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Astrattismo Classico
dal 5/4/2002 al 2/6/2002
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Galleria Open Art




 
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5/4/2002

Astrattismo Classico

Open Art, Prato

A piu' di vent'anni dall'ultima, e sinora unica, mostra storica dell'Astrattismo Classico, autodefinizione del gruppo di astrattisti fiorentini Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti, si rivisita a Prato uno dei momenti piu' interessanti e fecondi dell'astrattismo italiano.


comunicato stampa

1947 - 1950

Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti

Con il Patrocinio di :
Comune di Prato - Assessorato alla Cultura e Spettacolo
Comune di Milano - Cultura e Musei - settore Musei e Mostre
Comune di Firenze
Comune di Parma - Assessorato Cultura e Turismo

A più di vent'anni dall'ultima, e sinora unica, mostra storica dell'Astrattismo Classico, autodefinizione del gruppo di astrattisti fiorentini Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti, si rivisita a Prato uno dei momenti più interessanti e fecondi dell'astrattismo italiano, che trovava a Firenze un degno corrispettivo, di quanto avveniva a Roma, col gruppo Forma, e a Milano col M.A.C. (Movimento Arte Concreta).

Sviluppatosi dal 1947 al 1950, prima col nome di "Arte d'oggi", poi come "Astrattismo Classico" il gruppo di astrattisti fiorentini evidenzia, nei confronti degli altri gruppi affini, alcune peculiarità che lo rendono fortemente emblematico della situazione artistica italiana d'allora: è infatti il gruppo più impegnato nella teoria e in una sorta di teoria politica dell'arte.
Attraverso discussionì infuocate, organizzazioni di mostre, elaborazioni critiche - soprattutto da parte di Ermanno Migliorini, teorico del gruppo - questi giovanissimi artisti cercavano di fondare un modo di agire nell'arte strettamente collegato con l'ideologia politica progressista della sinistra italiana, facendo dell'astrattismo il nuovo alfabeto operativamente vicino ai concetti di lavoro, di funzionalità, di collettivismo: nelle opere e negli scritti la tensione morale verso questi risultati è altissima, come altissimo fu lo scoramento di fronte all'incomprensione assoluta da parte dei teorici della "linea" del Partito, con Palmiro Togliatti in testa.
La vicenda dell'Astrattismo Classico fiorentino si incrocia, ed è quasi il detonatore, infatti della scelta politica ed ideologica della sinistra italiana nei confronti del realismo di impronta sociale, che costrinse tutto I'astrattismo italiano ad una "vita difficile" almeno per tutti gli anni 50, nonostante la qualità delle opere che, nel caso dei fiorentini, non ha nulla da invidiare alle coeve esperienze romane e milanesi, e persino europee.

La situazione teorica e politica, l'atmosfera cittadina, l'arte, sono esaminate in un lungo saggio di Marco Meneguzzo, che correda un volume riccamente illustrato con le opere in mostra e viene ripubblicato integralmente, ad esempio, il "Manifesto dell'astrattismo clàssico", ormai introvabile, ultimissima monografia del gruppo dopo quella pubblicata ormai ventun'anni fa da Vallecchi. La mostra comprende trenta lavori, tutti degli anni Cinquanta, dei cinque artisti firmatari del gruppo, e si tratta, come detto, della più importante rassegna del gruppo, per numero di opere esposte e per impegno editoriale, da più di vent'anni.

Il catalogo è a cura di Giuseppe Niccoli e contiene un saggio critico di Marco Meneguzzo e testi di Nicola Nuti e Mauro Pratesi ed è disponibile in galleria

Inaugurazione : 6 aprile 2002 , ore 18

Orario : 10,30 - 12,30 / 16 - 20 escluso lunedì e festivi

Info 0574 538003 / fax 0574 537808

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