Gipsoteca Museo del Canova
Possagno (TV)
viale Antonio Canova, 74
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WEB
Sonia Ros
dal 16/9/2006 al 7/10/2006

Segnalato da

Sonia Ros



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16/9/2006

Sonia Ros

Gipsoteca Museo del Canova, Possagno (TV)

L'artista rivendica quell’attenzione alla corporeita' e alle sue pulsioni, coniugandolo con la ricerca di nuove luminosita' e trasparenze, rese possibili grazie alla materia delle sue tele, magrissima, distribuita in pennellate larghe e liquide.


comunicato stampa

Liberi tutti

Liberi tutti e' un tradizionale gioco infantile di gruppo, in cui il giocatore che raggiunge la “tana" (sorta di luogo franco prescelto) ha la possibilita' di “liberare" tutti i compagni, passibili di essere catturati da un giocatore-cacciatore.

Scegliendo questo titolo per l’esposizione presso i prestigiosi spazi della Fondazione Canova di Possagno, Sonia Ros si propone come “elemento liberatore": la “tana", spazio protetto-protettivo e porta magica per una dimensione altra, e' lo stesso atto del dipingere; cosi' come la piu' recente produzione pittorica dell’artista diviene l’altra dimensione, dove il fruitore puo' “rimettersi in gioco", scegliendo un proprio percorso esperienziale e conoscitivo.

Le tele di grande formato, presenti in esposizione, permettono infatti un’esperienza spaziale in una dimensione “utopica", in cui fluttuanti elementi “organici", quasi reperti pseudo-anatomici, contenitori di umori vitali dotati di un’opalina iridescenza, risultano collegati da esili tubicoli: l’assieme disegna immaginifiche “macchine" in cui il confine fra organico e artificiale e' indistinguibile.

Attraverso l’interpretazione surreale del dato organico, Sonia Ros rivendica quell’attenzione alla corporeita' e alle sue pulsioni, che per l’artista appare irrinunciabile, coniugandolo con la ricerca di nuove luminosita' e trasparenze, rese possibili grazie alla materia delle sue tele, magrissima, distribuita in pennellate larghe e liquide.

Connettendo questi elementi nel contesto di esili e improbabili meccanismi, Ros accentua quella propensione ludica che era presente, sia pure in termini piu' larvati, anche nella produzione precedente, e che qui trova efficace manifestazione attraverso garbati riferimenti alla giocosita' dadaista.

Le opere presenti rammentano, infatti, le famose “macchine celibi" di Duchamp, Picabia e Man Ray.
Tuttavia il divario e' larghissimo: se le macchine dadaiste testimoniano l’avversione per la macchina e l’inquietudine nei confronti dell’impersonalita' seriale della produzione industriale, a cui l’artista del Novecento risponde con l’invenzione caustica di meccanismi che non producono nulla, ma piuttosto riproducono se stessi, le strutture di Sonia Ros rappresentano invece macchine-idea che si prestano a rappresentare la concezione di universo come sistema di relazioni e comunicazioni tutte possibili e, insieme, tutte opinabili.

Gli universi possibili di Sonia Ros conservano infatti la memoria dell’antico labirinto, spazio di gioco e di iniziazione, di perdita di riferimenti e insieme di invenzione di personali modalita' di orientamento, volte allo scioglimento dell’enigma.

Non “macchine celibi", dunque, quelle di Sonia Ros: piuttosto macchine per meditare l’infinita serie di connessioni possibili fra l’io dell’artista, l’io dello spettatore e il Tutto.

Fabio Girardello

Gipsoteca Canoviana
Viale Antonio Canova, 84 - Possagno (TV)

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