Palazzo Guicciardini - Strozzi
Firenze
Corso Tintori, 21
055 244664
WEB
8Mani
dal 21/5/2012 al 26/5/2012
mar-dom 11-18
055 265813

Segnalato da

Marco Testa




 
calendario eventi  :: 




21/5/2012

8Mani

Palazzo Guicciardini - Strozzi, Firenze

In mostra opere di otto artisti che, con lavori di pittura, grafica digitale, gioielleria, ceramica, installazione e video, portano la cultura turca a confrontarsi in un contesto come quello del Florence Design Week.


comunicato stampa

a cura di Marco Testa con la collaborazione di Asli Bicakci

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del Ministero dei Beni Culturali, con i Patrocini del Comune e della Provincia di Firenze, e della Regione Toscana.
Il 22 maggio 2012, in occasione della terza edizione del Florence Design Week, presso la “Sala rosa” di Palazzo Bombicci Strozzi, si inaugura la prima edizione di “8Mani project”, a cura di Marco Testa.

Il progetto ha lo scopo di promuovere la cultura e l’espressione artistica emergente turca in Italia.
8MANI è un progetto che promuove una Turchia cosciente del proprio passato e della propria storia, e che riesce a proporsi con forme e linguaggi contemporanei nel contesto internazionale del Florence Design Week con il tema “Connecting Time”.
Ismail Acar, Faruk Bil, Nur Gokbulut, Cemile Kaptan, Batya Kebudi, Yasemin Lumali, Irem Senemoglu, Seray Vural sono le otto personalità artistiche, selezionate fra quelle iscritte al progetto 8MANI, che con lavori di pittura, grafica digitale, gioielleria, ceramica, installazione e video portano la cultura turca a confrontarsi in un contesto come quello dell’International Art Expo for Florence Design Week 2012.

Note sugli artisti:

L’iperrealismo pittorico di Ismail Acar sembra non essere sufficiente. L’artista sente la necessità di andare oltre l’icona del Semazen che volge le spalle all’astante, introducendo l’elemento concettuale della scrittura braille, in cui descrive ciò che è rappresentato. Magritte (1898-1967) negava con le parole scritte l’oggetto raffigurato in “Ceci n’est pas une pipe”; Hokusai Katsushika (1760-1849), in un’incisione che appartiene all’ottavo libro dei manga, rappresenta dieci ciechi che tentano di misurare un elefante, in cui l’animale diviene simbolo del conoscibile. Le affinità con l’opera di Acar sembrano condividere il pensiero per cui l’uomo può conoscere soltanto una parte di realtà tangibile, affidandosi alla metafisica per l’inconoscibile.

L’opera “Polis-Poly-Poli City, Plurality, Inheritance” di Faruk Bil nasce con un intento esplicitamente concettuale per interpretare il tema del “Connecting time”, inteso come conflitto tra chi vuole una rottura con il passato e chi invece vuole mantenere il legame con esso. Se l’approccio concettuale è reso sotto forme simboliche, il linguaggio è dichiaratamente POP. L’utilizzo della tecnica e la molteplicità del frame che si ripete ne sono un esempio. La grafica digitale permette sovrapposizioni e interazioni: le campiture monocrome degli sfondi bianco, verde, viola e rosso assumono significati simbolici peculiari in relazione con gli altri elementi. I titoli dei quattro quadri “I have plans for this afternoon”, What time is it?”, “I’m Lost!” e “Tomorrow?” interagiscono con i colori, alternando affermazioni alle domande. I neri reticoli che ricostruiscono porzioni della pianta del Monastero della Chiesa Myreleon di Istanbul (simbolo di stratificazioni culturali e temporali) divengono meandri in cui la donna che passeggia mentre parla al telefono sembra perdersi. L’artista Bil evoca, nella sua opera, le contraddizioni della società e dei poteri che la rappresentano, senza rinunciare a un’interpretazione ironica della questione.

L’astrazione circolare dell’artista Nur Gokbulut insiste nel segno che diviene disegno, poi lettera e infine scrittura. La “meridiana ottomana” diviene simbolo e sintesi in un impianto “architettonico” in cui il tempo è scandito dall’ombra che diviene forma: esile struttura inscritta in una cornice elicoidale, elemento simbolico di vita eterna che torna spesso nelle sue opere. L’inizio e la fine che si rincorrono, dunque, il “Connecting time” tra storia e presente, in cui ci si rifugia con deboli certezze, legati forse da archetipi ancestrali.

Il video di Cemile Kaptan “46 minutes - from Chios to Cesme” è il “Connecting time” dall’isola alla terra ferma, dalla Grecia alla Turchia, dall’Occidente all’Oriente. Tra le tante leggende si vuole che Chios sia l’isola in cui è nato Omero e Cesme, in italiano, significa “sorgente”. La moltitudine di collegamenti mentali fra queste due realtà è lasciata allo spettatore, che guarda soltanto ciò che le separa: il mare. Mare profondo, potente, unico protagonista, elemento vivo di congiunzione fra due culture; mare che le lambisce entrambe, facilitandone l’osmosi. In fondo la distanza temporale è relativa: solo 46 minuti.

I gioielli di Batya Kebudi giocano con colori e simboli mischiando sacro e profano. Il logo del brand si accosta al simbolo religioso, senza contrapposizione perché tutti “simboli della vita”. Il design pulito e accattivante propone in chiave contemporanea l’idea del talismano. Dichiara infatti la stessa Batya Kebudi: “… credo che i miei pezzi porteranno fortuna a tutti coloro che li indosseranno”.

Estremamente interessante il lavoro di Yasemin Lumali, in cui l’artista utilizza la tradizione mitologica di Kybele, la Divinità Madre, per un’opera che assume caratteristiche onirico-simboliche. L’utilizzo della tecnica pittorica acrilica su collage di carta esalta l’espressività coloristica dell’opera. Il volto capovolto guarda intensamente l’astante, generando un intimo colloquio in cui la profondità dell’azzurro si insinua fluttuante come un pensiero. Terra, fuoco, aria e acqua: tutti gli elementi della Natura sono presenti nei colori e nelle forme, trovando armonia nella presenza di Kybele. Per Yasemin Lumali la storia letta con il fascino della mitologia è il “Connecting time”, il mezzo con cui l’individuo può far coincidere il pensiero con le emozioni, per essere un uomo contemporaneo realmente libero da pregiudizi culturali.

Irem Senemoglu ha una formazione di interior designer e la sua ricerca strettamente artistica trova proprio nel design una dichiarata contaminazione. La sua opera si compone di vari materiali, che si assemblano e si sovrappongono a elementi pittorici creando effetti di trasparenze. La sua astrazione rispecchia, in realtà, la condizione delle città contemporanee in forte espansione dove le sovrapposizioni tra passato e presente talvolta celano o svelano, si accostano o invadono. L’abilità dell’artista è nel ponderare sapientemente le forme e i colori, dosando gli elementi alla ricerca di un equilibrio tra pieni e vuoti, che spesso risulta stabile per quelle campiture monocrome capaci di dare forza e solidità a ciò che apparirebbe fragile.

La ceramica di Seray Vural riproduce in forme sintetiche il contrasto fra natura e uomo. L’eleganza del contrasto cromatico trova forza in un design dalle forme morbide, che richiamano comunque alla natura. Questa, quando viene addomesticata, rimane comunque fluida, libera dalle costrizioni aritmetiche. La geometria delle forme e delle linee non diviene mai elemento rigido strutturale. Gli elementi umani come la sacca portafrecce 'Sadak', usata dai soldati durante le guerre, o la decorazione delle piastrelle Cintemani, divengono, per l’artista, compromesso tra reale e irreale, fra pensiero e fantasia momento di connessione fra passato e presente.

Patrocini : Presidente della Repubblica e del Ministero dei Beni Culturali, Comune e Provincia di Firenze, Regione Toscana

Immagine: Kibele 63,5 x 46 cm collage with acrylic colour

Inaugurazione 22 maggio ore 18.00

Palazzo Bombicci Strozzi - Sala Rosa
Corso Tintori 21, Firenze
martedì-domenica, 11:00-18:00
Ingresso libero

IN ARCHIVIO [5]
Nicoletta Salomon
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