Museo Archeologico Nazionale
Napoli
piazza Museo Nazionale, 19
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Storie da un'eruzione
dal 20/3/2003 al 31/8/2003
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Ufficio Stampa Elemond




 
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20/3/2003

Storie da un'eruzione

Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Per la prima volta una mostra su Pompei rivela un reportage insolito degli eventi drammatici dell'eruzione del 79 d.C. Grazie all'audace allestimento i documenti archeologici, tra cui molti inediti, insieme ai calchi delle figure umane, raccontano le loro storie in dialogo complementare e continuo con la collezione della prestigiosa sede espositiva.


comunicato stampa

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Soprintendenza Archeologica di Pompei
Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta
Regione Campania

POMPEI, ERCOLANO, OPLONTIS

Napoli, Museo Archeologico Nazionale
21 marzo-31 agosto 2003

Bruxelles, Musée Royaux d'Art et d'Histoire
9 ottobre 2003-8 febbraio 2004


Ideata dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei congiuntamente alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta e promossa dalla Regione Campania-Assessorato ai Beni Culturali, la mostra è curata da un comitato scientifico presieduto da Pietro Giovanni Guzzo di cui fanno parte Antonio d'Ambrosio, Mariarosaria Borriello, Stefano De Caro, Teresa Giove, Marisa Mastroroberto e Fausto Zevi ed è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo e un contributo della Autostrade Meridionali S.p.A.
Per la prima volta una mostra su Pompei rivela un reportage insolito degli eventi drammatici dell'eruzione del 79 d.C. Grazie all'audace allestimento i documenti archeologici - tra cui molti inediti - insieme ai calchi delle figure umane, raccontano le loro storie in dialogo complementare e continuo con la collezione della prestigiosa sede espositiva.


“Poco dopo quella nube calò sulla terra e ricoprì il mare… Mi volto indietro: una fitta oscurità ci incombeva alle spalle e, riversandosi sulla terra, ci veniva dietro come un torrente… Si fece notte, non però come quando c’è la luna e il cielo è ricoperto a nubi, ma come a luce spenta in ambienti chiusi. Avresti potuto sentire i cupi pianti disperati delle donne, le invocazioni dei bambini, le urla degli uomini…taluni, per paura della morte, si auguravano la morte; molti innalzavano le mani agli dei, nella maggioranza però si formava la convinzione che ormai gli dei non esistessero più e che quella notte sarebbe stata eterna e l’ultima del mondo”. Plinio il Giovane, Lettere, VI, 20

Arrivò così, in piena estate. L’ora calda e tranquilla del meriggio mediterraneo venne turbata prima da un sordo e lontano brontolio, poi, in una sequenza da incubo, da una serie di catastrofi senza rimedio e senza riparo. Prima lo spaventoso boato del vulcano risvegliato, la terra che trema, l’impressionante nube nera che sale nel cielo per chilometri, levandosi a forma di pino dalla vetta del Vesuvio, fino a oscurare completamente il sole. Il tempo, forse, per gli adulti di sentire il brivido d’orrore, il ricordo del terremoto di diciassette anni prima; per i bambini, invece, uno spettacolo sorprendente, inatteso, presto però rovinato dallo sgomento dei genitori. Brevi momenti di pausa, l’illusione di uno scampato pericolo, e poi il flagello riprende: una pioggia fitta, insistente, terribile di lapilli infuocati, di pomici roventi, di sassi accesi. Si cerca riparo sotto i portici, nelle case, nei peristili delle ville, nelle taverne: i tetti s’incendiano e crollano sotto il peso di tonnellate di pietre che cadono dal cielo. Chi si è rifugiato ai piani alti scompare fra le macerie; chi scappa per le strade o sotto i portici resta soffocato dall’acre vapore rovente e irrespirabile. Le mamme tengono i bambini stretti al petto, perché almeno non vedano l’orrore e si spengano così, con un’ultima carezza di disperato amore. Nelle raffinate stanze del recente palazzo di Moregine, fra gli dei affrescati nei triclini, c’è forse tempo per un estremo abbraccio di sesso e di morte. A Pompei si muore così, quel 24 agosto; a Ercolano, invece, tutto è diverso. Il giro dei venti e della lava non porta il fuoco dal cielo, quasi un castigo biblico, ma una lenta, inesorabile discesa di una funerea coltre che a poco a poco ricopre la città e inghiotte chi non può fuggire. Centinaia di abitanti si rifugiano fra i magazzini e gli impianti portuali, che diventano però una trappola mortale: uno sbuffo di gas dal vulcano, e gli ercolanesi muoiono asfissiati. Un giorno e una notte di tragedie. Poi, l’alba appannata, offuscata dal fumo; il sole che non riesce a trapelare attraverso la cenere sospesa, come una lugubre, inattesa eclissi. Lungo la costa, tra Miseno e Stabia, incrocia la nave di Plinio il Vecchio, lacerato da un misto di impotenza, di terrore e di magnetica attrazione verso lo spettacolo naturale della più celebre eruzione vulcanica dell’antichità. A suo nipote, Plinio il Giovane, si devono i più diretti e impressionanti racconti della catastrofe, fra cui la citazione riportata in apertura.

Da oltre due secoli le città sepolte dal Vesuvio sono un inesauribile campo di scavi, scoperte, sorprese ed emozioni. Accanto ai celeberrimi tesori di Pompei, Ercolano, Stabia e Boscoreale, che costituiscono certamente il nucleo di edifici e reperti omogenei e organici più importante del mondo, la ricerca archeologica continua a riportare alla luce tracce, ricordi e suggestioni della vita di due millenni fa. Da alcuni anni a questa parte, inoltre, alla riscoperta di interi edifici e di splendidi e finora inediti capolavori di oreficeria, di pittura e di scultura si è unito il desiderio di conoscere fin nei più quotidiani dettagli la vita degli antichi residenti in area vesuviana. Una ricerca appassionante e insieme delicata, in costante incremento e sviluppo, i cui esiti vengono ora presentati al pubblico, con un’esposizione colma di emozioni e di novità.

La mostra offre fra l’altro la straordinaria opportunità di ammirare in anteprima i ritrovamenti delle recenti campagne di scavo condotte nel suburbio di Pompei, in località Moregine, che hanno consentito di riportare alla luce due edifici: a uno di essi appartengono le raffinate pitture parietali di IV stile che decoravano tre triclini. Agli affreschi del primo edificio di Moregine, che hanno come tema i Dioscuri e la dea Venere, il ciclo delle Muse e Apollo, la personificazione della Palude e Roma Amazzone, si aggiungono, nel secondo edificio, i contesti di ritrovamento di alcuni individui, fra i quali una donna provvista di un ricco corredo di gioielli, che cercavano disperatamente una via di fuga. Tra le numerose novità della mostra si segnala inoltre la presentazione per la prima volta al pubblico delle pregevolissime pitture di II stile rinvenute in anni recenti nella Villa 6 di Terzigno, alla periferia dell’antica Pompei: lo straordinario ciclo pittorico che richiama alla memoria la megalografia della Villa dei Misteri, ornava il quartiere residenziale di una fattoria agricola.
Sono, questi, pochi esempi delle 'storie' ricostruite in mostra da cui se ne trae, in complesso, uno spaccato di quella che fu la vita di uomini e donne, di ricchi e di poveri, di artigiani e commercianti fino alla tragica eruzione del Vesuvio.

Un aspetto fondamentale è il rapporto con la sede espositiva. Per la prima volta, le opere, gli allestimenti e il percorso di una grande mostra dedicata all’eruzione del Vesuvio entrano in dialogo con le grandiose collezioni “pompeiane” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in un gioco di intrecci e di rimandi di grande efficacia. Le scelte di allestimento, curato da Maurizio di Puolo, l’eccezionale spettacolarità di alcune soluzioni (come la ricostruzione degli ambienti di Moregine all’interno del gigantesco salone della Meridiana), la forza evocativa delle vetrine appositamente realizzate permettono di seguire in modo immediato e ben riconoscibile l’itinerario espositivo, ma, nello stesso tempo, di comprendere in modo ancor più palpitante il valore e il significato delle raccolte del museo, in larga parte dedicato ai ritrovamenti nelle città sepolte dall'eruzione nel 79 d.C. Esemplare in questo senso è l’operazione compiuta nella sala dedicata alla Villa ercolanese dei Papiri, completata con gli eccezionali, recenti ritrovamenti di pregevoli sculture.

Ospitata com’è all’interno di uno dei più importanti e “classici” musei archeologici del mondo, la mostra si dipana infatti lungo una prospettiva di visita e di presentazione del tutto innovativa. Grazie a un raffinato sistema di “moduli” e a una particolarissima attenzione agli apparati didascalici, il punto focale della visita e della ricerca scientifica non è più la corretta identificazione e schedatura degli oggetti, ma si spinge più in là, nel desiderio di ricostruire e raccontare le “storie” degli individui sorpresi dalla catastrofe, rinvenuti negli edifici o durante la fuga verso impossibili vie di salvezza, e ritrovati spesso con monete, monili e oggetti che aiutano a ricostruirne la vita quotidiana. 11 calchi umani, 30 affreschi, 10 sculture, 500 preziosi monili, 200 oggetti di uso comune, legni e una eccezionale cassaforte in bronzo e ferro consentono di cogliere anche gli aspetti individuali, spesso toccanti nella loro immediata umanità, all’interno di un dramma collettivo. Si tratta di un orientamento inedito dell’archeologia, reso possibile proprio grazie alla ricchezza e alla varietà dei reperti dell’area vesuviana, e alla straordinaria conservazione dei corpi degli abitanti sorpresi dall’eruzione. Anche in questo caso, impressionante è la perfetta corrispondenza dei reperti archeologici con le parole di Plinio, che, ricordando la fine dello zio, soffocato dalle esalazioni del vulcano, ricorda che “il suo corpo fu trovato intatto e illeso, coperto dei panni che aveva indosso: l’aspetto più simile a un uomo che dorme, che non a un morto”.

L'organizzazione, la comunicazione e le attività dell'ufficio stampa sono curate dalla casa editrice Electa

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Enti promotori: Ministero per i beni e le attività culturali

Soprintendenza archeologica di Pompei
in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta

Regione Campania-Assessorato ai Beni Culturali

Curatori della mostra e del catalogo: Antonio d’Ambrosio, Pier Giovanni Guzzo, Marisa Mastroroberto

Comitato scientifico: Pietro Giovanni Guzzo (presidente), Antonio d’Ambrosio, Mariarosaria Borriello, Stefano De Caro, Teresa Giove, Marisa Mastroroberto, Fausto Zevi

Sponsor: Compagnia di San Paolo
Autostrade Meridionali S.p.A.

Organizzazione e promozione: Mondadori Electa S.p.A. Anna Civale e Tiziana Rocco

Allestimento: Studio MetaImago/Roma, Maurizio di Puolo, Caterina Niccolini

Catalogo e volume di studi: Electa

Orari: 9. 00 - 20. 00, chiusura martedì
Tariffe: 6,50 euro + supplemento di mostra 2,50 euro
ridotto 3,25 euro + supplemento mostra
La mostra è inserita nel circuito Campania Artecard

Infoline e prenotazione individuali: Pierreci, 848.800.288 (dai cellulari e dall’estero 39.06.39967050)

Prenotazione obbligatoria
per gruppi, scuole e visite guidate: 081.7410067

Pacchetti turistici per il nord Italia: Ad Artem, 02.6597728

Ufficio Stampa:

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Tiziana Benini
tel. 066723763 – fax 066723313

Electa
Ilaria Maggi tel. 02.21563250/433 - fax 02.21563314

Soprintendenza archeologica di Pompei
Francesca De Lucia e Raffaella Levèque
tel. 081.2486112 - fax 081.662475

Museo Archeologico
P.zza Museo Nazionale 19, Napoli
tel 0815441494

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