Studio Dimensione. Gabbana sfruttando la tecnica fotografica provoca una dilatazione percettiva che e' anche cognitiva, un'emozione poetica come solo un linguaggio visivo incognito puo' suscitare.
La mitica riconquista di New York realizzata da Stieglitz che incarna l’ideale emersoniano e romantico del “poeta veggente”, com’è stato detto, rischia di rinnovarsi, ultimamente, nelle esplorazioni fotografiche di Maurizio Gabbana. Anche il paradossale connubio tra arte e scienza di allora sembra rinnovarsi in questi oggidiani elaborati visivi, questi scatti fotografici sovrapposti di Gabbana. Dunque posso suggerire una lettura o interpretazione d’essi che mi riconduca verso i paradigmi epistemici più attuali e fecondi; posso sostenere che queste elaborazioni fotografiche gonfie di magica poesia soggiacente sia a geometrie segrete sia a libertà fantasmatiche indicibili, sembrano esprimere, a mezza voce, con leggerezza, con timida emozione, una dichiarazione di spicco. Queste elaborazioni fotografiche di Maurizio Gabbana mi pare vadano dichiarando, sommessamente, con Santayana: “Le percezioni non rimangono nella mente […] passive e immutabili finché il tempo non logori i loro orli ruvidi e non le affievolisca. No, le percezioni cadono nel cervello piuttosto come i semi in un campo arato […]. Ogni immagine ne genera altre cento, talvolta lentamente […], tal’altra […] con un improvviso scoppio di fantasia”.
Scoppio che segue puntualmente ogni rappresentazione visiva realizzata da Gabbana tramite il medium fotografico e una tecnica procedurale affatto innovativa, provocando una dilatazione percettiva che è anche cognitiva, un’emozione poetica come solo un linguaggio visivo incognito può suscitare.
28 / XII / 2012
Rolando Bellini
Inaugurazione 12 gennaio ore 18
Morotti Arte Contemporanea
piazza Montegrappa, 9 - Daverio (VA)
Ingresso libero