Villa di Poggio Reale
Rufina (FI)
via Rufina

I cantieri del silenzio
dal 11/3/2006 al 30/3/2006
Giovedi' - domenica, ore 10-13 e 14-19
333 3978376, 055 8398781
WEB
Segnalato da

Associazione Culturale Silere



 
calendario eventi  :: 




11/3/2006

I cantieri del silenzio

Villa di Poggio Reale, Rufina (FI)

Alessandro Innocenti, Massimo Innocenti, Mauro Manetti, Vittorio Cavallini, Silvia Cardini, Laura Facchini, Claudio Parrini, Gianluca Sgherri espongono i loro lavori: riaprono orizzonti dimenticati, riportano l'arte a tracciare quelle linee essenziali e semplici, lasciando intravedere il senso vero dell'osservazione.


comunicato stampa

Il Comune di Rufina e l'Associazione Culturale Silere, dopo il successo dello scorso settembre, propongono un nuovo evento:
la mostra I CANTIERI DEL SILENZIO, prima tappa di un progetto itinerante.

Alessandro Innocenti, Massimo Innocenti, Mauro Manetti, Vittorio Cavallini, Silvia Cardini, Laura Facchini, Claudio Parrini, Gianluca Sgherri espongono i loro lavori: riaprono orizzonti dimenticati, riportano l'arte a tracciare quelle linee essenziali e semplici, lasciando intravedere il senso vero dell'osservazione.

Inaugurazione de "I Cantieri del Silenzio" ore 15.30

Villa di Poggio Reale, Rufina (FI)

La persuasione naturale

L’uomo non ha sempre cercato la verita'; solo quando si e' riconosciuto nel linguaggio quel fine e' divenuto anche quello della sua vita. La strada percorsa per individuare tale verita' egli l’ha trovata nella conoscenza, la cui via consiste ancora adesso nel proposito di mantenere inalterata la nozione d’identita', di sostenere, nonostante l’ignoto a cui il pensiero conduce, l’autonomia dell’egoismo intellettuale. Il sapere, vale a dire la tendenza che spinge a conservare l’uniformita' di tutti gli enti, legittima se stesso senza il bisogno di ricorrere a qualcosa di ulteriore. Cosi', alla verita' non occorre rapportarsi a cose esterne a se', magari sconosciute e incomprensibili, ma solo alla propria identificazione, al possesso di se' e di qualsiasi altro elemento che pervenga alla sua soglia sotto forma di giudizio. Solo nel possesso l’uomo realizza se stesso, solo possedendo egli conserva il mondo, sospendendone pero' la liberta' e l’indipendenza. In questo senso la conoscenza e' appropriazione illecita, potere, integrazione dell’oggetto sconosciuto che ottiene si' notorieta', ma anche condanna a non essere mai inteso fino in fondo. Anche la filosofia, che e' essenzialmente metafisica perche' si occupa di capire e spiegare che cos’e' l’essere, non ce la fa a sottrarsi a questo triste destino. Per questo essa e' sempre stata affiancata, incalzata, sfidata dalla poesia, unica forma di comprensione adeguata a infonderle quel rispetto e quella spiritualita' necessarie a illuminare cio' che il suo disquisire, per non turbare la sua stessa stabilita', si e' sempre adoperato a occultare, ovvero cio' che e' stato e sta al di la' dell’essere, cio' che e' stato ed e' tutt’altro che essere. Solo il sentimento lirico permette alla cosa - che l’uomo pone di fronte al proprio sguardo categoriale - di non lasciarsi assoggettare dal gioco riduttivo dell’identita'. L’esperienza piu' sconcertante del pensiero sta proprio nel gioco dell’identita'; sta nel rendere comprensibile il fatto che le azioni della coscienza non conducono a niente che le spieghi, che le giustifichi. L’intelletto appare solo come il frammento di una vita che esso stesso maschera, e pertanto la relazione tra soggetto e oggetto non rimane che un mero rapporto meccanico limitato al presente, dove la cosa appare esclusivamente come l’individuo la pensa: una simulazione. Tutto cio' trova la propria origine nel linguaggio che, avendo catturato in se' l’autorita', il regime del silenzio, non e' affatto espressione diretta dell’essere bensi' il suo articolarsi in voce della coscienza. Per questo, da sempre, fra esistenza ed esistente sussiste un baratro incolmabile. Per questo, da sempre, l’uomo abita a cavallo di questo baratro, senza pero' avere una voce che lo rappresenti assolutamente. Il linguaggio non puo' che indugiare su qualcosa d’indicibile. E' una sorta di contesto liminare, punto in cui la parola cessa di essere significazione senza tuttavia divenire una semplice cosa. Rappresenta un non nominato, un qualcosa affidato alla memoria. Cio' che esso indica, rappresenta il gia' sempre al di la'. La parola si rivela, ma in modo che il suo avvento sfugge gia' verso un altro luogo. Ritengo che l’eventualita' della vita, il dialogo, che consiste nel lasciar traccia delle proprie intenzioni abbandonando la gravita' delle certezze vivendo costantemente sul limite delle cose, invero non rispecchi altro che una volonta' di esprimere al di fuori di ogni intenzione di significare. Quest’atto, di esistere cioe' nei ritagli di tempo e di spazio, non puo' avere inizio nell’attivita' intellettuale comunemente intesa, in cui tutto e' esposto come in vetrina, poiche' il pensiero non e' altro che un’enunciazione ragionevole, la quale si sposta da un’evidenza all’altra rimanendo ancorata al contingente, legata agli effetti che essa stessa produce. Il solo criterio, la sola misura in grado di donarci una se pur labile possibilita' d’intravedere un altrove non rapportato all’esperienza ne' uniformato all’ordine dell’accadere, e' la fiducia, la giusta predisposizione nei confronti di cio' che non conosciamo, un orizzonte in grado di non farci entrare a far parte del regno dell’essere e dell’esperienza dell’identita'. Solo con una tale fiducia, anteriore a ogni forma d’oggettivazione, possiamo sperare di frangere gli schermi che l’anima pone davanti alle proprie origini. Solo con una siffatta poetica, capace di distruggere la rappresentazione intesa come oggetto teorico, possiamo sperare di recuperare il senso delle cose nascosto dietro un loro vago significato. Solo riconoscendoci nell’assoluta alterita', vale a dire in quella specie di sovversione operata dall’altro posto di fronte ai nostri occhi, possiamo sperare di avvicinarci all’infinito. Il tendere verso l’altro diventa allora prossimita', immediatezza relazionale di tipo non conoscitivo, erotismo, pura comunicazione, vero e proprio sapere deposto sulla superficie delle cose. In presenza dell’altro noi sfioriamo un’essenza, la quale ci getta addosso un’inquietante responsabilita', un delicato senso d’appartenenza e di complicita', che in definitiva credo essere la nostra vera trascendenza. Ebbene, tutto questo io lo chiamo “persuasione naturale" *, laddove per naturale intendo qualcosa che implichi pure una serie infinita di ridondanti trasformazioni, un ripetuto transitare di forme sostenute da un unico e infallibile principio; da cio' che non esiste eppure e'. Questo, e niente altro, costituisce a mio avviso l’esercizio della natura, che fa risplendere le acque degli oceani e la neve sui ghiacciai, propagare l’eco nelle valli e nelle gole dei vulcani, pulsare le nubi e le correnti boreali; sensibilizzare l’immaginazione concentrata in quella regione senza forma ne' direzioni, in quel centro a meta' strada fra il cielo e la terra, in bilico tra l’inspirazione e l’espirazione dove sorge un'essenza cosi' vasta da riempire l’universo, cosi' ristretta da smarrirsi nelle linee di una umano, cosi' assoluta da non poter essere descritta ne' afferrata ma soltanto nutrita. La persuasione naturale e' un cammino assolutivo affatto misterioso, il quale comporta necessariamente un uscire da se', un transitare verso e un ritornare a se'. L’uomo che vuole abitare in se stesso deve vivere dunque persuaso, deve per forza uscire da se', assumere il fardello della differenza e ritornare la' dove, senza saperlo, era gia'; ma non in un la' inteso come se stesso, ma in un la' come un in se' altro da se'. L’infinito dell’altro, insegna la persuasione, implica questo itinerario, questo abbandono dell’io. L’infinito sottintende alienazione e desiderio di essere altrove, che poi e' la dimora di partenza, quella abituale e per questo meno visibile, misconosciuta. Solo grazie alla persuasione l’essere puo' sperare di ricondursi al suo esser sempre stato, al suo esser gia' in se' sprovvisto di sapere, in una realta' in cui sussistere come non esistente, come cio' che non ha mai avuto natura, e infine tentar di “mostrare" tutto, compreso un mondo che si puo' percepire e che forse si dovrebbe vedere al posto del tradizionale.

* Tale progetto nasce da una riflessione intorno al vocabolo “persuadere", il quale indica sia una pratica intellettiva incentrata sul tentativo di portare qualcuno a credere o a fare qualcosa, sia il puro e semplice fidarsi. Scopo essenziale di questa poetica e' il recupero di quest’ultima modalita' espressiva, piu' indulgente e benigna e dunque “naturale", istintiva e immediata. Un modo di sentire la realta' in maniera trasversale; una prassi mite ed equanime che cerca di spiegare senza dover necessariamente imporre, che non cerca di spiegare a tutti i costi.

James Innocenti
Alessandro Innocenti
E. Savelli

Per info:
Associazione Culturale Silere
via di Grignano 35, 50065 Pontassieve (Firenze) Info: tel. 055-8398781 / fax. 055-4490849

Nell'immagine un autoritratto di Claudio Parrini

Villa di Poggio Reale
via rufina Rufina Firenze
Giovedi-domenica, ore 10.00-13.00 14.00-19.00
Ingresso libero

IN ARCHIVIO [1]
I cantieri del silenzio
dal 11/3/2006 al 30/3/2006

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede