Museo Revoltella
Trieste
via Diaz, 27
040 6754350 FAX 040 6754137
WEB
Emanuela Marassi
dal 30/10/2007 al 5/1/2008
tutti i giorni dalle 10 alle 19; chiuso il martedi'
040 6754350
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Segnalato da

Trieste Contemporanea




 
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30/10/2007

Emanuela Marassi

Museo Revoltella, Trieste

In mostra la recente ricerca dell'artista che indaga con ironia il tema della bellezza: spettacolari specchi deformanti, light boxes e video su spose mute, raffinati ricami delle Virtu' del cavaliere medioevale, ammiccanti rospi rosa ma anche contro-spogliarelli datati. A cura di Gillo Dorfles


comunicato stampa

Beauty. Personale

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A cura di Gillo Dorfles

Un inno alla bellezza, o, viceversa, una sottile ironizzazione della stessa? L’alone di mistero e di attesa, ma anche di dolcezza e tenerezza, è quello che circonda il visitatore del quinto piano del Museo appena si inoltra nelle “stanze” dove Emanuela Marassi è riuscita a creare una sorta di pausa incantata a confronto della spesso truce e torbida atmosfera artistica (e non solo artistica) in cui viviamo. Se in passato l’artista triestina aveva saputo portare al suo più raffinato sviluppo la grande qualità artigianale dei suoi intarsi lignei, oggi invece è l’uso d’un paziente ricamo che le è venuto in aiuto.

Ricamo di parole delle 36 Virtù già realizzate per la mostra del Palazzo dei Diamanti di Ferrara e che ora acquistano una posizione di rilievo. Perché, incorniciate in bacheche di rame, vengono a costituire una vasta superficie: quasi un codice segreto delle norme che regolano l’universo della bellezza cui è per l’appunto dedicata tutta la mostra. Oggi l’uso sapiente e minuzioso del ricamo con il filo rosato è in sintonia con le incorniciature cupree nelle quali sono adagiate sulla garza le ammonitrici parole: da Wisdom a Beauty, a identificare i tanti aspetti della bellezza. Ma è sin dall’ingresso che viene affrontato il problema del bello e della sua essenza: ecco ad esempio la curiosa scaffalatura-specchiera in rame spruzzata di cipria dove una superficie specchiante accoglie il visitatore ed è già un preludio alle altre sale. E non si dimentichi che proprio il rame è il metallo del pianeta Venere (come il piombo à quello di Saturno secondo le antiche tradizioni alchemiche).

Venere, dunque, come rame: come dea dell’amore; e naturalmente della bellezza. (Anche se non mi sembra proprio necessario che l’amore sia sempre legato alla bellezza). Infatti, che la bellezza non possa mai essere perfetta, lo riconosce la stessa Emanuela: altrimenti non si sarebbe preoccupata di creare la grande parola-scultura di metallo specchiante che accoglie lo spettatore sin dall’inizio attraverso un peculiare artificio deformante che ovviamente altera il volto di chi vi si specchia. Ecco ancora una volta – e non è l’ultima – che l’ironia fa capolino. Ma se continuiamo il nostro iter lungo le sale del museo ci vengono incontro altre figure che perfezionano l’atmosfera sognante: la sposa che, con la mano inguantata offre una manciata di confetti: i veli che ne adombrano il corpo; tutto lo scenario – in parte ripreso dalla performance Fragile! (2003) rivelano senza dubbio l’intenzione di Emanuela di rifarsi ad una stagione remota quando ancora dominava la “kaloagathia” di greca memoria: il bello e il buono, affratellati in un cerimoniale come quello delle “fauste nozze” dove la tradizione ha la meglio.

Eppure, proprio nella seconda sala, tutta soffusa di un rosa intenso dal soffitto fino alla folta moquette, ecco avanzare un drappello di rospi in ceramica rosa porcellanata. Si tratta di batraci “inoffensivi” che ravvivano l’atmosfera pink della saletta; ma quella lieve ironia che pervade l’intera mostra sta proprio ad indicare – come avvertivo sin dall’inizio – che una vera bellezza non è di questo mondo; ce lo conferma la deformazione della grande scritta metallica come la processione dei rospi. E, davvero, l’ambivalenza mi sembra il motivo dominante lungo tutto il tragitto di questa mostra solo in apparenza “frivola”, dove si incontrano e si scontrano gli aspetti di un raffinato artigianato (il ricamo delle Virtù) con quelli di una ben calibrata tecnologia (dalla grande stampa fotografica, alla illuminazione, dalle light boxes alle strutture metalliche). Il che sta a dimostrare come, sempre di più, l’arte possa – anzi debba – sapersi impadronire delle nuove conquiste tecniche del presente anche quando si rifà a cerimoniali di un recente passato.

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A hymn to beauty or, vice versa, a subtle use of irony? A halo of mystery and expectation, but also sweetness and tenderness, is what surrounds visitors on the fifth floor of the Revoltella Museum as soon as they enter the rooms where Emanuela Marassi has created an enchanted space: enchanted when compared to the fierce and troubled atmosphere in which we live, both artistic and otherwise. If in the past this Triestin artist brought to her most refined developments the great hand-crafted quality of her wooden marquetry, today instead the use of patient embroidery has been utilized. Embroidery of words that compose the 36 Virtues already displayed at the exhibition at the Palazzo dei Diamanti in Ferrara, and that now acquires a position of relevance because this work, framed in copper showcases, becomes a vast surface: almost a secret code of the norms that rule the universe of beauty to which the whole exhibition is dedicated.

Today the meticulous and expert use of embroidery using pink thread is tuned with the copper frames where, set on teasels, are the warning words: from Wisdom to Beauty, identifying beauty’s many aspects.
But it is from the start that the question of beauty and of its essence is faced: here is the curious shelf/mirror made of copper and sprayed with powder, where the reflecting surface meets the visitor and is already a prelude to the following rooms. Let’s not forget that copper is the metal of Planet Venus (just as lead is the metal of Saturn, according to the old alchemical traditions). Venus equals Copper which in turn equals the Goddess of Love and therefore, of course, Beauty. (Even though it doesn’t seem necessary to me that love is always linked to beauty). Clearly, the fact that beauty can never be perfect is appreciated by Emanuela herself; otherwise she would not have created the great word/sculpture of reflecting metal that meets the spectator by means of a peculiar deforming device that deforms the faces of those who look into it. Once more – and not for the last time – irony shows itself.

But if we continue our journey along the Museum halls, we will meet more images that perfect the dream like atmosphere: the bride who, with her gloved hands, offers a handful of “confetti” (n.d.t.: sugared almonds traditionally offered during Italian weddings); the veils that shade her body; the whole scenario – partly reproduced in the performance Fragile! (2003), undoubtedly revealed Emanuela’s intention to recall a remote time when the Greek “kaloagathia” dominated: the beautiful and the good, joined in a ceremony like that of the “happy wedding”, where tradition dominates.

Yet, just inside the second hall, all suffused with an intense pink from roof to the thick carpet, here comes a squad of pink ceramic toads. They are harmless batrachians that brighten up the pink atmosphere of the room: but the light irony that pervades the whole exhibition indicates – as I said at the beginning – that true beauty is not of this world; this is confirmed by both the distortion of the big metallic inscription and the toads procession. And, indeed, the ambivalence seems the dominant motif all along this exhibition, only apparently “frivolous”, where the aspects of a refined handicraft (the embroidery of the Virtues) meet with those of a well balanced technology (from the big photographic image to the lighting, from the light boxes to the metallic structures). This demonstrates that, more and more, art can – indeed must – take hold of the new technical conquests of the present, even when it recalls ceremonies of a recent past.

Tratto dal catalogo “Emanuela Marassi-Beauty”, Museo Revoltella-Comunicarte Edizioni, Trieste, 2007

Fino al 27 novembre 2007 presso Trieste Studio Tommaseo (via del Monte 2/1) l'artista presenta
Echo e Narciso
"Un allestimento che prende spunto dal mito greco ed è composto da tre elementi: uno schermo al plasma che propone l’abnorme fioritura di Pian di Coltura dove il bianco del narciso selvatico mosso lentamente dal vento sovrasta quando è stagione (e senza tempo nella sua regolare ripetizione annuale) persino la sterminata vista del prato verde al limitar delle montagne; una serie di lettere in rilievo a parete, in pietra,
che compongono la parola echo e nella medesima posizione sulla parete di fronte il calco esatto e speculare di questa parola, affondato nel muro come un’impronta, a fermare, se possibile, la straziante impossibilità di
contatto della parola che fugge avanti se stessa nella ripetizione” (G.Carbi).
Orario: lunedì-sabato, 17-20

Inaugurazione 31 ottobre 2007

Civico Museo Revoltella
via Diaz, 27 Trieste
Ingresso libero

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Ugo Guarino
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