Stadtische Museen
Jena
Kunstsammlung im Stadtmuseum, Markt 7
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Otto Hofmann
dal 24/4/2007 al 2/6/2007

Segnalato da

Ufficio Stampa Mostre



 
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24/4/2007

Otto Hofmann

Stadtische Museen, Jena

In occasione del centenario della nascita del pittore tedesco. La mostra intende ricostruire, attraverso circa 80 opere realizzate dal 1928 al 1996 e suddivise in 4 sezioni, le tappe salienti della carriera dell'artista. Esposti anche alcuni inediti. A cura di Giovanni Battista Martini.


comunicato stampa

Dipinti e disegni

A cura di: Giovanni Battista Martini

In occasione del centenario della nascita del pittore tedesco Otto Hofmann (Essen 1907 - Pompeiana 1996), la Città di Jena ha deciso di promuovere la prima mostra antologica dedicata a questo indiscusso protagonista dell'arte internazionale del XX secolo, ospitando la manifestazione negli Städtische Museen della città.

La mostra Otto Hofmann, dipinti e disegni intende ricostruire, attraverso circa 80 opere realizzate dal 1928 al 1996, le tappe salienti della lunga e articolata carriera dell'artista.
Hofmann, che fu indirizzato verso le arti visive da Walter Dextel, direttore dal 1916 al 1928 del Kunstverein di Jena, condivise con altri artisti, tra il 1927 e il 1931, gli insegnamenti di Klee e Kandinsky al Bauhaus di Dessau. Tale esperienza fu determinane per la sua autonoma sperimentazione linguistica strettamente correlata al contesto di ricerca dell'astrazione lirica europea.

Sia negli anni tra le due guerre, sia dopo il conflitto, Hofmann continuò a mantenere intensi rapporti e personali relazioni con esponenti di primo piano dell'avanguardia internazionale: nel 1933 entrò in contatto a Zurigo con Hans Arp e con gli altri membri del gruppo Dada, mentre a Parigi, dove visse e lavorò in un primo tempo dal 1933 al 1935 e, successivamente, dal 1953 al 1965, frequentò numerosi artisti, tra i quali Magnelli, Seuphor e Giacometti, di cui era vicino di studio. Le sue relazioni internazionali sono testimoniate anche dalla partecipazione a prestigiose rassegne espositive, come il Settimo “Salon des Réalitès Nouvelles” di Parigi nel 1952, Duitse Kunst na 1945 allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1954), Berliner Neue Gruppe alla Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden (1954) e Moderne Kunst aus Wiesbadener Privatbesitz allo Städtisches Museum di Wiesbaden (1957).

Tutti questi incontri contribuirono a definire la sua personale cifra linguistica, caratterizzata da una poetica astratta nella quale, tuttavia, la rappresentazione di spazi tangibili fa da sfondo alle sue liriche composizioni di simboli, segni e figure geometriche, contigue per un certo periodo alle ricerche di area surrealista e successivamente aggiornate alle più avanzate esperienze dell'informale segnico, da Hartung a Soulages.

Hofmann non fu comunque solo un personaggio di primo piano dello scenario artistico internazionale, ma anche un testimone e un protagonista delle più drammatiche vicende della sua epoca: perseguitato dal Nazismo, allo scoppio della guerra fu costretto a partire per il fronte russo, dove trascorse un lungo periodo di prigionia. Al suo ritorno in patria, i contrasti con il regime della Repubblica Democratica lo indussero a fuggire all'Ovest, per approdare infine, dopo lunghe peregrinazioni, a Pompeiana, un piccolo centro dell'entroterra del Ponente ligure, attratto dalla luce e dalla dimensione paesistica del territorio. Qui visse e lavorò dal 1976 sino alla morte.

L'esposizione è suddivisa in quattro sezioni, rispettivamente dedicate alla permanenza di Hofmann al Bauhaus di Dessau e alle sue opere degli anni '30; agli acquarelli realizzati in Russia dal 1941 al 1946; alle ricerche artistiche del dopoguerra nelle due Germanie e nel resto d'Europa (1947-1976); al lungo soggiorno in Italia a Pompeiana (1976-1996). L'eccezionalità della mostra è data dal fatto che saranno esposti numerosi inediti, come il gruppo di opere ritrovate dopo la caduta del Muro e che si credevano perdute in seguito alla precipitosa fuga dell'artista dalla Germania dell'Est, o come la serie di acquerelli realizzati durante la campagna di Russia, complementari ad un eccezionale gruppo di fotografie che egli stesso scattò al fronte con un piccolo apparecchio portatile.

L'esposizione è accompagnata dalla monografia Otto Hofmann-La poetica del Bauhaus tra lirico e concreto a cura di Giovanni Battista Martini, pubblicata da Mondadori Electa, con la collaborazione del Goethe-Institut Genua. Il volume, di 224 pagine, contiene le riproduzioni delle opere in mostra, documentazione dell'esperienza di Hofmann nel campo del design, apparati bio-bibliografici, una introduzione del curatore e testi critici di Fulvio Cervini - Università di Firenze, Matteo Fochessati - Conservatore della Wolfsoniana di Genova, Markus Krause – Storico dell'Arte, Lutz Schöbe - Conservatore della Stiftung Bauhaus di Dessau, Erik Stephan - Conservatore della Kunstsammlung und Galerie im Stadtmuseum-Städtische Museen di Jena.
La mostra è ideata e curata da Giovanni Battista Martini, con la collaborazione di Erik Stephan, che ha curato l'allestimento dell'esposizione a Jena.

Stadtische Museen Jena
Kunstsammlung im Stadtmuseum, Markt 7 - Jena

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