Museo di Roma Palazzo Braschi
Roma
piazza San Pantaleo, 10 (piazza Navona)
06 0608, 06 82077304 FAX 06 67108303
WEB
Ippolito Caffi
dal 14/2/2006 al 1/5/2006
martedi' - domenica 9-19. Lunedi' e 1 maggio chiuso (la biglietteria chiude alle 18)
06 82059127, 06 82077304
WEB
Segnalato da

Patrizia Bracci - Zetema



approfondimenti

Ippolito Caffi



 
calendario eventi  :: 




14/2/2006

Ippolito Caffi

Museo di Roma Palazzo Braschi, Roma

Antologica dell'artista e personaggio romantico (1809 -1866) che riunisce oltre 180 opere tra le quali quadri, disegni, acquarelli, i suoi album e taccuini: schizzi appuntati durante i tanti viaggi o nel corso delle operazioni belliche a cui partecipo', cronache e testimonianze d'epoca che mettono in luce anche il suo interesse per la varia umanita' incontrata.


comunicato stampa

Oltre 180 opere che, dopo l’esposizione di Belluno, approdano al Museo di Roma Palazzo Braschi

Le dolomiti bellunesi nel cuore, la luce di Canaletto nel DNA, i colori del Mediterraneo negli occhi, la curiosita' e la ricerca del “vero" - proprie del positivista - la passione del patriota, la forza di un eroe.

Ippolito Caffi (1809 -1866) artista e personaggio romantico di grande fascino: tra i maggiori e piu' originali vedutisti dell’Ottocento italiano, assume nella sua arte una dimensione e un respiro europei che lo avvicinano a Corot e, in qualche modo - per le “differenti ma pur contigue attitudini visionarie" - al contemporaneo Turner, suscitando, nella sua breve ma intensa vita, consensi ed ammirazione.

Ma Caffi, oltre ad essere tra i piu' acclamati artisti del tempo, fu anche una personalita' forte ed inquieta, uno spirito avventuroso, viaggiatore instancabile e patriota convinto con la sua adesione ai moti del 1848-49, la persecuzione austriaca, la partecipazione alla terza Guerra d’Indipendenza fino alla prematura morte nel corso della battaglia di Lissa, a soli 57 anni, imbarcato nell’ammiraglia Re d’Italia.

Al pittore bellunese viene dedicata - prima a Belluno a Palazzo Crepadona (dal 1 ottobre 2005 al 22 gennaio 2006) e ora a Roma al Museo di Roma Palazzo Braschi dal 15 febbraio al 2 maggio 2006 - la prima grande mostra antologica, che riunisce oltre un centinaio di vedute, tra le quali numerosi inediti, un nucleo importante di opere grafiche -disegni e bellissimi acquarelli - e i suoi album e taccuini: preziosi schizzi appuntati durante i tanti viaggi o nel corso delle operazioni belliche di cui fu spettatore e protagonista, cronache e testimonianze d’epoca di grande efficacia, che consentono di mettere in luce anche l’abilita' di Caffi nelle resa delle figure e il suo interesse per la varia umanita' incontrata: popolani, soldati, religiosi, donne con costumi tradizionali.

Un evento dunque lungamente atteso, promosso dalla Provincia di Belluno in collaborazione con il Comune di Belluno e dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali che mira ad offrire una panoramica esaustiva del catalogo pittorico e grafico di Caffi, evidenziando soprattutto le tematiche e i soggetti privilegiati dal grande artista.

L’esigenza continua di documentare la realta' in tutte le sfaccettature percepibili aveva fatto di Caffi, infatti, una singolare figura di artista-reporter, un testimone eccezionalmente sensibile di ogni evento atmosferico, di ogni fatto di cronaca, di situazioni urbane illuminate da affocati tramonti o inghiottite da nebbie pannose.
Un anelito, tutto positivistico, che lo spingeva a fissare sulla tela quello che i propri occhi riuscivano a vedere, a documentarsi sugli spettacoli della natura piu' inusitati, a partecipare direttamente ad eventi eccezionali: capace come nessuno di rendere in pittura il fenomeno dell’eclissi di sole, ardito al punto di voler provare il volo in pallone aerostatico per documentare un nuovo punto di vista del mondo, instancabile viaggiatore tanto da spingersi in un pionieristico viaggio in Oriente immortalato attraverso le sue pitture, osservatore puntiglioso e coraggioso (curioso sperimentatore della realta') fino a perdere la vita per documentare direttamente una battaglia cruciale.

Definito retoricamente, per la sua abilita' prospettica, l’ultimo erede di Canaletto, Caffi seppe in realta' superare la tradizione canalettina, arricchendola con un profondo senso di ampiezza atmosferica e con un ricercato studio sugli effetti di luce, “traghettando il paesaggismo - come scrive Giandomenico Romanelli - verso una nuova stagione, verso la macchia, verso la densita' dei colori aggrumati, bianchi squillanti e rossi aranciati di tramonti di fuoco e il mauve delicato di albe primaverili".

E’ una luce “emotiva" quella che inventa Caffi e che rende i suoi quadri tanto poetici, affascinanti ed amati.
Dal primo quadro premiato all’Accademia di Venezia per la Scuola di prospettiva nel 1830, quando aveva ventuno anni, agli ultimi disegni compiuti sulla nave con la quale incontra la morte nel 1866, a cinquantasette anni, egli e' un “costante osservatore della natura con un’apertura poetica tutta propria".

I luoghi del suo girovagare sono anche i luoghi che lui immortala nei suoi dipinti: l’amata Belluno e Venezia, Roma - altra citta' in cui piu' volte tornera' per lunghi soggiorni - Napoli, dove si soffermo' soprattutto a Pompei ed Ercolano, la Sicilia, le mete del suo viaggio in Medio Oriente (Atene, Costantinopoli, la Siria, l’Egitto, Malta) e quelle del suo esilio una volta caduta la Repubblica di Venezia (1849): Genova, Nizza, Torino, Parigi, ecc.
Citta' che non vengono piu' viste nella solarita' abbagliante delle luci zenitali del Canaletto ma sempre co'lte dal pittore veneto in una particolare fenomenologia atmosferica o in una esplosione di feste e colori: pensiamo per esempio alle sue famosissime vedute notturne - tra cui quelle fortunate e ripetute piu' volte del carnevale a Roma e dei moccoletti - ai bagliori dei fuochi d’artificio, alle inusuali vedute innevate di Venezia.

“Un veneziano - scrive del contemporaneo Caffi il francese The'ophile Gautier, poeta, critico teatrale e narratore - dopo Canaletto, dopo Bonington, dopo Joyant, dopo Wildt, dopo Ziem, ha trovato il mezzo di dipingere Venezia sotto un nuovo aspetto. La sua veduta del Canal Grande e di Santa Maria della salute in inverno, con un lenzuolo di neve sulle cupole e sui palazzi, e' un’autentica novita'.

Ed e' proprio procedendo per luoghi - Venezia, Roma e il Mediterraneo - e accostando vedute dello stesso sito da prospettive differenti o nelle diverse declinazioni atmosferiche - a dare conto della sensibilita' caffiana - che si dipana la mostra, curata da un nutrito comitato scientifico, presieduto da Giandomenico Romanelli, di cui fanno parte alcuni dei principali studiosi dell’artista: Renato Barilli, Massimo De Grassi, Elena Di Majo, Federica Pirani, Annalisa Scarpa, Flavia Scotton, Maria Elisa Tittoni, Simonetta Tozzi.

Una mostra - organizzata da Villaggio Globale International, con la collaborazione di Ze'tema Progetto Cultura ed accompagnata da catalogo Skira curato da Annalisa Scarpa - che offrira' dunque ai visitatori alcuni tra i piu' notevoli esempi della produzione di Caffi, dando modo di ammirare opere mai esposte prima d’ora o addirittura inedite (di grande fascino alcune vedute provenienti da Londra), prestate da musei italiani ed esteri ma anche da collezionisti privati, che hanno acquisito negli anni alcuni dei principali capolavori dell’artista.

IPPOLITO CAFFI
(BELLUNO 1809 - BATTAGLIA DI LISSA 1866)
Ebbe i primi insegnamenti di pittura da due artisti bellunesi, Antonio Federici e Antonio Tessari, per passare poi sotto la guida di un cugino, Pietro Paoletti, collaboratore a Padova di Giovanni Demin.

A diciotto anni Caffi pote' iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, che frequento' fino al 1829 seguendo i corsi di figura e di nudo e le lezioni di prospettiva, discipline che non lo coinvolsero quanto aveva sperato e suscitarono anzi in lui il desiderio di recarsi a Roma in cerca di nuovi orizzonti artistici. L’esperienza romana fu decisiva per Caffi che comprese la sua vera inclinazione per la pittura di paesaggio e si dedico' con passione a ritrarre dal vero campagne e scorci di Roma.

Nel 1835 pubblico' una sorta di manuale Lezioni di prospettiva pratica ove approfondi' il rapporto tra prospettiva e veduta di paesaggio, ma crebbe in lui dall’altro canto il fascino per l’aspetto piu' vissuto degli scorci cittadini, ritratti spesso durante la vivacita' spettacolare di feste e cerimonie pubbliche. Alla fine degli anni trenta e per oltre un decennio, Caffi viaggio' molto: presente a piu' riprese a Venezia, trascorse due mesi a Napoli, dedicati per lo piu' a Pompei ed Ercolano; da qui salpo' per la Grecia, compiendo un lungo soggiorno in Medio Oriente tra il 1843 e il 1844, che lo porto' a visitare Atene, la Turchia, la Palestina e l’Egitto. Caffi ebbe cosi' modo di assimilare in diretta i toni e le atmosfere esotiche che gia' stavano creando una forte tendenza di gusto nella pittura italiana del tempo e che riecheggiano nelle varie decorazioni di ville venete da lui compiute tra il 1845 e il 1858. L’artista, infatti, pur dipingendo sempre ad olio, si cimento' con successo anche nell’affresco, come pure nell’acquerello e nella litografia.

Nel 1848 inizia la fase piu' movimentata e sofferta della sua vita di fervente patriota, che non lo vide mai interrompere l’attivita', poiche' il ogni luogo cui approdo' anche per breve tempo trasse un ricordo pittorico.
Arruolatosi volontario contro l’Austria e fatto prigioniero, evase rientrando a Venezia, ove resto' fino alla caduta della Repubblica nel 1849, quindi costretto all’esilio, si trasferi' a Genova, iniziando una lunga peregrinazione che dalla Svizzera lo condusse a Torino (1850), a Londra, in Spagna e a Parigi, stabilendosi poi per tre anni a Roma dal 1855 e a Venezia dal 1858.

Si arruolo' infine nella Terza Guerra di Indipendenza ove perse la vita nel luglio del 1866 a Lissa durante l’affondamento del “Re d’Italia", la nave su cui si era imbarcato per documentare dal vivo le operazioni belliche.

Immagine: La Piazzetta, Venezia notturno. Olio su tela 35,5x52 cm Roma, Collezione Zacconi

Ufficio Stampa Ze'tema Progetto Cultura
Patrizia Bracci Tel. 06 82077337 p.bracci@zetema.it

Museo di Roma Palazzo Braschi
via di San Pantaleo (Piazza Navona) - 00186 Roma

Orario:
da martedi' a domenica dalle 9.00 alle 19.00. Lunedi' chiuso
1 maggio chiuso (chiusura biglietteria alle ore 18.00)

Biglietti
Intero € 8,00 Ridotto e gruppi € 4,50 gratuito per i cittadini U.E. minori di 18 anni e maggiori di 65 Il costo del biglietto include anche la visita del Museo.

Informazioni e prenotazioni
Tel. 06/82059127 (tutti i giorni 09.00-19.30) http://www.museodiroma.comune.roma.it
Biglietteria Tel. 06/67108346

Servizi in museo
Accesso e servizio per disabili, guardaroba gratuito, bookshop, audioguide in italiano e in inglese, sala di consultazione multimediale.
Visite Guidate e Laboratori
Per le scuole: gratuite su prenotazione
Per gruppi di max 25 persone: € 75,00 Costo prenotazione: € 15,00
Prenotazioni e ulteriori informazioni al numero 06/82059127

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