Spazio Aref
Brescia
piazza della Loggia, 11
030 3752369 FAX 030 48854
WEB
Quattro voci di Novecento
dal 25/11/2011 al 4/2/2012
giov 15-19.30, ven 15-19.30, sab 15-19.30, dom 9.30-12.30 e 15-19.30

Segnalato da

Maddalena Penocchio




 
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25/11/2011

Quattro voci di Novecento

Spazio Aref, Brescia

Seconda iniziativa nell'anno del decennale dell'Associazione. Le 40 opere provenienti dalle famiglie di Pompeo Borra, Raffaele De Grada, Achille Funi, Cesare Monti e da importanti collezioni private documentano il percorso di questi grandi artisti e i caratteri di questa pittura dei primi decenni del '900.


comunicato stampa

l’Aref inaugura la mostra Funi, Borra, De Grada, Monti. Quattro voci di “Novecento”, la seconda importante iniziativa nell’anno del decennale dell’Associazione. Come per l’esposizione della scorsa primavera La genesi del contemporaneo, le opere saranno esposte sia nella galleria a piano terra, sia al primo piano di SpazioAref in piazza Loggia 11/f (piazzetta della Bell’Italia). La manifestazione sarà presentata dai curatori Nicoletta Colombo, storica dell’arte fra le più importanti per la pittura italiana della prima metà del ‘900, e dal presidente dell’Aref Roberto Ferrari. Interverrà anche Flavio Bonardi, presidente della Circoscrizione Centro, che ha contribuito a sostenere l’iniziativa. I pittori Pompeo Borra (1898-1973), Raffaele De Grada (1885-1957), Achille Funi (1890-1972), e il bresciano Cesare Monti (1891-1959) sono stati protagonisti della grande stagione di Novecento italiano, che ha avuto in Milano il suo punto di riferimento.

Le 40 opere provenienti dalle famiglie degli stessi artisti e da importanti collezioni private milanesi e bresciane, documentano in modo significativo il percorso di questi grandi artisti e soprattutto i caratteri di questa pittura dei primi decenni del ‘900. A completamente della mostra, domenica 15 gennaio alle ore 17.30 SpazioAref ospiterà una lectio magistralis su Achille Funi tenuta da Nicoletta Colombo, fra i maggiori esperti di Novecento italiano.

Breve testo di Nicoletta Colombo:
Non è possibile comprendere il significato rivestito dal Novecento Italiano, che s’è fatto portavoce del clima del Ritorno all’ordine del primo dopoguerra italiano, senza tenere conto della pluralità di espressioni all’interno dello stesso, orientato al ritorno ad una classicità rivisitata in chiave moderna eppure declinata dagli artisti secondo inflessioni personali, ognuna improntata a delineare i concetti di “sintesi” e di “stile” con caratteristiche proprie. Una ricchezza espressiva rivelata dai rappresentati eccellenti di “Novecento” prescelti per questa rassegna: Achille Funi (1890-1972), Pompeo Borra (1898-1973), Raffaele de Grada (1885-1957) e Cesare Monti (1891-1959), tutti lombardi di nascita ad eccezione del ferrarese Funi, che è invero da ritenere a pieno titolo milanese di adozione.

Le vicende artistiche dei quattro si allacciano, secondo alterne vicende, al Novecento Italiano, di cui Funi fu tra i sette fondatori (gli altri sei erano Sironi, Bucci, Dudreville, Marussig, Malerba, Oppi) nella sua fase preliminare, quella intrinsecamente milanese, svoltasi tra il 1922 e il 1925, seguita dalla successiva formula ampliata a movimento nazionale in epoca post-1925 fino agli anni trenta. Le loro singole formazioni vantavano provenienze diversificate: Funi veniva dal Futurismo in accezione cubo-futurista ed era stato compagno in arte e in armi di Boccioni e Marinetti. Borra aveva attraversato il primitivismo ingenuo che informava le poetiche nostrane tra la fine del primo conflitto mondiale e il tornante cruciale della ricostruzione, individuabile in quell’anno
emblematico che fu il 1920. De Grada aveva trascorso la gioventù nella Svizzera tedesca, fino al 1919, risentendo del secessionismo transalpino pur se condotto “all’italiana”. Monti s’era mosso nella scia del divisionismo previatesco in auge in Lombardia attorno al 1910, transitando successivamente nel primitivismo ingenuo contaminato da soluzioni sintetiste di gusto nabis, frutto degli anni trascorsi a Parigi.

Funi interpretava nella versione più “classica” un novecentismo rivolto ai gloriosi esempi rinascimentali, platoneggianti, ossequiosi della forma. De Grada declinava la classicità sul versante del paesaggio in una rilettura moderna mediata da Cézanne, artista che influenzava anche il bresciano Monti, la cui pittura intercettava vibrazioni chiare, di notevole freschezza esecutiva, non senza ripescaggi impressionistici, mentre Borra risentiva delle strutture formali picassiane, statuarie, alleggerite solo attorno al 1930 mediante il ricorso a colori chiari e gessosi alla Campigli.

I quattro figuravano tra i partecipanti alle due mostre storiche del Novecento Italiano, tendenza stimolata dal sostegno di Margherita Sarfatti, nelle edizioni rispettivamente tenutesi nel 1926 e 1929 alla Permanente di Milano, oltre ad essere presenti nelle numerose e fortunate rassegne straniere del movimento. Tutti esponevano nelle imponenti Sindacali milanesi, accolte a partire dal 1928 nelle sale della Permanente, appuntamenti fondamentali per gli artisti lombardi negli anni venti e trenta.
Anche la successiva fase muralista degli anni trenta, culminata nella storica V Triennale di Milano del 1933, che siglava il trionfo del clima di “ritorno ai muri”, vedeva impegnati tutti e quattro i nostri autori a partire da Funi, che con Sironi era stato l’interprete eccellente della resuscitata tradizione dell’affresco italiano; nel vasto cantiere milanese, sulle pareti del Palazzo dell’Arte,
trovava espressione, pur se con prove meno epiche, anche l’arte di Borra, De Grada, Monti.

La rassegna odierna offre testimonianza dell’intero arco di attività dei suoi protagonisti, che a “Novecento” finito si avviavano per cammini individuali. E mentre Funi reiterava all’infinito la sua chimera neoclassica, De Grada perseguiva la simbiosi panica con una natura cézannianamente strutturata, mentre Monti scioglieva il canto libero dell’esplosione coloristica in temi di figura, fiori e paesaggio. Il più giovane dei nostri, Pompeo Borra, entrato in contatto con gli astrattisti della galleria del Milione, si accostava all’astrazione, formulandola in moduli figurativi araldici, geometrici, nell’ossequio alle alchimie degli amati maestri Piero e Paolo Uccello.

Inaugurazione sabato 26 novembre ore 18.00, presentazione di Nicoletta Colombo e Roberto Ferrari, intervento di Flavio Bonardi, presidente della Circoscrizione Centro, seguirà rinfresco.

AreF
piazza della Loggia 11, Brescia
Orari: Giovedì 15.00 – 19.30, Venerdì 15.00 – 19.30, Sabato 15.00 – 19.30, Domenica 9.30 – 12.30 e 15.00 – 19.30.
Ingresso libero.
Visite guidate per gruppi o singoli a richiesta.
La mostra rimarrà chiusa il 24, 25, 31 dicembre e il 1° gennaio.

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Diego Finassi
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