Pramantha Arte contemporary art gallery
Lamezia Terme (CZ)
corso Giovanni Nicotera, 165 (1' piano)
0968 407720
WEB
Francoma'
dal 2/5/2012 al 30/5/2012
merc-dom 11-13 e 17-20

Segnalato da

Pramantha Arte



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Francoma'



 
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2/5/2012

Francoma'

Pramantha Arte contemporary art gallery, Lamezia Terme (CZ)

Dis-Intosicazione. L'altalena dello sciamano. Olii su tele di dimensioni variabili fino a oltre due metri di larghezza, architetture minuziosamente progettate e impiantate, pennellate "d'azione e liberazione".


comunicato stampa

a cura di Maria Rosaria Gallo

Il prossimo 3 maggio 2012 PRAMANTHA ARTE contemporary art gallery, riprende l'attività espositiva con la personale di Francomà dal titolo Dis-Intossicazione. L'altalena dello sciamano a cura di Maria Rosaria Gallo.

Con Dis-Intossicazione. L'altalena dello sciamano, Pramantha Arte presenta la produzione recente di Francomà (l'unica reperibile in studio, come il Maestro stesso si diverte a rimarcare!), e con essa la potenza espressiva e creativa maturata dall'artista, nel corso di una esistenza dedicata alla pittura. Dedizione che in Dis-Intossicazione si "mostra" in tutta la sua ricchezza e contraddizione, sapienza e umiltà, entusiasmo e disincanto, parzialità e universalità.

Sospendendo ogni necessità di "mediazione culturale", si può dire che la personale di Francomà è innanzitutto una mostra di Pittura. Di tutta quella pittura che si può vedere nei più grandi musei del mondo; di tutta quella pittura che si può consultare nelle più importanti pubblicazioni di arte e storia dell'arte; di quella pittura che - aldilà del cambiamento di soggetti, stili, idee, forme, colori, poetiche, prospettive, intenzioni, committenze, provocazioni, denunce, schieramenti, eccetera eccetera - resta sempre uguale a sé stessa e trova il suo valore nel prodursi autenticamente come potenza conoscitiva di sé e del mondo che la circonda. Trova il suo valore in quella istintiva e intramontabile pratica pittorica che relega l'uomo davanti ad una tela per l'intera durata di una vita e costringe l'artista ad essere - come scrisse Picasso - "un ricettacolo in cui si raccolgono impressioni che provengono da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una figura che passa in fretta o da una ragnatela".

Oli su tele di dimensioni variabili fino a oltre due metri di larghezza; architetture minuziosamente progettate e impiantate; pennellate d'azione e liberazione; gettiti di colore; umori discordanti; idee pensate e scoperte; superfici spesse e materiche, lisce e piane; colori caldi, freddi, brillanti e opachi; linee leggere e pesanti; rigore e caos; storie udite e storie inaudite; fiabe dicibili e trame indicibili.

Su questi elementi agiscono le forze dell'Universo Francomà: vis costruens e vis destruens, vis estetica, vis visionaria: vis satirica. Un universo che si popola di strane e grottesche figure: misteriosi interpreti di allegorie, rebus e vicende a cui paiono appartenere solo per caso. Giusto il tempo del racconto. Testimoni di tempi e fatti non loro. Un popolo di demoni pronti a intercettare il volo magico dello sciamano ogni qual volta punta il pennello in direzione del vento e s'invola nudo seguendo il ritmo incessante del tamburo. Andare e tornare costantemente. In un'altalenare estenuante dell'espressione tra l'intossicazione con una realtà ordinaria e consueta - che chiede di essere attraversata e assorbita - e la disintossicazione di una pratica poietica che producendo espelle gli elementi tossici per poi continuare ad intossicarsi ancora, seguendo un andamento che non ha fine, ma che lascia notevoli tracce.

Dis-Intossicazione. L'altalena della sciamano mette in mostra la dinamica creativa di un artista e al contempo l'approccio di vita di un maestro, il Maestro Francomà che non si stanca mai di ripetere: "artista è un modo di essere: nella sua esistenza, le sue opere sono soltanto apparizioni, incidenti di percorso tramite i quali i destinatari divideranno o crederanno di dividere con l'autore parte delle sue emozioni" (Francomà, Scritti mai scritti)>>.

L’evento. Francomà a Lamezia Terme
Quando Albert Stiglietz visitò a Parigi gli atelier di Matisse, Picasso e Rodin, definì quell’esperienza una “esperienza potente”. Fu così che “dal marzo all’aprile del 1911 i disegni e gli acquerelli di Picasso vennero esposti per la prima volta a New York nella Galleria 291”.

Da quel giorno ne sono passati di alluvioni sotto (e sopra) i ponti. I linguaggi artistici si sono affiancati, susseguiti e sovrapposti tra rivoluzioni e controrivoluzioni. Riforme e controriforme. Relazioni e contraddizioni. Mentre il nome del Gran Maestro non ha smesso mai di risuonare.

A distanza di 101 anni, nel futuro-presente di uno spazio-tempo lontano “secoli luce” da quella dimensione, l’esperienza si ripete. E non senza significative similitudini. Mi concedo di elencarne almeno cinque. La prima. New York si compone di due parole così come Lamezia Terme. La seconda. Entrambe le città, nonostante le drammatiche contraddizioni interne, si distinguono per essere centri di notevole vitalità economica e culturale. La terza. Mentre - come si legge agevolmente in wikipedia - “l’area metropolitana di New York si trova all’intersezione di tre Stati (New York, New Jersey e Connecticut)”, Lamezia Terme nasce dall’unione di tre comuni (Sant’Eufemia, Sambiase e Nicastro). La quarta. Visitare la bottega del pittore Francomà è (senza ombra di ironia) un’esperienza estetica potente. La quinta. La famosa frase di Picasso la pittura è più forte di me, mi fa fare ciò che vuole, detta in bocca a Francomà, potrebbe tranquillamente sostituire la funzione di questo testo e bastare a sé stessa.

Le parole. Francomà pittore-stregone
Cosa potrei mai dire di Francomà che non sia già stato ampiamente detto e scritto, o che lui stesso non abbia già detto e (mai) scritto? E come potrei meglio sintetizzarne la poetica se non riferendo le parole del critico d’arte Tonino Sicoli, che nel corso degli anni ne ha vissuto i percorsi e le sperimentazioni, descrivendoli in un testo avvincente fin dal titolo, La Cosmogonia di Francomà, in cui si legge:

La pittura per Francomà è il tetto del mondo. Ovvero una grande volta dove prendono corpo le immagini di una cosmogonia in cui vivono i miti di un’umanità bizzarra, evocati dal rituale magico del pittore-stregone (...) Sono tante le strade della pittura e i volti della ricerca, ma questo pittore scanzonato ed esuberante sceglie quella della magia immaginifica, in cui simula il racconto giustappunto per dare una struttura al quadro, ma senza pretendere di lanciare messaggi e soprattutto senza prendersi troppo sul serio (...) Francomà è uno stregone post moderno, un sacerdote laico che esorcizza il potere occulto delle immagini per trasformarle.

La storia artistica di Francomà è la storia di uno sperimentatore: un bimbo cattivo che non contempla il divieto, apre scatole e porte chiuse, s'infila sotto il letto e sotto le gonne, si chiude in cantina e in soffitta. Nel corso della sua ricerca Francomà si è confrontato con tutte le forme espressive: pittura, scultura, performance, video, installazione, digital art... insomma un talento e una curiosità NO-LIMITS e condensati chiaramente nella sua dichiarazione “Il dubbio e la contraddizione restano i miei perenni compagni di viaggio”.

Dal testo critico di Maria Rosaria Gallo

Inaugurazione 3 maggio ore 18

Pramantha Arte contemporary art gallery
Corso Giovanni Nicotera, 165 (1' piano) - Lamezia Terme (CZ)
Orario: merc-dom 11-13 e 17-20
Ingresso libero

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