Galleria Monica De Cardenas
Milano
via Francesco Vigano', 4
02 29010068 FAX 02 29005784
WEB
Extended painting
dal 28/3/2001 al 12/5/2001
WEB
Segnalato da

Monica De Cardenas




 
calendario eventi  :: 




28/3/2001

Extended painting

Galleria Monica De Cardenas, Milano

Alle ore 18.30, nel nuovo grande spazio della Galleria Monica De Cardenas, in Via Vigano' 4, a Milano si inaugura la mostra EXTENDED PAINTING, una ricognizione sulla giovane pittura internazionale con Gillian Carnegie, Verne Dawson, Peter Doig, Blake Rayne, Glenn Sorensen, Hannah Starkey e David Thorpe.


comunicato stampa

Alle ore 18.30, nel nuovo grande spazio della Galleria Monica De Cardenas, in Via Viganò 4, a Milano si inaugura la mostra EXTENDED PAINTING, una ricognizione sulla giovane pittura internazionale con Gillian Carnegie, Verne Dawson, Peter Doig, Blake Rayne, Glenn Sorensen, Hannah Starkey e David Thorpe.

Da Londra e New York arriva una nuova pittura figurativa. La realtà vi appare sottilmente trasfigurata, quasi psichedelica, con un ritrovato amore per il colore, spesso intenso e cangiante, e una passione per la sperimentazione con diverse tecniche pittoriche e modalità di rappresentazione. L'ispirazione viene dal cinema, dalla televisione, dal digitale, dalla fotografia e dalla storia dell'arte. Queste fonti vengono utilizzate e trasformate per giungere a creare immagini nuove e personali, che parlano dell'immaginario individuale e collettivo del nostro tempo.

La ricerca di immagini è fondamentalmente pittorica, ma non è sempre fatta di pittura. In alcuni casi viene raggiunta con tecniche inventate ad hoc dall'artista: con minuscole carte colorate ritagliate ed incollate (David Thorpe), con fili di lana cuciti sulla tela (Michael Raedecker) o con strati spessissimi di colore che creano bassorilievi(Gillian Carnegie). In altri casi l'artista usa direttamente la fotografia, ma compone le immagini come fossero quadri, senza lasciare nulla al caso, ottenendo effetti pittorici e adombrate tensioni psicologiche (Hannah Starkey). Per giungere ad inventare nuove immagini, ogni artista si avvale della una sua personale strategia.

Il pioniere di questo tipo di pittura è Peter Doig, attivo già da circa quindici anni. In una scena artistica dominata dall'installazione e dalla fotografia, per molto tempo è rimasto un outsider apprezzato solo da pochi appassionati. Nato a Edinburgo nel 1959, ma cresciuto in Canada, dal 1980 vive a Londra e dal 1994 insengna al Royal College of Art. Prendendo spunto da fonti diverse che vanno dai suoi ricordi d'infanzia in Canada e scatti forografici personali a immagini tratte dal cinema, dalla televisione e dai giornali, Doig crea paesaggi in equilibrio tra la memoria e l'immaginazione. Tra pendii innevati, presso un lago o uno stagno, o tra gli alberi del bosco scorgiamo figure che sembrano far parte di una storia che non conosciamo. Le immagini sono come sospese e cariche di anticipazione, in attesa di qualcosa che potrebbe accadere. Così che, come dice Doig, 'lo spettatore diventa regista del film'. I colori sono raffinati e cangianti, artificiali, psichedelici; la pittura viene applicata in maniera sempre diversa, usando tecniche disparate e effetti di colore che vanno dall'allucinogeno all'atmosfera febbrile e preziosa del quadro simbolista. La pittura è la vera protagonista di queste immagini che esplorano le qualità fisiche e psicologiche del colore, il modo in cui può trasmettere associazioni personali, e la sua particolare abilità di creare atmosfere coinvolgenti. Doig descrive il dipingere come 'farsi strada lavorando su una superfice, perdendocisi dentro'.

Gillian Carnegie, nata a Londra nel 1971, dipinge squisiti paesaggi, still - life e ritratti sperimentando con il modo di applicare il colore sulla tela, col suo spessore e il modo in cui riflette la luce. Con la scelta dell'angolazione e dell'ora del giorno crea effetti stranianti. Al primo sguardo il quadro può apparire astratto, per rivelare poi la riva di un lago col paesaggio rifesso nell'acqua. O può apparire realistico, per scoprire solo in seguito un uso del colore molto astratto e artificiale.

Le immagini molto pittoriche di David Thorpe, (nato a Londra nel 1972) sono in realtà composte da un'infinità di strisce di carta colorata e ritagliata. Con questa tecnica stravagante e un lavoro immane, Thorpe realizza manualmente (a labour of love) i suoi paesaggi immaginari, caratterizzati da una natura eroica e sconfinata, costellata da edifici di architettura modernista e minuscoli personaggi.

Glenn Sorensen, nato a Sydney nel 1968, ma residente a Malmö in Svezia, ha un rapporto con la pittura più sommesso e intimo. Le tonalità scelte da questo artista, così come i soggetti delle sue rappresentazioni, sono leggere e fluttuanti, ma familiari come estratti da interni casalinghi. Spesso rappresentano fiori dalle tonalità delicate distribuiti sulla superfice in ritmi regolari, ripresi da tappezzerie o tovaglie fiorate. Una tovaglia fiorata con al centro un portacenere di vetro, solo appena identificabile dalla presenza spiazzante dei mozziconi, vista dall¹alto, diviene il punto di focalizzazione di ogni interesse percettivo. Le tele, di piccolo formato, sono solitamente quadrate, rivestite da questa leggera pittura che ne amplia i confini fino a determinare anche lo spazio circostante.

Le più recenti esperienze 'tecniche' rispetto alla creazione di immagini confluiscono nelle strategie pittoriche di Blake Rayne (nato nel Delaware nel 1969, vive a New York), creando un sottile equilibrio tra figurazione e astrazione, accentuato dalla presenza di macchie di colore sospese tra l¹ effetto di luce e la pura pittura. I suoi ultimi dipinti ritraggono rami invernali in una luce chiara e nitida sullo sfondo di un campo innevato e del cielo blu. L'immagine ci viene mostrata come oggetto manipolabile, così come abbiamo imparato a vederla al computer con Photoshop. Gli elementi che compongono il quadro: rami, campo innevato e cielo, vengono ricombinati in maniera sempre diversa e oscillano tra la perfetta messa a fuoco e una morbida sfuocatura. Il taglio è cinematografico e suggerisce movimento e transitorietà.

Verne Dawson (nato in Alabama nel 1961, vive a New York) crea paesaggi interamente immaginari facendo riferimento alla preistoria dell'uomo ed alle utopie di ricongiungimento con la natura. Ci mostra per esempio Manhattan come isola idilliaca, costellata solo da minuscole capanne e sporadici falò, in cui uomini e donne passeggiano nudi nella dolce luce dl tramonto; oppure la Pianura Padana coperta di boschi, il cielo ricolmo di uccelli, le palafitte lungo il fiume Po.

Le opere di Hannah Starkey (nata a Belfast nel 1971, vive a Londra) sono fotografie, non dipinti, ma sono costruite e composte come quadri, con un grande senso del colore e dell'immagine pittorica. Ritraggono scene di vita femminile in città, messe in scena da attrici professioniste. Sono momenti apparentementi banali, attimi di malinconia e sospensione, allegorie della vita contemporanea. Attraverso gesti e posizioni, ma anche luci e colori, raccontano relazioni e tensioni silenziose.

Gli artisti saranno presenti all'inaugurazione della mostra.

Orari: da martedi a sabato dalle ore 15.00 alle 19.00

Galleria Monica De Cardenas, Via Viganò 4, Milano

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