Museo di Santa Giulia
Brescia
via dei Musei, 81/b
030 2977833 FAX 030 2807022
WEB
Roberto Capucci e l'antico
dal 17/11/2011 al 17/12/2012
9.30-17.30, chiuso lun.

Segnalato da

Adicorbetta press




 
calendario eventi  :: 




17/11/2011

Roberto Capucci e l'antico

Museo di Santa Giulia, Brescia

Omaggio alla vittoria alata. Un percorso inedito delle 'sculture in tessuto' che raccontano il processo creativo ispirato al mondo antico di uno dei maestri della moda e del made in Italy: sono esposti 31 abiti-scultura e 10 inediti bozzetti selezionati da Massimiliano Capella e Francesca Morandini.


comunicato stampa

A cura di Massimiliano Capella e Francesca Morandini

31 straordinari abiti-scultura e 10 inediti bozzetti all’interno del Museo di Santa Giulia, iscritto dal 25 giugno 2011 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, andranno a comporre un itinerario altamente scenografico. Questo incontro, reale e affascinante, tra antico e moderno si dipana nelle sezioni dell’Età Romana, Alto Medievale, presso le Domus dell’Ortaglia, nella Basilica longobarda di San Salvatore e nel Coro delle Monache, trionfo rinascimentale.

“Rivitalizzare i luoghi della cultura, attualizzarli con “performances” anche non convenzionali”, è secondo Francesca Ghedini, docente di Archeologia Classica presso il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova, il valore aggiunto di questo evento: “un’operazione che si qualifica subito per la forte impronta culturale: l’antico non è solo un palcoscenico per il moderno. [...] Qui antico e moderno si toccano e si compenetrano sotto l’egida dell’immortalità della bellezza. L’esposizione delle creazioni di Capucci è pensata e proposta, all’interno di Santa Giulia Museo della Città, perché fra ciascun abito e il contesto in cui è inserito si stabilisca un dialogo fitto e continuo, un dialogo che possa suggerire associazioni e confronti non solo allo studioso o all’esperto di arte antica e moderna, ma anche, e soprattutto, al visitatore.”

L’iniziativa espositiva, curata da Massimiliano Capella e Francesca Morandini, sarà articolata in cinque sezioni: L’Antico. Gli Ordini Architettonici. Le Stagioni. Gli elementi: Fuoco, Terra, Aria e Acqua e Omaggio alla Vittoria Alata. Di quest’ultima sezione è protagonista l’inedito abito-scultura che Roberto Capucci ha voluto dedicare alla Vittoria Alata, bronzo del I secolo d. C., simbolo del Museo e della città di Brescia.

L’antico si profila come leitmotiv della produzione di Capucci e come scelta cruciale del suo processo creativo, è lo stesso Capucci ad affermare: “i miei vestiti prendono a prestito dalla natura foglie, corolle, farfalle, insieme ai pepli delle statue antiche [...]”, gli echi dell’antico si ritrovano in opere come l’Abito dorico, in raso beige modellato come una colonna con cinta di foglie (1978-1979), il Capitello corinzio, in charmeuse plissé beige con corpino ricoperto di foglie verde-oro stile corinzio (1989) o come il Capitello a paniere (1989) in mikado bianco con corpino a ventaglio in lamé a intarsi oro e argento, memore delle ornamentazioni a mosaico bizantini.

Massimiliano Capella, direttore dei Musei Mazzucchelli e ideatore del progetto, ripercorre il significato dell’Omaggio alla Vittoria Alata da parte di Roberto Capucci: “Nel marzo del 2011 l’incontro tra Roberto Capucci e la scultura simbolo della città di Brescia dà vita a 9 diverse illustrazioni (matite colorate e grafite su carta Fabriano, 50x70 cm, in esposizione), stese nell’arco di un'unica giornata, sintesi delle diverse interpretazioni del panneggio antico, del chitóne e dell’himàtion.

La linea tratteggiata è sempre molto precisa, il disegno si fa più marcato quando Capucci deve rendere la materia più consistente di taffetas, crêpe, sauvage o mikado, mentre si alleggerisce in uno sfumato per materiali più aerei quali georgette e organza. La scelta di ritrarre il corpo immaginario quasi sempre di profilo consente di sviluppare al meglio sulla carta l’invenzione delle ali, parte fondamentale della Vittoria bresciana.

Dal progetto all’opera: la veste drappeggiata, sottilissima e probabilmente bagnata della Vittoria viene interpretata nell’abito-scultura con 25 metri di georgette di seta e 17 metri di mikado in tre diverse tonalità di verde, una di mauve e una di bronzo. In georgette sono la gonna-manto, le maniche e l’ampia scollatura, unica citazione fedele del chitóne della Vittoria, mentre per creare un contrasto cromatico e materico con la leggerezza della georgette Capucci sceglie il mikado mauve per la sottogonna rigida, per l’alta cinta e per le ali. Quest’ultime, doppiate e riccamente drappeggiate nei colori del mauve e del bronzo, si inseriscono nella scollatura posteriore sottolineandone il profondo taglio a V, contrapposto al taglio piramidale conferito dalle due code, sempre in georgette, che partendo dalle maniche si sviluppano fino a terra, amplificando il volume dell’abito-scultura”.

La statua dalla quale parte questo progetto esercita il suo fascino da diversi secoli; come spiega Francesca Morandini, responsabile delle collezioni e delle aree archeologiche del Comune di Brescia: il bronzo “riproduce una divinità femminile che, in origine e completa degli attributi oggi mancanti, ha appena inciso con uno stilo sullo scudo [...], il nome di una vittoria militare o di un importante personaggio. [...] Il corpo, formoso e sinuoso, è vestito da un leggero chitone lungo sino ai piedi, trattenuto all'altezza delle spalle da due fermagli non più conservati, forse in materiale differente dal bronzo; il gesto del braccio destro ha provocato la discesa del chitone e ha ampliato la scollatura, lasciando intravvedere il seno. La veste aderisce al corpo come se fosse bagnata. I fianchi e le gambe sono avvolti in un himation di maggiore consistenza tessile, che con profonde pieghe e drappeggi pesanti crea un voluto contrasto, anche chiaroscurale, con il torso della divinità [...] I capelli sono raccolti sulla nuca, divisi con una scriminatura centrale, trattenuti superiormente da un diadema a fascia con inserite ad agemina foglie di ulivo in argento e rame, sono più soffici e scomposti sulle orecchie e verso lo chignon. Caratterizzano l'insieme della figura le due grandi ali piumate, fortuna di questa statua e nello stesso tempo motivo di grande discussione in merito alla sua origine e alla sua storia. Sin dal momento della scoperta, avvenuta il 21 luglio 1826 presso l'antico tempio dedicato a Vespasiano nel 73 d. C., in molti accorsero a ammirare la statua, eruditi locali e studiosi, anche dall'estero, dando vita alle numerose interpretazioni che ancora oggi continuano ad alimentare il fascino di questa straordinario bronzo”.

Tra gli abiti esposti figureranno:
. varie versioni del Peplo, ideato nel 1973 come abito in georgette ecru bordato di rosso scuro, dalle linee tradizionali, emblema dell’ispirazione alla natura e all’antico, presentato nelle antiche stanze delle domus romane;
. l’abito da sera Farfallone, un arcobaleno di colori in taffetas plissé, presentato a New York nel 1985, ed esposto in quest’occasione nel rinascimentale Coro delle monache;
. l’abito-scultura Vestale, personalissimo omaggio di Capucci a Maria Callas, in taffetas di seta con una coda di oltre dieci metri, andato in scena nel 1986 all’Arena di Verona, esposto nel Coro delle monache.

Il catalogo, edito da Allemandi, conterrà testi e approfondimenti sui temi della moda e dell’archeologia di Massimiliano Capella, Giusi Ferrè, Silvia Venturini Fendi, Francesca Morandini, Francesca Ghedini, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin.

Roberto Capucci biografia:
Dopo aver frequentato il Liceo artistico, studia all'Accademia di Belle Arti di Roma, sua città natale. Nel 1950 fonda la sua casa di moda e già nel 1956, a soli ventisette anni, il grande stilista francese Christian Dior lo definì pubblicamente in un'intervista a Vogue "il miglior creatore della moda italiana", per l'assoluta originalità delle sue creazioni che in seguito la critica, pressoché unanimemente, considererà vere e proprie "sculture in tessuto". Nel 1962 aprì un atelier a Parigi, dove venne accolto fra clamori ed entusiasmi, ricevendo critiche positive da parte della stampa e l’onore di essere il primo artista italiano a cui sia stato chiesto di "firmare" un prodotto. Il 1968 vede il suo definitivo rientro in Italia, a Roma, nell'atelier di via Gregoriana; nel 1970 Pier Paolo Pasolini gli chiese di realizzare gli abiti di Silvana Mangano e di Terence Stamp per il film Teorema (film). Dal 1980 si separa dalle grandi istituzioni della moda proponendosi di disegnare una sola collezione di "alta moda" (non si è mai dedicato al prêt-à-porter) all’anno e di presentarla ogni volta in una città diversa. I suoi abiti sono stati indossati da moltissime celebrità e, soprattutto nelle cerimonie, da tante donne dell'alta società italiana ed europea. Tra gli abiti più famosi c'è quello indossato da Rita Levi-Montalcini in occasione del conferimento del Nobel per la medicina del 1986.

Museo di Santa Giulia
via dei Musei 81/b, Brescia
orari: tutti i giorni ore 9.30 – 17.30 . chiuso tutti i lunedì non festivi.
Ingresso: intero € 8,00 . ridotto € 6,00 (per gruppi da 10 a 25 persone e convenzionati). Visitatori da 14 e 18 anni e oltre 65 anni
€ 4,00 - scuole € 3,00 (si concedono 2 gratuità insegnanti e/o accompagnatori per ogni scolaresca con l’aggiunta dell’eventuale
insegnante di sostegno o assistente per lo studente disabile. Nel caso gli accompagnatori delle scolaresche siano più di due, si
applicherà a questi l’ingresso ridotto a € 6,00). Ingresso + didattica € 4,50.
Informazioni e prenotazioni t. + 39 030 2977833/34

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