Unorossodue
Milano
Via Boltraffio 12
02 36511794 FAX 02 36511794
WEB
Deposito 12
dal 14/12/2004 al 10/2/2005
02 36511794 FAX 02 99980681
WEB
Segnalato da

unorossodue




 
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14/12/2004

Deposito 12

Unorossodue, Milano

Mostra personale di Riccardo Fabiani: l'artista dipinge con acido nitrico il metallo; cioe' dipinge con la ruggine; e la ruggine inizia cosi' il suo lento ma inesorabile processo di corrosione, mangiando e cancellando i segni, i corpi. Un'opera destinata a cambiare che non si puo' preservare


comunicato stampa

Mostra personale di Riccardo Fabiani

a cura di Alessandro Mancassola.

'Da un punto di vista metodologico si potrebbe dire che il senso della filosofia è quello di giungere al materialismo e ciò non significa altro che giungere alla morte.
[...]
Nell'uomo queste operazioni falliscono perché l'uomo non è un essere morto, ma vivo.'
Joseph Beuys

DEPOSITO 12: polvere, rossa, di ruggine; metalli, ferro, lastre, da 25X25 cm a 200X200 cm.
Vasta gamma, anche su ordinazione.
Ordinazione di corpi; collezione di corpi.
Tracce, impronte, corpi sgretolati, corrosi, ordinati, ricostruiti: frammenti, sogni, ho sonno, sopisco.

Ironman: il metallo che rilega la fronte:

Non sopporto film come "Surviving Picasso" (/1996, James Ivory/) o "Love is the Devil" (/1998, John Maybury/).
Sono anni che conosco Riccardo Fabiani (/1979; Motta di Livenza TV/), come uomo, come artista, come compagno di avventure. Potrei parlarne a /trecentosessanta gradi/; ma è chiaro che non interessa ne a me ne agli interlocutori della sua mostra.
Ma so altrettanto che l'incidente accadutogli alla fine del 2002 ha un'importanza a dir poco rilevante nel suo lavoro.
Inteso che il metallo è un elemento cardine alla sua produzione artistica fin dal 1999, Riccardo "deve" al titanio la sua guarigione: 4 placche ne hanno ricostruito e rilegato il cranio: "/Un incidente automobilistico che ha cambiato drasticamente sia la mia vita che il mio modo di fare arte e il mio modo di pensare l'arte... di concepire... //è// stato una sorta di scambio reciproco: il metallo mi ha ridato la vita e in un certo qual modo adoro ridare la vita al metallo... da quel momento in poi tutte le mie opere hanno del metallo./"

In un'epoca nella quale in Italia si finanziano più i restauri che la produzione di nuova cultura, il suo lavoro si colloca drammaticamente in quella ferita aperta: ferita dovuta alla storia (dell'arte), e a quell'idea che si ha del nostro paese: /IL BEL PAESE/.
Fabiani dipinge con acido nitrico il metallo; cioè dipinge con la ruggine; e la ruggine inizia così il suo lento ma inesorabile processo di corrosione, mangiando e cancellando i segni, i corpi: "/Voglio che chi vede l'opera entri a far parte del processo creativo; lo spettatore vede l'opera e sa che è impossibile vederla nella sua interezza perché l'opera è destinata a cambiare; può fare tesoro di quel momento e custodirlo nei suoi ricordi; ed è l'unica cosa che potrà preservare./"

Dopo le esperienze al /Real Presence 03/ (/Tito Museum, Beograd/) e alla /Biennale d'arte contemporanea di Yerevan/ (/Armenia/) Riccardo "torna" in una galleria per la sua terza personale; Fabiani è uno dei pochi artisti ch'io conosca che sentono il museo come un luogo vivo; nei suoi interventi performativi coinvolge il pubblico, lo responsabilizza, facendolo entrare nella sua intimità, nella sua "letteratura"; alfabetizzando gli occhi di chi lo guarda.
Nel progetto per la Unorossodue l'impegno nel ridare questo senso all'operato dell'artista è stato notevole.

DEPOSITO 12: dare un nome ai luoghi innanzi tutto: LA FABBRICA DI RUGGINE, IL FORNO DI FARFALLE: i luoghi dei suoi interventi vengono sempre battezzati, nominati, "personificati".
In occasione della sua mostra la Unorossodue diviene un deposito, un magazzino, non solo concettualmente, ma soprattutto visivamente: si sappia che prima di divenire uno spazio per l'arte contemporanea il "negozio" in via Boltraffio 12 era un deposito edile.
"Mettere a parete" le opere di Fabiani sarebbe stato un omicidio, uno scempio.
La prima settimana di mostra l'artista vivrà in galleria, dormendo per sette notti, animando la parte /dionisiaca/ del suo processo artistico che modificherà quella /apollinea/; togliendo alla mostra quel gusto del "permanente" tanto caro all'arte visiva; ciò che realizzerà di notte modificherà per 7 giorni la mostra; questo moto andava mantenuto anche per il resto dell'esposizione.

Deposito polvere, deposito di polvere.

In due mesi di mostra la polvere di ruggine si depositerà nel pavimento metallico della galleria, e i segni lasciati sulle lastre cominceranno a scomparire; e le opere, installate a terra, solo appoggiate ai muri, nasceranno proprio dalla zona calpestabile della galleria, e non saranno posizionate con metodi canonici, di equilibrio; ma come in un magazzino di un qualunque fabbro saranno disposte senza un criterio preciso, e ogni giorno ci impegneremo nel cambiare la loro disposizione, cercando di mantenere quella vivacità propria dei luoghi di accumulo.
Solo le 7 lastre/cuscino della performance "Le 7 notti" troveranno la loro collocazione a parete, in un'eccezione che conferma la regola.

"Carni Sottili"; "Schedario di un seduttore"; "Grafia di un amplesso": 3 lavori che dominano lo spazio che domina le opere che dominano lo sguardo che domina l'orizzonte vuoto: affezione all'anatomia, alla carne; sensibilità maniacale; irridente e provocante; vivisezioni per affezione; feticci.
"39/1": bifronte de-scrittura narrante l'incidente (/vedi sopra/).

Perché descrivere le opere di Fabiani è un fallimento in partenza: potrei parlare del tempo dell'alchimista, dell'artigiano, dell'artista (/kairos/) e del tempo biologico, delle stagioni, della vita (/aion/).
Potrei complicare i discorsi, caricarli.
Ma sarebbe un fallimento: perché parlare della polvere?
DEPOSITO 12 è alla fine un deposito di polvere; e la polvere è un elemento mobile; non è possibile fissare il lavoro di Riccardo, perché la sua natura è nel "divenire", e potrei solo parlare di un frammento della mostra; perché alla fine anch'io sono un suo spettatore, e quindi anch'io ne vedrò solo un momento, e affiderò alla mia memoria il ricordo di DEPOSITO 12, che per fortuna è un evento che non potrò riorganizzare, non potrò esportare; la mostra inaugura il 15 dicembre e terminerà il 10 febbraio: gli sguardi di Sergio Daolio e il mio saranno i primi testimoni del mutamento quotidiano del "magazzino"; non saremo altro che dei semplici botanici che coltivano le rose in una serra, coscienti che la bellezza dei fiori sta anche nella loro durata.
Alessandro Mancassola

Inaugurazione: 15.12.04 alle ore 18.30.

La mostra rimarrà aperta fino al 10.02.05.

Ricordiamo inoltre che dal 13.12 al 19.12, dalle ore 23.00 alle 9.00 avrà luogo la performance 'Le 7 notti', visionabile anche in diretta sul nostro sito web.

UNOROSSODUE - via Boltraffio, 12, Milano

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