Omphalos
Terlizzi (BA)
via Toselli, 21
080 3512203 FAX 080 3512203

Flavia Robalo
dal 7/5/2010 al 29/6/2010

Segnalato da

Galleria Omphalos



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Flavia Robalo



 
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7/5/2010

Flavia Robalo

Omphalos, Terlizzi (BA)

Aires. In mostra quattro sculture, figure contemporanee che sembrano ispirarsi alla tradizione scultorea toscana tra duecento e trecento. I materiali utilizzati vanno dal legno al marmo all'ytong.


comunicato stampa

La galleria Omphalos é lieta di inaugurare AIRES mostra personale di Flavia Robalo. Saranno presentate quattro sculture, figure contemporanee che ci appaiono ispirarsi alla tradizione scultorea toscana tra duecento e trecento.
I materiali utilizzati vanno dal legno al marmo all'ytong.
Flavia Robalo é nata a Buenos Aires, da qualche anno vive e lavora a Pietrasanta.
Il testo scritto per Flavia é di Antonio Trotta, una generazione per un altra, la visione poetica di un artista per un artista.

Aires De Bicentenario
Il critico d'arte argentino Rafael Squirru nella sua presentazione del Gruppo SI di La Plata di cui facevo parte, per la nostra mostra al Museo d'arte Moderna di Bs. As. nel 1961 scriveva ... “ vengono da La Plata, vengono dalla pampa, portano con sé lo spirito dei conquistatori, culturalmente intendeva.
Noi consci di appartenere ad uno dei paesi più grandi e ricchi del mondo, più evoluti culturalmente e socialmente, con le università più ricercate e moderne insieme all'editoria e biblioteche pubbliche.

Con impianti sportivi in quantità e qualità come han dato prova nel trascorrere del xx secolo producendo grandi campioni da tutti conosciuti. Paese talmente evoluto da far pensare, soprattutto oggi, che ci sarà in questo nuovo secolo una differenza culturale di grandi dimensioni fra chi ha conosciuto quella Argentina e chi no, diversità destinata a crescere.
Fu allora che si cominciò a costringere il grande e pacifico gigante a scendere nell'arena come un toro piantandogli sulla schiena las primeras banderillas fino al suo esaurimento, crollato sulla sabbia e moribondo. Molti di noi se ne andarono per non vedere tale spettacolo, ma il suo ultimo gemito attraverserà l'oceano facendoci sentire addosso il calore del suo ultimo respiro.
Adesso il paese reazionario serve agli allocchi europei per sciacquarsi la faccia e farsi belli come per dire noi non abbiamo avuto guerre mondiali ne civili né fascismo né nazismo né franchismo né terrorismo.

Certe sere però il popolino semianalfabeta europeo consumatore di calcio va in delirio ad ottantamila alla volta negli stadi di Milano, Barcellona o Catania quando segnano i Milito o Messi senza sapere da dove vengono e da dove venivano i Sivori, i Distefano, i Cesarini, i Raimondo Orsi, i Guaitia, i Loiacono, scendendo su di loro un velo di pietà.
Flavia Robalo è giovane e non ha visto il gran gigante moribondo, non ha conosciuto quell'Argentina, vedendo e studiano le cose che fa però si capisce che quell'Argentina ce l'ha nel suo DNA.

Flavia possiede lo spazio ed il colore della pampa, dei campi di lino, la poesia del barrio alla Carriego, gli aquiloni per lei sono quadri volanti, le sue figure volanti da Miracolo a Milano dove il bravo De Sica si ispira ai primi insediamenti di baraccopoli nella periferia di Bs. As. dei primi anni 40. I muri di Flavia sono bianchi non ancora coperti di madreselva. Città di strade sterrate con il profumo del dopo pioggia, gli orizzonti che tagliano in due i fondi delle stesse strade, i cieli di nuvole erranti hanno l'arietta del grande fiume e del vento pampero di razza indomabile “che proclama la sua libertà”.

Flavia arriva con altri ragazzi argentini qualche anno fa a Pietrasanta non certo nella stessa situazione nella quale ci siamo trovati noi sessantanni fa quando l'Argentina, nel dire di Ruben Dario, era come un melograno aperto ed offriva un tetto al desamparato, lavoro all'affamato e libertà all'uomo libero. Per tutto ciò, i poveri italiani approdati lì non fecero altro che costruire, cantare e musicare, componendo centinaia di canzoni per cantarle in ringraziamento come una preghiera. Altrove non ebbero la stessa fortuna.
Mi sono chiesto il perché della scelta di Flavia di venire a Pietrasanta che può servire più a chi ha un lavoro già avviato, non certo a chi inizia. So per esperienza che gli argentini, in genere maniaci dell'informazione, difficilmente sbagliano luogo dove andare, cosi come a Parigi, quando era il centro della cultura del mondo, compravano quadri, mobili, vestiti e le ragazze ricche, invitavano a cena Marcel Proust ancora sconosciuto. Pietrasanta nel bene e nel male è uno degli ultimi luoghi dell'arte e dell'artigianato rimasti.

Flavia si è trovata in una terra ricca di arte del passato e del presente e con le sue ultime sculture, forse senza neanche saperlo, si è catapultata come vicina e complice del San Stefanino di Empoli o della Madonna di Camaiore. Sculture le sue di una sensualità e poesia difficili da trovare nella scultura-oggetto dell'arte contemporanea. Perché le sue hanno i sensi.

Inaugurazione 8 maggio ore 20

Galleria Omphalos
via Toselli 21, Terlizzi (BA)
Ingresso libero

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