Perugi artecontemporanea
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Chris Gilmour
dal 18/10/2001 al 14/12/2001
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Perugi artecontemporanea




 
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18/10/2001

Chris Gilmour

Perugi artecontemporanea, Padova

Objects. Prima personale italiana di un giovane scultore inglese. Una 500 e un frigorifero Fiat, una chitarra, una moka, una cucina, una Vespa, una macchina da scrivere... tutti rigorosamente in cartone, tutti a grandezza reale, tutti muniti di dettagli che tracciano il passo della funzionalità attraverso la quale quotidianamente incontriamo e usiamo questi oggetti. I lavori di Chris Gilmour azionano sorpresa e stupore, perché sottendono un percorso di conoscenza capace di farci riattraversare la banalità quotidiana con nuova e disattesa consapevolezza.


comunicato stampa

Objects
A cura di Sabrina Zannier

Prima personale italiana di un giovane scultore inglese.
Una 500 e un frigorifero Fiat, una chitarra, una moka, una cucina, una Vespa, una macchina da scrivere... tutti rigorosamente in cartone, tutti a grandezza reale, tutti muniti di dettagli che tracciano il passo della funzionalità attraverso la quale quotidianamente incontriamo e usiamo questi oggetti.
A ridosso di ciò che può apparire come un processo di mera riproduzione, i lavori di Chris Gilmour azionano sorpresa e stupore, perché sottendono un percorso di conoscenza capace di farci riattraversare la banalità quotidiana con nuova e disattesa consapevolezza.
Il tutto attraverso un'evidente riabilitazione, adesione ed enfatizzazione della valenza fabbrile che, entro lo studio dell'artista, assume le connotazioni di una curiosa sperimentazione in atto, ravvisabile addirittura nell'invenzione di strumenti di misurazione, anch'essi ottenuti da fogli di cartone ondulato, gli stessi che Chris trasla, con grande disinvoltura, in viti, bulloni, capelli ispidi per i personaggi che si relazionano con gli oggetti.
Emerge, così, un insolito virtuosismo tecnico che ammicca a una sorta di processo alchemico per cui materiali disparati - quelli che connotano l'intrinsecità degli oggetti originali - continuano ad esistere, a livello sensoriale, entro la pelle del cartone con la quale sono tutti, a questo punto solo apparentemente, uniformati. Insomma, guardando la 500 ci pare di percepire la valenza metallica della carrozzeria, mentre i volti dei personaggi conservano la mollezza e il calore dell'incarnato, il lavabo della cucina la freddezza del marmo e delle piastrelle...
Certo, da un lato tale sensazione è azionata dalla nostra prassi quotidiana, dal frequente utilizzo degli oggetti rappresentati dai lavori, quindi dalle attese che abbiamo nei loro confronti. Dall'altro lato, però, appare evidente la capacità dell'artista di lavorare il cartone piegandolo alle più disparate rese, di sfruttarne le sue intrinseche proprietà e, al contempo, di tradirle, ossia di conferire al materiale l'aspetto di una materia diversa, vuoi sfilacciandolo vuoi piegandolo e ammorbidendolo o, ancora, tagliandolo per lasciare a vista la struttura lamellare interna.
E' proprio questo virtuosismo tecnico che, mettendo in luce l'emergenza della manualità, annuncia una delle prime caratteristiche del lavoro di Chris Gilmour.

Più volte ho citato la presenza di figure umane, più volte quella di oggetti. Potremmo allora chiederci in che relazione l'artista pone le une rispetto agli altri.
Si è soliti pensare che le figure, in qualsiasi tipo di figurazione, detengano la centralità del racconto, a prescindere dal fatto che si tratti di una narrazione esplicita o sottesa.
Nel caso di Gilmour, invece, avviene il contrario. L'opera nasce sempre a ridosso di un oggetto, elevato quindi a soggetto primo della riflessione creativa.
In questa mostra i "personaggi" sono l'auto - la 500 Fiat -, il frigorifero, la chitarra, ognuno dei quali calati in una scena, in una situazione, e una serie di altri piccoli oggetti. Oggetti in ogni caso scelti per il loro potere evocativo, per la potenzialità di narrazione mnemonica in essi contenuta, ascrivibile ai miti di una data epoca nonché al design che li ha contraddistinti; oppure alla gestualità e ai riti del quotidiano o, ancora, a una memoria personale calata nella dimensione di un'intimità domestica e familiare.
Tutto nasce dall'oggetto, dicevo. Un oggetto che, data la sua valenza evocativa, contiene in sé già una storia, a volte unanimemente riconosciuta (come nel caso della 500, della Vespa, della macchina da scrivere Olivetti, per esempio); in altri casi, come in quello della Cucina, più sottesa, perché legata al privato dell'artista, ma ugualmente densa di potenzialità narrativa tesa alla collettività trattandosi di un luogo entro il quale chiunque può proiettare la propria storia. Storie sulle quali l'osservatore si interroga a partire dagli indizi offerti da Chris.
Ecco, rispetto alla narrazione, il lavoro di Gilmour è proprio quello di operare sugli indizi che, dalla specificità formale dell'oggetto, si dilatano poi in altre direzioni. E qui arriviamo a quella relazione tra oggetti e figure umane sulla quale mi interrogavo prima. Relazione che si sviluppa sostanzialmente nel corso di una suddivisione della ricerca artistica in tre tipologie.
A. Oggetti.
Singoli oggetti, per lo più di piccole dimensioni che, rispetto all'intero lavoro interpretato all'insegna di quel "modo di disegnare" sopra accennato, possono essere letti come degli "schizzi", come prime esplorazioni di conoscenza capaci di far scaturire l'anima degli oggetti ri-costruiti, nonché di azionare la profonda presa di coscienza della nostra quotidianità. La relazione fra alcuni aspetti formali resi in sintesi e altri restituiti secondo una veridicità spiazzante, determina il principio dello spostamento semantico, il valore di una traduzione-interpretazione attraverso la quale la sottigliezza delle differenze acutizza lo sguardo e la sensibilità nei confronti del mondo e del nostro modo di porci rispetto ad esso.

B. Oggetti vissuti da figure.
Questa è la tipologia entro la quale nascono i lavori più complessi, in cui gli oggetti scelti sono sempre di grandi dimensioni. In mostra è il caso dell'auto, del frigorifero e della chitarra. Oggetti accompagnati da figure umane, anch'esse presentate a grandezza reale, anch'esse ritratte dal vero quali incarnazioni (ovviamente sempre in cartone; quel cartone che Gilmour trasla in carne, tessuto, plastica, metallo, gomma...) di persone esistenti: l'artista stesso, amici, conoscenti.
Seppur di primo acchito sia la figura ad attrarre l'attenzione - anche per la curiosa valenza caricaturale che la contraddistingue - riflettendo sull'intero corpo di lavori, dal ruolo del protagonista slitta poi in quello dell'indizio. Questi personaggi non fanno altro che rappresentare la quintessenza della funzionalità dell'oggetto-soggetto dell'opera. Quella funzionalità disinnescata nella scultura in cartone, ma concettualmente riabilitata dallo sguardo e dall'attenzione sensoriale azionate dal processo fabbrile dal quale nasce l'opera. Insomma, le figure non fanno altro che alimentare la potenzialità narrativa sottesa all'evocazione che abita l'oggetto.

C. Ambienti.
Di veri e proprio ambienti Chris Gilmour ne ha realizzati solo uno: la cucina, luogo privilegiato di un'intimità domestica votata all'incontro e alla collettività familiare. Più che in altri lavori, l'aspetto evocativo di Kitchen riguarda la memoria personale dell'artista, forse proiettata nel presente: sul tavolo ci sono tracce di una colazione a due, di due presenze appena trascorse o di lì a poco a venire. Anche gli ambienti detengono una potenzialità narrativa alimentata dall'incontro fra gli oggetti e la quintessenza della loro funzionalità, ossia i gesti, le posture e, in genere, le presenze umane, in questo caso alluse in assenza attraverso una specifica collocazione degli oggetti.

Queste tre tipologie di lavoro identificano da parte dell'artista tre modi di leggere, scoprire e ri-creare gli oggetti. Oggetti che, seppur affiancati da figure umane, seppur posizionati in modo da definire un vero e proprio ambiente o, ancora, semplicemente giustapposti in composizioni come si trattasse di mensole domestiche, detengono sempre il primato del protagonismo.
Primato attraverso il quale passa tutto l'universo creativo di Chris Gilmour, leggibile come la scena di una quotidianità merceologica in cui il significato e il significante, il messaggio e il medium, il contenuto e il contenitore, l'oggetto e il packaging sono ormai la stessa cosa, ingeriti gli uni negli altri secondo il principio di un riciclaggio simbolizzato nell'utilizzo del solo cartone d'imballo. Simbologia, questa, che porta con sé la metafora di uno spostamento semantico in cui la facoltà di azionare uno sguardo altro sulle cose e sulla vita chiama in causa il nuovo orizzonte sociale e culturale plasmato dalla moltiplicazione e dal meticciaggio comunicazionale.
Sabrina Zannier
settembre 2001

Opening
venerdì 19 ottobre 2001
dalle ore 18.30 in poi
fino al 14 dicembre 2001

Perugi artecontemporanea
via Altinate,66 - Padova

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