
Negli anni ’70 mette a punto una serie di strutture come grandi archetipi che definisce Custodie.
Nel disegno per la Custodia Trasparente del 1972 l’artista inscrive la forma dell’albero; nel tondo di un’altra custodia sono perfettamente accolte le proporzioni del corpo femminile, come nel celebre disegno di Leonardo. A questa serie appartengono creazioni in legno dalla solenne invadenza fisica quali gli Igloo, la Grande immagine chiusa, i Capanni, l’Alba, la Terra, La mia Casa, le Città Rifugio, le Custodie di primavera e altre custodie progettate tra il 1968 e il 1975.
In quegli anni anche la figura femminile viene considerata da Rivadossi un importante archetipo della vita. Nascono così i nudi bronzei di Paola, Sara, Giuseppina e alcune sculture in cirmolo come La Vestizione e la Figura su Stele.
Da una esigenza di leggerezza hanno origine i Grandi Archi e le Custodie trasparenti.

Dal 1980 al 1985 Rivadossi dedica maggiore attenzione alle proporzioni e alla funzionalità delle strutture senza per questo venir meno alla sua visione poetica. Tendenza che appare rispecchiata nella Madietta della siepe in olivo, inedita immagine dal taglio a prisma e dal frontale geometrico sfaccettato, e nella Credenza del Transetto.

Negli anni ’90 la Madia del pane segna l’avvio di un nuovo filone poetico legato a una grande linearità e a un piacere tattile nella definizione delle superfici come nei Dolmen e i Menhir dove la tecnica a scavo evoca l’idea della grotta o della casa rupestre.

Negli ultimi anni con la Madia Athos, la Custodia Petra, la Custodia Aurina , riconducibili all’immagine della vela, la sua ricerca si sviluppa nella direzione di una maggiore sintesi e leggerezza formale .
Vengono messe a punto pure le grandi Mater Amabilis e Mater Festosa realizzate in terracotta e pietra che si presentano frontalmente come archetipi di grande suggestività. Le Mater Amabilis in bronzo brunito invece sono inscritte in blocchi dove l’immagine è definita da solchi profondi, pieni d’ombra e da masse di materia (luce) che si sviluppano tutte sullo stesso piano leggermente convesso.

La mostra, a cura di Giorgio Cortenova, è corredata da un catalogo, edito da Marsilio, che contiene le riproduzioni di tutte le opere in mostra e i contributi critici di Mario Botta, Mauro Corradini, Giorgio Cortenova, Domenico Montalto e Patrizia Nuzzo.

conferenza stampa: 11 marzo 2005, ore 11.30
pullman da Milano (partenza da Piazza Castello, ore 8.45)

inaugurazione al pubblico: 11 marzo 2005, ore 18.00
apertura al pubblico: 12 marzo – 12 giugno 2005
orari: 10.00 – 18.00 (chiusura biglietteria ore 17.00) - lunedì chiuso

Per informazioni:
tel. 045.8001903 – fax 045.8003524
www.palazzoforti.it

Uffici Stampa:
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