L'edicola digitale delle riviste italiane di arte e cultura contemporanea

::   stampa  

Urban Anno 12 Numero 108 settembre 2012



Architettura spontanea

Susanna Legrenzi

un'iperbole, un paradosso, una sfida. Dove falliscono i grandi piani urbanistici. A vincere sono i micro progetti. E la qualità urbana decolla





SOMMARIO N. 108


7 | editoriale

9 | icon

11 | interurbana
al telefono con Anna Luccarini

13 | portfolio
60’s & 70’s
a cura di Floriana Cavallo

19 | Cult
di Michele Milton

23 | azealia banks
di Roberto Croci

27 | design
di Olivia Porta

29 | architettura spontanea
di Susanna Legrenzi
illustrazioni Tom Jay

34 | favela verticale
di Susanna Legrenzi
foto Iwan Baan

41 | libri
di Marta Topis

42 | imogen poots
di Roberto Croci
foto Trunk Archive/ Contrasto

46 | musica
di Paolo Madeddu

48 | london beach
di Sasha Carnevali
foto Mattia Zoppellaro/ Contrasto

53 | details
di Ivan Bontchev e Tatiana Uzlova
54 | the opposite game
foto Jolijn Snijders
styling Ivan Bontchev

64 | underground jewels
di Federico Poletti
foto Samatha Casolari

66 | nightlife
di Lorenzo Tiezzi

67 | Fuori

74 | ultima fermata
di Franco Bolelli
ARTICOLI DAGLI ALTRI NUMERI

Coast to coast
Francesca Bonazzoli
n. 117 ottobre 2013

Branding Terror
Francesca Bonazzoli
n. 116 settembre 2013

Future City
Susanna Legrenzi
n. 115 giugno 2013

Utopia Biennale
Francesca Bonazzoli
n. 114 maggio 2013

Middle East Now
Francesca Bonazzoli
n. 112 marzo 2013

Wall Ballet
Francesca Bonazzoli
n. 111 febbraio 2013


illustrazioni tom jay

illustrazioni tom jay

“Abbiamo rotto con molte leggi. Eravamo pronti ad andare in prigione”.
A Dallas, epicentro del Texas dei petrodollari, dal 2010 Andrew Howard, consulente IT, e Jason Roberts, pianificatore trasporti, sono Better Block, una piattaforma di urban guerrilla per la riqualificazione provvisoria di aree “critiche”. Il manuale d’uso prevede tempi di azione brevi (max 24 ore) e regole semplici. Roba del tipo: “Scegli un posto, crea una squadra, occupa negozi vuoti, costruisci ritrovi Pop-Up, pompa le tracce del tuo ipod, dai alla gente un motivo per restare (cibo, libri, scacchi), coinvolgi un artista, un designer, un architetto…”. Il risultato, raggiunto di volta in volta, è un sipario mobile: una campionatura di “se fosse” da costruire e condividere per strada con tattiche sovversive e fare corsaro. Da Dallas a Memphis, St. Louis, New York, Boston, il virus “Howard + Roberts” è stato di quelli a contagio veloce. Il messaggio, del resto, è molto chiaro: nella grande partita delle “città del futuro”, l’ultima rivoluzione americana parte dal basso. In un cenno è Archistar, goodbye.
A fare luce sul fenomeno, dal 29 agosto al 25 novembre, è ora una mostra – Spontaneous Interventions: Design Actions for the Common Good – promossa dal Padiglione Stati Uniti per la 13esima Biennale di Architettura di Venezia. A raccolta, accanto a Better Block, ci sono 124 pratiche di “azionismo” metropolitano. Laboratori open source che, con regole più o meno ortodosse, hanno sfornato negli ultimi anni un’idea di città alternativa, animata da parklet pirata progettati come oasi di incontro tra cofani di automobili parcheggiate (memorabile quello di Erik Otto per la Fabric8 Gallery di SF), piste ciclabili “sprayate” dal nulla, reti di condivisioni di architetture temporanee, aree verdi grandi come un palmo di mano, squadre di riparazione urbana disposte a liftare marciapiedi fessurati.

Non mancano grandi festival-off come Art in Odd Places che ogni ottobre trasforma le rive newyorchesi dell’Hudson in una topografia vitale dei luoghi in abbandono. E gesti minimi come il poetico Red Swing Project: legno, corde, vernice rossa per una, mille altalene appese, nel cuore della notte, dove meno te lo aspetti, da Austin, Texas, al Tamil Nadu, nell’India meridionale. “Spontaneous Interventions è uno dei risultati del clima di stallo politico sociale” spiega, da New York, Cathy Lang Ho, commissario espositivo su mandato dell’Institute for Urban Design di New York. “Sulla scia della crisi finanziaria, in tutti gli Stati Uniti ci sono sempre più persone disposte a prendere l’iniziativa per arginare il declino delle città, senza restare in attesa di autorizzazioni o del cenno forte della pubblica amministrazione. I progetti raccolti in mostra sono la risposta ai problemi che la gente vede intorno a sé: risposte informali, certo. Ma anche una valida alternativa ai tradizionali approcci top-down”.
È il caso di Fresh Moves Mobile Market, un esperimento promosso a Chicago da Architecture for Humanity in collaborazione con Food Desert Action. Fresh Moves Mobile Market è un negozio mobile di pomodori biologici, patate, broccoli, cavolo riccio...
A ospitarlo sono vecchi bus della Chicago Transport Autorithy. Investimento base: 1 dollaro, la spesa affrontata per l’acquisto di un mezzo. Missione: distribuire prodotti freschi ai 550mila abitanti che vivono nei deserti alimentari della terza più importante metropoli degli Stati Uniti. Ospite di Oprah Winfrey, Steve Casey, deus ex machina dell’iniziativa, ha commentato: “Dalle nostre parti, il profumo di fritto è così spesso che è possibile sentirlo con le finestre chiuse”. Non molto tempo fa ha aggiunto: “Ieri ho visto un ragazzino di 14 anni che mangiava per la prima volta una mela”.

Dall’altro capo degli iuessei, a dare la spinta è stato invece un architetto, Douglas Burnham, aka Envelope A+D, studio in un ex-magazzino di munizioni, cattedra al CCA. Teorizzatore di un’idea di urbanistica flessibile, Burnham ha preso in affitto un’intera area in abbandono nel cuore febbrile di San Francisco, Hayes Valley, convertendola in un hub urbano. “Il progetto è un esperimento di recupero” spiega. “Una vetrina senza una strada, una sorta d’improvvisazione urbana che potrebbe trovare casa in altre città. Il lotto è di proprietà pubblica. Il progetto iniziale era una giungla di condomini. Il crollo del mercato immobiliare ha fatto il resto”. Oggi su questo fazzoletto di terra è nato Proxy: Risto-Pop-Up in container, una galleria d’arte temporanea affidata ai giovani curatori del SFMoMa, una gigantesca birreria all’aperto, nell’insieme segnali del desiderio-necessità di accelerare il processo di trasformazione delle città.
Anche la chef Alice Waters, vice-presidente internazionale di Slow Food, non è rimasta a guardare. Si dice sia lei l’ispiratrice dell’orto nel giardino della Casa Bianca che Michelle Obama ha molto sbandierato. Questa volta siamo a New York, dove la chef californiana con Edible Schoolyard ha trasformato, nel cuore di Brooklyn, la Public School 216 nel primo cortile scolastico commestibile. Un’aula a terra provvista di serra invernale, dove gli studenti possono preparare e consumare prodotti freschi, kilometro zero, frutto del loro lavoro.
Non tutte le pratiche partecipative in mostra hanno risultati sul terreno della concretezza.

A New Orleans, per esempio, Rob Walker ed Ellen Susan hanno dato vita a nuovo progetto di narrazione urbana ai confini della fiction: Hypothetical Development Organization. Come procedono? “Per prima cosa individuiamo aree urbane cadute in disuso, le più impopolari. Quindi ne progettiamo un futuro, palesemente inverosimile. Poi affidiamo a un artista il compito di creare un rendering basato su un concetto immaginario, realizzando, infine, dei banner pubblicitari da affiggere in prossimità dell’area”. La raccolta fondi del fanta-studio – nello spirito dei tempi – è avvenuta su Kickstarter.com, la celebre piattaforma di crowdfunding. Capitale iniziale: «4.197 dollari, sborsati da 80 sostenitori generosi”.
Al momento, Hypothetical Development Organization ha sfornato una ventina di progetti di riconversione. Se si potesse scegliere, il suggerimento è un palco al Theatre Escape. Inutile chiedere l’indirizzo. “Parigi, 1968, Base Lunare Clavius, Martin County, in Kentucky? Questo edificio può essere rimontato ovunque tu voglia andare” affermano Walker & Susan, lasciando pensare che la città del futuro, in fondo, non è poi così lontana da quella che ci portiamo nell’anima, prima che sulle strade. •