Officina H
Ivrea (TO)
via Montenavale

55 artisti del Novecento
dal 21/11/2002 al 15/12/2002

Segnalato da

Lucia Crespi



 
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21/11/2002

55 artisti del Novecento

Officina H, Ivrea (TO)

La mostra di Ivrea presenta 79 opere di 55 artisti, quasi tutti italiani, presenti ciascuno con un'opera. Si tratta per la maggioranza di opere pittoriche e di alcune sculture che Renzo Zorzi ha scelto tra le piu' significative tra quelle acquisite negli anni da Olivetti.


comunicato stampa

Le più belle opere dalla raccolta della grande azienda

Ivrea, 14 novembre 2002 - Il 21 novembre apre ad Ivrea una mostra davvero speciale: 79 opere d'arte, per la maggioranza di pittura con una piccola parte di scultura, che Renzo Zorzi, memoria storica dell'azienda di Ivrea e artefice delle più grandi iniziative d'arte promosse dagli anni '60 ad oggi, ha scelto tra le più significative eseguite da 55 artisti tra quelle acquisite negli anni da Olivetti.

Raccontare la storia della raccolta Olivetti è raccontare un pezzo di storia aziendale e non di una azienda qualsiasi, ma quella Olivetti che, dalla fondazione nel 1908, non solo si è distinta per l'eccellenza dei suoi prodotti - macchine per scrivere, come la leggendaria Lettera 22, calcolatrici, computer, stampanti, prodotti per ufficio ma è anche simbolo del miglior design italiano in tutto il mondo. Un'azienda che a partire dal fondatore Camillo Olivetti e poi con il grande impulso dato dal figlio Adriano, trasmesso alla dirigenza che si è via via avvincendata al suo timone, ha sempre perseguito l'obiettivo di coniugare la bontà e la funzionalità del prodotto con l'attenzione per i valori estetici, chiamando attorno a sè i migliori artisti e designer - Schawinski, Herbert Bayer, Nizzoli, Dudovich, Pintori, Bonfante, Sottsass, Bellini, Mari, De Lucchi - che hanno lavorato fianco a fianco con i progettisti per arrivare a un oggetto che si è sempre imposto per la sua grande qualità artistica tanto da meritare l'onore di essere esposto come opera d'arte nei maggiori musei del mondo.

Un'azienda che ha da sempre dimostrato una grande sensibilità verso l'arte nelle sue diverse espressioni, promuovendo interventi caratterizzati da un impegno molto più ampio della semplice sponsorizzazione finanziaria, ma che hanno assunto la forma di un contributo di idee, cultura, tecnologia e organizzazione per la valorizzazione di patrimoni artistici, soprattutto italiani. Un contributo che trova le sue radici nella storia stessa dell'azienda, contrassegnata da una vocazione a sviluppare e sperimentare nuove idee e a promuovere nuove forme di cultura industriale.

Olivetti negli anni si è impegnata principalmente su tre grandi fronti: l'organizzazione di grandi mostre - straordinarie quelle dedicate a Gauguin, Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano, sino a quella dei Cavalli di San Marco che ha raggiunto il traguardo, ancora ineguagliato, di tre milioni e duecentomila visitatori; i grandi restauri, come quello degli affreschi di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi nella Cappella Brancacci, della Camera degli Sposi del Mantegna a Palazzo Ducale, della Sala dei Cavalli di Giulio Romano a Palazzo Te a Mantova e della Sala Baronale nel Castello di Manta (Saluzzo), il restauro del Crocefisso di Cimabue in Santa Croce a Firenze sino a quello straordinario dell'Ultima Cena di Leonardo a Milano; e infine la promozione di artisti contemporanei e la creazione di un proprio patrimonio artistico, formato da un migliaio di opere in prevalenza di artisti italiani del '900.
La storia di questa raccolta si può dividere in due grandi periodi: il primo è quello trattato dalla mostra di Ivrea, il secondo che a partire dagli anni '70 vede Giorgio Soavi commissionare opere ad artisti contemporanei per illustrare le agende e i libri strenna di Olivetti. Di questo secondo nucleo, più unitario e corposo, è sperabile si possa promuovere una mostra in futuro.

La mostra di Ivrea presenta quindi 79 opere di 55 artisti, quasi tutti italiani, ad eccezione di alcuni europei: Alechinsky, Bonnard, Kandinskij, Klee, Sutherland, Vasarely e Vuillard, presenti ciascuno con un'opera.

Ma come è nata questa parte di raccolta? Chi ha scelto queste opere?
Sostanzialmente in due modi: da una parte le opere venivano comprate come elementi di arredo per le sedi Olivetti sparse in tutto il mondo, progettate nel periodo 1940-65 dai maggiori architetti - Gae Aulenti, Carlo Scarpa, Franco Albini - spazi che potevano esibire il meglio di quanto appariva sul mercato artistico dell'epoca. Solo per citare qualche esempio il dipinto di Guttuso Boogie-Woogie era nel negozio di via del Tritone a Roma, a Parigi i quadri Spettro di guerriero di Klee e Maternità di Campigli, opere queste che saranno esposte in mostra. Nella sede di Londra campeggiava il magnifico olio Standing form against foliage di Graham Sutherland, anch'esso in mostra, in quello di New York sulla Quinta Strada, progettato dal famoso studio BPPR, c'era una parete trattata in cemento su forme di sabbia opera di Costantino Nivola, ora all'Università di Harvard, a Venezia nello ''Spazio Olivetti'' ora vincolato come bene storico dal Ministero per i Beni Culturali c'è ancora il bronzo 'Nudo al sole' di Alberto Viani.

Una seconda parte di opere veniva acquistata per arredare uffici e sedi di rappresentanza dell'azienda. Tutte le opere venivano scelte dai vari responsabili delle attività culturali di Olivetti nel corso degli anni: da Geno Pampaloni a Ludovico Zorzi, da Luciano Codignola a Libero Bigiaretti, da Renzo Zorzi a Giorgio Soavi, a Riccardo Musatti e Paolo Volponi. E da illustri esperti come il Presidente Visentini. Grandi intellettuali, amici, ideatori delle grandi mostre che portavano il nome di Olivetti in tutto il mondo - memorabili quelle di Licini, Soldati, Casorati, Rosai, Spazzapan, ''Corrente'' - mostre da cui provenivano alcune delle opere acquistate. Insomma la raccolta è la risultante di un periodo preciso della storia culturale italiana, del gusto degli uomini che guidarono Olivetti, e delle loro amicizie. Proprio per questo non segue un filone unitario, ma si compone di diverse opere che rappresentano altrettante scuole pittoriche: da quella romana con Mafai e Melli, e poi Guttuso e Dorazio, a quella veneta con Cadorin, Semeghini, De Pisis e Santomaso, di cui sono presenti in mostra quattro tele, a quella toscana con Rosai e Marini. E ancora Birolli, Carrà, Casorati, Cassinari, De Chirico, Morandi, Morlotti, Nizzoli, Tosi, per citare solo i nomi più noti. E tra gli scultori Emilio Greco, Arnaldo Pomodoro, Carlo Scarpa, Alberto Viani.

Le opere saranno esposte seguendo l'ordine cronologico di nascita di ciascun artista. E collocate nella storica struttura della Officina H, realizzata nel 1957 da Eduardo Vittoria mediante la copertura del cortile della ''Nuova I.C.O.'' e ristrutturata nel 2001 per ospitare iniziative d'arte, di cultura e spettacolo. Costituita da 20 lucernari, la copertura risulta leggera e luminosa, quasi sospesa, i vetri inclinati leggermente azzurrati danno ai 6000 mq dello spazio un'atmosfera raccolta e minimalista. L'allestimento della mostra sarà curato da Michele De Lucchi, che dagli anni '70 ha firmato alcuni degli oggetti più famosi di Olivetti.

La mostra sarà aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 19.

L'ingresso è gratuito.

Il catalogo è edito da Skira.

Ufficio Stampa della mostra:
Mara Vitali Comunicazioni - Lucia Crespi, 02/781221, fax 02/76022576

Immagine: Emilio Greco, Amata Nobis Quantum Amabitur Nulla

Ufficio Stampa e Comunicazione Olivetti:
Luisa Giolito - Ivrea, tel. 0125/522885, fax 0125/523884, Milano tel. 02/6213249, fax 6213243

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