Palazzo dell'Abbondanza
Massa Marittima (GR)
via Goldoni
0566 902289
WEB
Giancarla Frare
dal 20/8/2009 al 19/9/2009
gosto ore 17/20 - settembre ore 16/19. Lunedi chiuso
0566 901127

Segnalato da

Comune di Massa Marittima




 
calendario eventi  :: 




20/8/2009

Giancarla Frare

Palazzo dell'Abbondanza, Massa Marittima (GR)

Il monte analogo. Vengono esposti oltre 40 lavori su carta, alcuni di grandi dimensioni, realizzati dall'artista veneta negli ultimi dieci anni. Il titolo della mostra cita il testo di Rene' Daumal e sottolinea il rapporto di queste opere con le dimensioni analogiche, metaforiche, simboliche della montagna.


comunicato stampa

La città di Massa Marittima, a cura dell’Assessorato alla Cultura e con il sostegno della costituenda Fondazione Luigi C. Mancini, presenta, dal 21 agosto al 20 settembre 2009, un’ampia mostra dedicata all’opera pittorica di Giancarla Frare, artista di assoluto rilievo nel panorama dell’arte contemporanea italiana.

La mostra viene allestita a Palazzo dell’Abbondanza in forma ampliata rispetto alla precedente edizione, realizzata a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Belluno nel Cubo dell’architetto Mario Botta a Palazzo Crepadona, nell’autunno del 2008.

Vengono esposti oltre 40 lavori su carta, alcuni di grandi dimensioni, realizzati dall’artista veneta negli ultimi dieci anni. Il titolo della mostra cita il testo di René Daumal e sottolinea il rapporto di queste opere con le dimensioni analogiche, metaforiche, simboliche della montagna.

ll Monte Analogo non è natura se non in senso etimologico di “nascitura” , di qualcosa di primordiale che non riusciamo ad afferrare e a comprendere, come di una gestazione pre-natale. Si puo’ parlare di meta-fisica, oltrepassamento della “physis”, di un al di là delle apparenze, ma potremmo parlare anche di pre-fisica, di uno stato regressivo verso le viscere della materia e dell’essere stesso. Opere in cui sono i colori e le forme a evocare gli elementi di paesaggio, ma per analogia di sensazioni, riconoscimenti emotivi, richiami essenziali a una natura dell’origine.

Il catalogo documenta i lavori più significativi della mostra e propone scritti di Lidia Bai, Sindaco di Massa Marittima, di Guido Giuffrè, storico dell’arte, e del filosofo Francesco Tomatis.

A proposito di queste opere, Guido Giuffrè scrive nel suo saggio in catalogo:

….”Frare opera all’interno della visione …sempre in funzione di una resa che, se non è di natura….. con quella sua matrice non dimette i legami. Piuttosto, si giova dell’eco veemente che quel legame suscita nell’animo, proprio per il suo latente eccesso: l’ombra troppo cupa slarga impietosa come un fiume che esondi senza controllo, la luce abbaglia divoratrice-e l’una e l’altra suscitano e sono anzitutto sommovimenti dell’animo”.

Giancarla Frare nasce nel 1950 da famiglia veneta. A tre anni si trasferisce a Napoli, dove compie i suoi studi fino al Diploma in Scenografia nel 1972 all’Accademia di Belle Arti. Coltiva paralleli interessi per la scultura, fotografia, incisione, seguendo i corsi di Augusto Perez, Mimmo Jodice, Bruno Starita. Sono gli anni ‘70 e dopo un breve periodo a Milano che la vede protagonista di una prima personale al Museo Civico Arengario di Monza, si trasferisce in Veneto. Gli anni veneziani (75-86), che la vedono presente con continuità nelle mostre della Fondazione Bevilacqua La Masa, sono gli stessi che investono la riflessione sulla poesia di Georg Trakl, il cantore più tormentato della Finis Austriae. Al Ciclo di opere trakliane viene assegnata, nel 1981, la Borsa di Studio del Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro che tre anni più tardi presenta lo stesso progetto in una mostra personale dedicata all’artista. Agli inizi degli anni ‘80 Giancarla Frare frequenta i corsi internazionali di perfezionamento dell’Accademia di Urbino e la Scuola Internazionale della Grafica di Venezia. Nel 1986 si trasferisce a Roma.

Il suo lavoro si muove sempre più insistentemente sul rapporto tra fotografia e segno che troverà corpo nella personale del 1987, ospitata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa nella Galleria di Piazza S. Marco a Venezia e nell’ampia antologica dei Musei Civici di Como, del 1990, curata da Enrico Crispolti. Con questi stessi lavori viene poi invitata ad esporre per la Biennale Internazionale di S. Paolo del Brasile, nel 1994.

Il rapporto con l’incisione la vede sempre più privilegiare le tecniche calcografiche dirette, la puntasecca in primo luogo. Le sue opere vengono esposte ripetutamente nelle grandi Biennali Internazionali di Lubiana, alle Triennali del Cairo, al Museo Nazionale di Haifa, all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, dove terrà seminari di studio sulle tecniche calcografiche dirette. Sue opere verranno poi acquisite alle collezioni permanenti di musei internazionali tra i quali si ricordano la Graphische Sammlung Albertina di Vienna, il Museo del Castello Sforzesco di Milano, la Calcografia Nazionale di Roma, il Museo Pecci di Prato, il Portland Art Museum – Gilkey Center of Graphic Arts, il Museo di Ca’ Pesaro a Venezia, e il Museo Remondini di Bassano del Grappa, solo per citarne alcuni. Il segno, dunque, è l’ambito preferito di una ricerca che fin dagli esordi ha tentato processi di riduzione dell’immagine. L’interesse si è mosso verso scabre strutture di paesaggio (prima dell’uomo o dopo l’uomo, come qualcuno ha scritto) o verso strutture prospettiche improbabili e claustrofobiche: è il tentativo di definire un luogo in cui collocare tracce significative, spesso fotografiche, che stabiliscono legami tra assolute lontananze e assolute prossimità.

Il tema della memoria cancellata, dell’esperienza legata a un tempo che la rende relativa, comincia a svilupparsi all’interno dei suoi lavori e a prendere forma nei suoi disegni; è la necessità di conservare il vissuto, il visibile, di mappare e catalogare quello che non si vuole perdere.

La fotografia è per Giancarla Frare strumento della fissazione di una realtà che cambia e sfugge: essa viene innestata su un tessuto pittorico, realizzato con pigmenti naturali, mobilissimo. La pittura racconta di un adeguamento al tempo cronologico, la fotografia racconta di una relatività fermata in un’assolutezza non più mutante.

La fotografia della Frare è una fotografia di resti archeologici, una fotografia della memoria: pietre, rovine e non macerie, il lacero tessuto della nostra storia. Un soggetto materico che conserva il suo corpo solido e allude all’incorruttibilità temporale.

Gli anni ottanta la vedono lavorare su elementi della scultura barocca da cui nasce il Ciclo “Scrittura dell’Immaginario, Ideologia e Mito nelle Fontane della Reggia Caserta”. Da quel momento in poi la sua attenzione si sposta verso frammenti di pietra in cui l’elemento scultoreo o l’appartenenza stilistica sono quasi del tutto illeggibili: forme ormai prive di connotazione temporale, quasi ricondotte a uno stato originario di brano di natura.

Gli ultimi anni la portano a lavorare sul Foro Romano, il Foro Palatino in particolare. Ogni pietra viene fotografata, ripetutamente, da angolazioni diverse e in condizioni di luce che ne accentuano la proiezione dell’ombra a terra.

La scrittura la segue in silenzio. Pubblica nel 1996 la prima raccolta di poesie “Rasoterra”, segnalata al Premio Internazionale Eugenio Montale. Dieci anni piu’ tardi quella sua “penna” incisiva e diretta, minimale ed essenziale, vince il Premio Letterario Nazionale Scriveredonna con il testo “Come Confine Certo”, ribadendo nel titolo il tema del confine, già così presente nella sua ricerca pittorica.

Negli ultimi anni numerose esposizioni internazionali hanno visto le sue opere alla Nyavaran Foundation di Teheran, alla Galerie im Traklhaus di Salisburgo, all’Istituto Italiano di Cultura e alla Kro Art Gallery di Vienna, alla Leopold Franzens Universität di Innsbruck e all’Istituto Italiano di cultura di New Delhi. Partecipa alle grandi fiere internazionali di arte contemporanea: International Fair Zurich, Kunstart Bozen, Miart Milano, Strasbourg Art, Arte Moderna e Contemporanea Roma…

Nel 2008 l’Assessorato alla Cultura del Comune di Belluno, a distanza di dieci anni dalla precedente antologica curata da Flaminio Gualdoni, ospita il suo “Monte Analogo” nel Cubo di Mario Botta a Palazzo Crepadona. Un ciclo di opere su carta in cui il segno pittorico si espande e la pietra si fa corpo roccioso della montagna. Oggetto pittorico non piu’ circoscritto dai suoi limiti ma corpo costituente la massa, capace di ampliarsi e dissolversi in essa.

Oggi questo Ciclo di opere è in mostra a Massa Marittima.

Guido Giuffè’ è nato e si è laureato a Messina, vive a Roma dal 1959. Critico d’arte, ha insegnato Storia dell’Arte nelle Accademie di Belle Arti. Per trent’anni ha collaborato con varie testate (l’Avvenire d’Italia, La Fiera Letteraria, la Discussione…). Ha pubblicato varie monografie (Morandi, Pirandello, Gentilini, De Pisis, tra gli altri) e innumerevoli saggi su maestri e periodi dell’arte contemporanea.

Francesco Tomatis (Carrù, 1964) è professore ordinario di Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Salerno e istruttore di Kung Fu classico cinese della Scuola Kung Fu Chang. È stato ricercatore della von Humboldt-Stiftung all’Università di Freiburg im Breisgau (Germania), professore ordinario allo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano (Cuneo), professore ospite in alcune Università europee ed americane. Tra i suoi scritti: Kenosis del logos (1994), Ontologia del male (1995), L’argomento ontologico (1997), Escatologia della negazione (1999); per Bompiani, Filosofia della montagna (2005), Come leggere Nietzsche (2006), Dialogo dei principi con Gesù Socrate Lao Tzu (2007), Liberta’ di sapere (2009).

Inaugurazione: venerdi 21 agosto, ore 18

Palazzo dell'Abbondanza
via Goldoni - Massa Marittima (GR)
Orario della mostra: agosto ore 17/20 – settembre ore 16/19. Lunedi chiuso
Ingresso libero

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