Spazio Tadini
Milano
via Jommelli, 24
02 26829749 FAX 02 26829749
WEB
Raffaele Cioffi e Andrea Mazzola
dal 16/9/2009 al 3/10/2009
Mart-dom 10-19

Segnalato da

Melina Scalise




 
calendario eventi  :: 




16/9/2009

Raffaele Cioffi e Andrea Mazzola

Spazio Tadini, Milano

"Nel colore Cioffi individua lo spazio entro cui incanalare l'energia dirompente della sua poesia e i passaggi di stato" (M. Galbiati). Andrea Mazzola propone una visione del mondo singolare che pone l'attenzione sul trasporto delle merci quale metafora delle dinamiche e delle regole che determinano le relazioni tra uomini e cose.


comunicato stampa

a cura di Giovanni Maria Accame e Matteo Galbiati

Dopo la presentazione, nella prestigiosa sede del Museo Nazionale Villa Pisani di Strà, si potranno vedere altre opere del giovane pittore Raffaele Cioffi presso lo Spazio Tadini. Una nuova serie di lavori degli ultimi due anni testimoniano con forza l’amore verso la pittura. Per questa occasione è stata edita una monografia da Edizioni Signum con la riproduzione di una ricca selezione di lavori dell’artista e i testi critici di Giovanni Maria Accame e Matteo Galbiati.

Tratto dal testo Il principio della Pittura di Matteo Galbiati.
“… Nel colore e nel suo infinito combinarsi Cioffi individua lo spazio entro cui incanalare l’energia dirompente della sua poesia e i passaggi di stato, le variabili sottese alle singole sfumature, sollevano e sezionano il potenziale visivo di un’astrazione che non vuole farsi simbolo, ma riflessione. Il colore si contrae e si ammorbidisce in infiniti passaggi di toni, si rende rarefatto o si solidifica, si raggruma e si seziona in trasparenze e velature, si lascia dilagare in spazi e luoghi diversamente imponderabili. Si fa addentro ad un mondo che bypassa lo sguardo, da quello fisico ad uno mentale, per esplicitare il suo processo visivo. L’interno, il nucleo generante dell’accadere superficiale, svela il segreto potenziale del colore che in Cioffi non può che essere la sostanza dell’indagine emozionale occultata nel profondo dei suoi dipinti. …”

Biografia

Raffaele Cioffi nasce a Desio (MB) nel 1971, si diploma al Liceo Artistico “Papa Ratti” di Desio dove inizia ad avvicinarsi alla pittura. Frequentando l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano chiarisce l’orientamento della sua ricerca e del suo linguaggio per i quali sarà fondamentale l’incontro con artisti come Claudio Olivieri e Mario Raciti.

Ricordando le più importanti mostre organizzate in gallerie private ed istituzioni pubbliche in Italia e all’estero si segnalano la personale dedicata all’artista nel 2001 presso lo Young Museum di Revere (MN) (catalogo “Il volto dell’anima” a cura di Claudio Cerritelli); nel 2003 presso il Chiostro di Voltorre - Museo d’Arte Moderna, Gavirate (VA) (catalogo “Prospettiva interiore” a cura di Marco Meneguzzo); nel 2005 il catalogo “Continuum...” a cura di Francesco Tedeschi.
Vive a Mariano Comense (CO) e lavora a Nova Milanese (MB).

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Andrea Mazzola

Personale

Un giovane artista di Parma propone una visione del mondo contemporaneo singolare che pone l’attenzione sul trasporto delle merci quale metafora delle dinamiche e delle regole che determinano le relazioni tra uomini e cose.

“Vanno, vengono, ogni tanto si fermano” diceva il cantautore De Andrè parlando delle nuvole, mentre Alessandro Baricco in “Oceano Mare” scriveva “Vanno, vengono, ritornano e magari si fermano tanti giorni” e ancora “i nomi vanno vengono, si confondono: a volte significano individui a volte ectoplasmi, oppure maschere..”.

“Vanno.. vengono”, è diventato quasi un tormentone della nostra generazione, di questo periodo storico caratterizzato da un continuo movimento e mutamento di cose, persone, situazioni. Andrea Mazzola dipinge gli involucri che contengono le cose che vanno e che vengono, che a volte si fermano e a volte ritornano. Non ci sono nuvole ad evocare il flusso dei pensieri e non ci sono onde del mare a simboleggiare persone e situazioni. Non c’è nulla di riferito alla Natura nella raffigurazione del suo movimento del mondo: tutto si riconduce al lavoro dell’uomo e alla sua organizzazione nella movimentazione delle merci.

Mazzola non lascia intravvedere mete, non lascia intendere contenuti, i suoi dipinti sono un primo piano su bidoni, casse, cartoni, container nei quali potrebbe esserci di tutto. A chi guarda si lascia il piacere della scoperta, dell’indizio, del messaggio nascosto, della soluzione possibile di un “giallo”, oppure il disagio dell’impossibilità di intuire un destinatario, un senso, un contenuto.

Le sue tele non lasciano intravvedere orizzonti, gli involucri riempiono ogni centimetro della tela, coprono le distanze, si allineano in prospettive senza vie d’uscita, avvolgono e circondano l’osservatore. Non esiste spazio per il paesaggio naturale, né per quello antropizzato. Il colore è deciso, accesso e con forti contrasti, quasi chiassoso. Le ombre, a volte, si perdono e segni - come incisioni - marcano i perimetri, caratterizzano le differenze: non c’è mai la figura umana nella sua interezza. Ci sono i manufatti e i dettagli delle mani dell’uomo.

Dove vanno, da dove arrivano quelle quantità industriali? Sono merci indispensabili per la sopravvivenza? Mazzola non vuole che chi guarda i suoi dipinti si distragga, ma che lo sguardo si volga esclusivamente a quegli involucri. In questa forzatura l’osservatore, dopo un primo riconoscimento dell’oggetto raffigurato, scopre di possedere un racconto, un libro di ipotesi, un archivio di notizie dimenticate su container, barili, scatoloni, cataste di merci. Traffici illegali? Merci ferme al porto per gonfiare i prezzi e favorire speculazioni finanziarie? Medicinali scaduti per i bambini del terzo mondo? Clandestini o schiave del sesso nascoste nella stiva di una nave?
Tutto potrebbe essere e non essere, ma l’unica cosa certa è che il mondo che Mazzola descrive è fatto di incognite, che tutto ciò che oggi si muove da un capo all’altro del mondo è governato da un andare e venire di merci, gestite da un mercato a volte spietato di cui la gran parte delle persone sono semplici ed ignari spettatori.

In questo scenario, dove le nuvole di De Andrè e le onde di Baricco sono metafora del cambiamento, i barili e i contanier di Mazzola parlano di un avvenuto cambiamento a cui l’uomo ha attribuito un senso sempre più commerciale. Un viavai dove le persone sono trattate come cose, dove l’immigrazione diventa problema economico e non di diritti umani, mentre nella quantità si dimenticano i nomi di cose e persone. Un mondo dove i paesaggi perdono le nuvole e, a volte, le onde del mare rallentano per i barili di petrolio che cascano negli oceani.

Inaugurazione giovedì 17 settembre dalle ore 18.00

Spazio Tadini
via Jommelli, 24 - Milano
Orario: da Martedì a Domenica ore 10.00 -19.00; chiuso il Lunedì
Ingresso libero

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