Raccolta Giacomo Manzu'
Ardea (RM)
via Sant'Antonino, 1 (Laurentina Km. 32)
06 9135022, 06 32298425 FAX 063221579
WEB
Davide De Filippo
dal 20/4/2012 al 12/5/2012
mart-dom 9-20
393 3242424

Segnalato da

MAD Rassegna d'Arte Contemporanea




 
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20/4/2012

Davide De Filippo

Raccolta Giacomo Manzu', Ardea (RM)

Cambellotti, Manzu' e l'Arte Contemporanea "Hier keine ist Warum" (Qui non c'e' un perche', inutile chiedersi perche'). Sei tele "installate" alla chiusura della Settimana della Cultura. Altre due tele dell'artista sono state esposte, per l'inaugurazione della manifestazione, al Museo Cambellotti di Latina.


comunicato stampa

Anche la città di Latina è stata inserita nelle iniziative della XIV edizione della Settimana della Cultura istituita dal 14 al 21 aprile 2012 con la pittura informale di Davide De Filippo che ha aperto con l’installazione “aoristos-tempo infinito”, e chiuderà la Settimana culturale ad Ardea con “Hier keine ist Warum” (Qui non c’è un perché, inutile chiedersi perché).
Per caratterizzare l’evento MAD-Rassegna d’Arte Contemporanea a cura di Fabio D’Achille, ha realizzato una linea immaginaria d’arte che ha messo in una sorta di percorso ideale l’installazione nel Museo Cambellotti, presentata il 14 aprile, con quella che sarà presentata il 21 aprile, sempre nel contesto della Settimana della Cultura, all’interno della Raccolta Manzù di Ardea, diretta dalla dott.ssa Marcella Cossu.
Tale evento ha rappresentato anche un’occasione per incentivare il dialogo tra spazi espositivi pubblici del territorio pontino e l’arte contemporanea, nella prospettiva della realizzazione di un museo diffuso (ecomuseo).

La giornata del vernissage del 21 aprile prevede la presentazione critica di Vincenzo Scozzarella, storico e critico d’arte e la proiezione di un breve cortometraggio, un backstage del fare creativo di Davide De Filippo, realizzato dal video-artista Antonio Petrianni e in chiusura il testo critico del prof. Giorgio Maulucci sulla poetica artistica di Davide De Filippo.
Si riporta di seguito l’interpretazione del prof. Giorgio Maulucci sulla mostra al Museo Manzù:

LA COGNIZIONE DEL DOLORE
nelle “tele della memoria” di Davide De Filippo

Sei tele d’autore quelle di Davide De Filippo installate, per meglio dire contestualizzate nel bel Museo Manzù di Ardea (che Dio ce lo conservi!), sotto l’ala protettiva della Dott.ssa Marcella Cossu -per il Museo- ed organizzativa di Fabio D’Achille -per il MAD- alla chiusura della Settimana della Cultura. Altre due tele dell’artista sono state installate, per l’inaugurazione della settimana, al Museo Cambellotti di Latina in sintonia col Direttore della Pinacoteca Prof. Scozzarella. Il tema è doppiamente tragico essendo ispirate rispettivamente ai campi di sterminio (De Filippo le ha create pensando alla Giornata della Memoria) e all’ “Agamennone” di Eschilo. Le sei tele grondano sangue e rabbia. Urla soffocate o laceranti si propagano con espressionistica violenza dominata, però, da una sofferta riflessione sulla cognizione del dolore. In una di esse, la più piccola, isolata come un quadro -non casualmente è sistemata su un pannello, a mo’ di logo- si intravvede la scritta “Hier keine ist Warum” (Qui non c’è un perché, inutile chiedersi perché), frase che Primo Levi ricorda di aver sentito da uno dei criminali nazisti a proposito degli stermini. Nella tela al centro della sala, dall’enorme macchia rossa traspare un enigmatico braccio con il famigerato marchio; in quella di destra incombono fantasmatiche larve soffocate da un denso grumo rosso con pause di bianco: l’artista le ha sentite come un gruppo di deportati. In un’altra predomina il bianco, violentato da una “strisciata” di lava rossa che trascina il nome di Carl Schumann, una della migliaia di vittime incenerite nei forni. Il discorso prosegue con “Peur d’aimer”, che suona come un appello alla pietà, alla tregua quasi il dolore si sospenda per un attimo. Ma riesplode nell’urlo straziante di una figura-sfigurata di donna sulla tela cosparsa di chiazze di sangue, solcata da lingue rosso-fuoco, segnata rabbiosamente dalla scritta Auschwitz.

Singolarmente o complessivamente le tele potrebbero essere i fondali per i sanguinosi drammi del teatro elisabettiano (Marlowe, Ford ), dove non contavano tanto il testo quanto le scene, il colore e i costumi, e quindi il gesto, il movimento. Un teatro da vedere più che da ascoltare. Gesto e movimento che nella pittura astratta -e umanissima- di De Filippo si risolvono nel cromatismo e dinamismo della composizione. “Apocalipsis cum figuris” potrebbe essere il titolo onnicomprensivo di queste tele dell’orrore e insieme della memoria, lo stesso del mitico spettacolo di Grotowskij, uno dei padri del teatro cosiddetto sperimentale, anch’esso astratto, emotivamente coinvolgente. Nell’apocalisse infernale creato da De Filippo si indovinano i resti di relitti umani (un braccio, ossa, contorni ), sagome trasfigurate dallo strazio, ricomposte dalla pietas dell’artista per essere consegnate alla pietà dei giusti. La figura umana si riduce ad una astrazione, ad un elemento da decifrare come una macchia; da leggersi nel rapporto luce-spazio, colore-forma. Nella grande sala museale le opere corrispondono in maniera sorprendente alle tonalità del bianco e del grigio delle pareti e dei pannelli, al brunito delle sculture dei papi e cardinali, all’antracite di altre sculture. Si respira un’atmosfera sacra, la sacralità della vita e della morte. Il culto sacro della memoria che i grandi “sudari”di De Filippo eleggono a testimone di una follia assassina, che grida ancora vendetta davanti a Dio e agli uomini.
(Giorgio Maulucci)

Vernissage 21 aprile ore 18,30

Raccolta Giacomo Manzu'
via Sant'Antonino, 1 (Laurentina Km. 32) - Ardea (RM)
Aperta da martedì a domenica dalle 9,00 alle 20,00

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