Museo d'Arte Contemporanea Roma - MACRO
Roma
via Nizza, 138
06 671070400 FAX 06 8554090
WEB
Leandro Erlich e Gianni Dessi'
dal 2/2/2006 al 6/5/2006
martedi' - domenica 9 - 19; festivita' 9 - 14; (lunedi' chiuso)

Segnalato da

Laura Larcan




 
calendario eventi  :: 




2/2/2006

Leandro Erlich e Gianni Dessi'

Museo d'Arte Contemporanea Roma - MACRO, Roma

Leadro Erlich presenta l'installazione "Doors", che consiste in una sequenza di 4 stanze separate ciascuna da una porta, e "The Staircase", in cui rovescia la percezione del visitatore riportando una tromba delle scale attraverso una successione di piani frontali. Gianni Dessi' propone alcuni lavori "site specific" accanto a una selezione di opere storiche, in cui crea contrasti violenti e gioca sull’ambiguita' di luce e ombra, ruvidezza e morbidezza.


comunicato stampa

Due mostre

Leandro Erlich (Sale Macro) a cura di Irma Arestizabal

L' argentino Leandro Erlich, nato a Buenos Aires nel 1973, ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti ed attualmente risiede a Parigi. Manipolare lo spazio, giocare con la percezione, questi gli elementi qualificanti della poetica dell’artista, che per la prima volta debutta nel panorama italiano con una personale al Macro. Partendo dal presupposto che la realta' va capita come fosse un’apparenza, Erlich lavora sul concetto di spaesamento, allestisce immagini che innescano nell'osservatore sensazioni principalmente illusorie.

Al fine di risignificare e riordinare gli elementi della realta', il suo lavoro s’ incentra sul generare spazi e costruire oggetti che s'iscrivono all' interno di una dimensione temporale che va ben oltre l'istantaneita' per arrivare alla narrazione. Per ottenere questo risultato, Erlich utilizza materiali e strumenti diversi, che spaziano dalla fotografia al video e l’installazione. Nelle sue creazioni spesso cio' che vediamo si confonde con l’apparenza, e con stupore lo spettatore, posto di fronte a un gioco di illusioni e rovesciamenti, vede trasformata la propria presenza in un divertente effetto ottico. Le opere di Erlich costruite con dovizia di particolari, attraverso la loro straordinaria semplicita' costituiscono l’occasione per osservare da vicino l’altra faccia della percezione, per cogliere le molteplici componenti della realta' psicologica.

Le sue installazioni mostrano come gli spazi comuni possono essere adibiti a luoghi di percezione e trasformati in spazi finti ed illusori come l’ascensore che non sale ne' scende o come in “The Swimming pool" (1999) dove le persone, nel fondo di una piscina piena d’acqua, possono parlare e leggere il giornale.

Al Macro Erlich propone la presenza del consueto nella diversita' con l'installazione "Doors" (2004) che consiste in una sequenza di 4 stanze separate ciascuna da una porta. Il gioco consiste nel vedere una luce al di sotto della porta, dando la netta sensazione che l'ambiente, aldila' della porta, sia illuminato. Con stupore lo spettatore aprendo la porta si ritrova di fronte al nulla, in una stanza buia, il pubblico viene ingannato nel credere di passare da una stanza buia a una illuminata.

Anche in "The Staircase" presentato al Macro (2005), Erlich rovescia la nostra percezione riportando una tromba delle scale attraverso una successione di piani frontale e non verticale. Cogliendo di sorpresa lo spettatore, l’artista cambia drasticamente la prospettiva usando un elemento ordinario come scenario per il sovvertimento psicologico degli spazi quotidiani. Un’ altra sala ospitera' poi, il modellino maquette di Batiment presentata per la Nuit Blanche a Parigi nel 2004, dove la massa dei passanti veniva proiettata, tramite sofisticati meccanismi di specchi, sulla facciata di un palazzo in miniatura, insieme a due fotografie che documentano l'originaria, monumentale installazione. Infine, “The Mirror" 2005 presentata per la prima volta al Macro, dove l’ambiente domestico del bagno si riduce frammento dove si scorge lo specchio con la mensola che sorregge un bicchiere contenente uno spazzolino da denti.

Secondo il modus operandi di Erlich, lo specchio, con precisione scientifica, riflette solo una porzione di realta' e non lo spettatore di fronte all'opera. Come se fossimo immersi in un film Roman Polanski o di David Lynch, vediamo cosi', capovolte le prospettive, la presenza dell’inesistente; e' cosi' che Erlich altera lo spazio e la percezione rinnovando la nostra capacita' d'immaginare la realta' e dispiegando nuove categorie per abitare il mondo.

Ipse dixit: Leandro Erlich
“C’e' nelle mie opere, senza dubbio, l’aspirazione a legare due esperienze. La prima, di carattere fisico, e' vincolata alla costruzione di spazi quotidiani che appartengono alla memoria collettiva dello spettatore; la seconda, di carattere metafisico o letterario, costituisce un piano di lettura in cui elementi simbolici e metaforici si articolano nell’esperienza. Questi due piani coesistono sempre nel momento della preparazione di un progetto. Doors ne e' un chiaro esempio. In questa installazione il visitatore viene ingannato, in un primo momento, dal fatto di credere di passare da una stanza buia a una illuminata. E’ tuttavia in questo transito che si svela l’inganno -la seconda stanza e' buia come la prima- e, quindi, c’e' la possibilita' di scoprire eventualmente qualcosa di nuovo. Ci sono persone che negano il passato, che e' gia' stato, e anche il futuro, che ancora non c’e'. Il tempo e' di fatto intangibile nell’istante ma, tuttavia, li' c’e'".

“Credo che non si tratti di rintracciare nelle mie opere uno specifico rimando al genere “giallo", quanto piuttosto di cogliere un piu' generale e forte senso cinematografico. Questo accade, credo, per il carattere scenografico che molte delle mie opere possiedono e per la mia intenzione di generare un’esperienza narrativa. Un’esperienza che deve essere vissuta e interpretata da tutti coloro che per l’opera transitano. In relazione ai riferimenti specifici con il cinema, accanto a Hitchcock ci sono tanti altri registi che hanno fatto uso della quotidianita' come scenario per realizzare la finzione ottenuta attraverso il sovvertimento psicologico degli spazi quotidiani. Mi viene da pensare, tra gli altri, ai primi films di Roman Polanski o anche alle opere cinematografiche di David Lynch".

Gianni Dessi' nasce a Roma nel 1955, dove vive e lavora. La sua formazione legata al teatro d’avanguardia e all’uso di combinare linguaggi espressivi diversi hanno conferito al suo lavoro un carattere del tutto originale. Esponente insieme a Piero Pizzi Cannella, Bruno Ceccobelli, Domenico Bianchi, Marco Tirelli di quella che e' stata definita la Nuova Scuola Romana, gruppo non omogeneo ma accomunato, oltre che dalla localizzazione degli studi presso l’ex pastificio Cerere della zona San Lorenzo di Roma, dal rapporto con la tradizione pittorica e scultorea a cui attingono in chiave contemporanea. Nel lavoro di Dessi' si concentrano materiali, simboli ed idee complesse. Crea contrasti violenti quando associa ferro, carta, olio, cera ma al contempo giocati sull’ambiguita' di luce e ombra, ruvidezza e morbidezza. Utilizza la gamma dei colori in chiave sintetica e li accende di bagliori; sono gialli accecanti, rossi fuoco, blu decisi ma anche grigi e neri acuti che assumono un ruolo simbolico nel conservare una relazione unitaria tra la storia, la natura e il linguaggio dell’arte.

Con questa mostra il Macro prosegue nella sua politica di valorizzazione e promozione dell'arte contemporanea romana, presentando (dopo Domenico Bianchi, 2003 e Nunzio, 2005) uno dei protagonisti della cosiddetta "Nuova Scuola Romana di San Lorenzo". Gia' presente in numerosi musei italiani il lavoro di Dessi' rappresenta un significativo esempio di arte astratta contemporanea. Per il Macro l'artista realizzera' alcuni lavori "site specific" accanto ad un'accurata selezione di lavori storici.

Per l’occasione, sara' pubblicato un catalogo bilingue, edito da Electa, con testo critico di Danilo Eccher e Mario Codognato.

Prosegue fino al 7 maggio la mostra di Erwin Wurm che ha inaugurato un nuovo ciclo espositivo site specific nella Galleria Vetrata. Nella grande hall d’ingresso del museo sono visibili alcune sue portentose e monumentali opere come “Truck" (2005), un’installazione inedita appositamente realizzata per il MACRO, “Fat House" (2003), una vera e propria casa “cicciona" (5 x 10 x 7 m) che trascina il visitatore in una dimensione suggestiva, dove all’interno si potra' assistere al nuovo video “Am I a House", (2005), non altro che la voce stessa della Casa. Infine, “Love My Time, I Don’t Like My Time", video installazione che ha come protagoniste le macchine e la loro surreale conversazione.

Preview e presentazione per la stampa delle mostre
Giovedi' 2 febbraio 2006, ore 12.00
Apertura al pubblico e inaugurazione venerdi' 3 febbraio 2006, ore 18.30

Saranno presenti l'Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma Gianni Borgna, il Direttore del MACRO Danilo Eccher, e gli artisti

Macro
Via Reggio Emilia 54 - Roma
Orari: da martedi' a domenica 9.00 - 19.00; festivita' 9.00 - 14.00; (lunedi' chiuso)
Ingresso: 1 Euro (iniziativa valida fino al 30 settembre 2006); gratuito sotto i 18 e oltre i 65 ann

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