Dieci.due!
Milano
via Volvinio, 30 (passo carraio)
02 58306053
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Libera Mazzoleni
dal 8/10/2010 al 11/11/2010
mar-ven 15.30-19 e su appuntamento
02 58306053, 349 2814715

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Dieci.due!




 
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8/10/2010

Libera Mazzoleni

Dieci.due!, Milano

In mostra le immagini della performance dell'artista, che si riallaccia alla versione di Plinio il Vecchio nel riconoscere l'inventrice della pittura in una donna di nome Dibutade. Durante l'inaugurazione la performance 'Noi'.


comunicato stampa

Testo di Eleonora Fiorani

Tra i diversi miti sull’origine della pittura, la versione di Plinio il Vecchio riconosce l’inventrice della pittura in una donna di nome Dibutade; figlia di un vasaio di Corinto, tracciò sul muro i contorni dell’ombra proiettata dal suo amante mentre conversava con lei.

Nel racconto di Kafka “Colonia penale” un giovane ufficiale, affascinato dal perfetto funzionamento di uno strumento costruito per infliggere la pena di morte, si abbandona ciecamente all’esaltazione di quella tecnica omicida che alla fine lo trascinerà nel gorgo della vittima, dopo averlo fatto esistere come carnefice inconsapevole del dolore arrecato.
Trattenere l’Altro nella traccia che delinea i confini del suo esserci e del suo apparire, come nel gesto di Dibutade aperto alla memoria dell’incontro o Inabissarsi narcisisticamente nella cancellazione della presenza dell’Altro, come nel gesto del giovane ufficiale che, travolto dall’onnipotenza del mezzo, smarrisce in sé ogni traccia dell’umano e si perde...

Nelle immagini della performance dell'artista Libera Mazzoleni, nei pochi frammenti di un racconto di Kafka condensati nella voce di Riccardo Longoni, prendono corpo le immagini presentate nella mostra. Un percorso di ricerca articolato, nato dalla figura di Dibutade, che qui si offre allo sguardo nella forma di quell'apertura di senso che abita nel cuore stesso della nostra esistenza.

Cenni biografici
Libera Mazzoleni è un'artista complessa e poliedrica, ha respirato l’humus culturale degli anni ‘60 nei confronti del quale si é sempre mossa in modo personale, attento alla propria autonomia espressiva.
Le sculture in poliestere dei primi anni ‘70, le performance, i libri, la pittura, evidenziano come costante del suo percorso, la compenetrazione tra la ricerca sperimentale attuata con l’uso di strumenti e materiali morfologicamente differenti (poliestere, ferro, poliuretano, acrilici, fotografia, performance, video) e la riflessione critica, che nel rifiuto del concetto astratto e idealistico dell’arte, trova nel proprio tempo e nella Storia il senso del proprio fare. Il suo percorso artistico, per le tematiche sull’identità, sul corpo, sui ruoli: maschile/femminile, per la ricerca di nuovi linguaggi e percorsi concettuali, per il rifiuto stesso del ruolo dell’artista (Linee complessi Essere 1974) si inserisce a pieno titolo nelle pagine delle avanguardie femministe internazionali degli anni ’70. All’interno di questo contesto, la ricerca dell’artista si evidenzia e distingue per un particolare sguardo critico di genere, volto ad individuare, disvelandoli, nella forma dei linguaggi dell’arte, quei punti concettuali che hanno sostanziato lo strutturarsi del percorso culturale dell’Occidente, la sua vocazione universalistica, la costruzione dei suoi Miti, il trionfo del suo Nichilismo.
Sin dalle sue prime sculture, fino ai più recenti lavori, appare con evidenza il rifiuto della concezione astratta, universalizzante ed estetizzante, dell’arte e la consapevolezza che non l’Universale abita il Mondo ma solo la particolarità individuata e molteplice degli esseri viventi, uomini e di donne.
Scrive Graziella Longoni, nella presentazione dell’ultimo libro dell’artista: “I Muri della Mente”: [...] A questo punto viene spontanea una domanda: da quale luogo dell’arte prende le mosse il lavoro di Libera Mazzoleni? Alain Badiou ci parla di un’ arte che “è in sé procedura di verità” e “un pensare singolare” che ha origine nella storicità dell’evento e si mantiene, anche durante il suo dispiegamento produttivo dell’ opera artistica, dentro la particolarità che caratterizza l’evento stesso, per poterlo raccontare nella molteplicità dei significati che porta dentro di sé, impedendogli
così di svanire nell’abisso dell’universale, dove l’unicità sparisce, risucchiata dalla forma esangue e disincarnata del concetto.
Nella definizione di Badiou risuona il senso originario della verità come “alétheia”, svelamento di ciò che si mostra sempre nella singolarità del proprio essere. E’ questo il luogo da cui ci parla Libera Mazzoleni, il luogo storico degli eventi che accadono e che l’artista nomina ad uno ad uno, interrogandone il senso, ponendo cioè costantemente in relazione le cose ...con gli uomini e le donne che li costruiscono, portando alla luce, nel contempo, un orizzonte di significati a cui far riferimento per tentare una comprensione di sé e del mondo nel quale viviamo [...] Un mondo, divenuto sempre più inospitale, continuamente attraversato dalla barbarie delle guerre, dall’estendersi dei fondamentalismi, dall’aumento della violenza nei confronti delle donne e dei più deboli, un mondo che libera Mazzoleni, con il linguaggiodella sua arte, non smette di interrogare.

Inaugurazione: sabato 9 ottobre 2010 ore 17. Alle ore 20, la performance 'noi', voce: Riccardo Longoni, riprese video: Libera, durata: 00:20:26:00

Dieci.due!
Via Volvinio, 30 - Milano
orari: martedì-venerdì 15.30-19 e su appuntamento

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