Placentia Arte
Piacenza
via Scalabrini, 116
0523 332414 FAX
WEB
Roberto Ago
dal 4/10/2013 al 8/11/2013
16-19 chiuso festivi e lunedi

Segnalato da

Lino Baldini



approfondimenti

Roberto Ago



 
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4/10/2013

Roberto Ago

Placentia Arte, Piacenza

Tra la terra e il cielo. Allestimento di immagini e video distribuiti su due piani ispirati a testi d'eccezione di Derrida e di Girard. Testimonianze storico-artistiche e immaginari incentrati sul tema elusivo del "sacro".


comunicato stampa

Placentia Arte è lieta di presentare TRA LA TERRA E IL CIELO, un progetto speciale di Roberto Ago ideato appositamente per i due piani della galleria. Ispirato dalla lettura di due testi d'eccezione e per molti versi affini quali La Bestia e il Sovrano di Jacques Derrida (2001-2003) e La Violenza e il Sacro (1972) di René Girard, inscena una ricognizione illustrata attorno alle aporie e poli dialettici interrogati dal filosofo quali la sovranità e la forza, il politico e il selvatico, l'uomo e l'animale, sovrapponendoli ai principali topoi dell'antropologia mimetica inaugurata da René Girard: la violenza e il sacro, il capro espiatorio, il doppio mostruoso. Autentico safari di caccia a iconografie, testimonianze storico-artistiche e immaginari incentrati sul tema elusivo del "sacro", tale tour (giro) ermeneutico si reifica, metonimicamente, in una sorta di "macchina del tempo" in avaria, presa circolarmente tra le spire del passato remoto come del presente in atto. Equipaggiata di testi, immagini e video dal forte impatto emotivo, ideali oblò aperti su orizzonti culturali sempre curiosamente sospesi tra la terra e il cielo, quasi a volerci ricordare di essere in volo, è in grado di restituire panorami concettuali senza tempo e nondimeno storicamente determinati. Di più, consentendo di cogliere mondo e memoria del mondo attraverso un angolo visuale a un tempo diacronico e sincronico, ecco che la tragicommedia dell'uomo può apparire meno soggetta al divenire delle contingenze e più incline a rivelare qualcuna delle strutture fondamentali dell'essere.

Il paesaggio semantico del piano superiore appare squisitamente "politico" o meglio, come direbbe Derrida, "onto-zoo-antropo-teologico-politico". Ad accogliere lo spettatore è un brano tratto da La Bestia e il Sovrano, prestigioso e folgorante (Book#5). A seguire, un'esplorazione iconologica dell'11 settembre (dalla serie Somewhere in Time), tema caro all'artista e già affontato in modo approfondito in occasione del XII Premio Cairo, propone un'esegesi dell'attentato alle Torri Gemelle inedita e sconcertante. Proseguendo, nell'intenso video Breath la celebre fotografia di reportage di Kevin Carter, che vinse il Premio Pulitzer nel 1994, che ritrae un avvoltoio in procinto di divorare una bambina sudanese agonizzante e che costò, poco tempo dopo l'aggiudicazione del premio, nientemeno che il suicidio al suo "rapace" quanto sfortunato autore, è sottoposta ad una interrogazione cupa e incalzante che è anche struggente commemorazione di due vittime accomunate da un destino beffardo.

Il piano inferiore segna un repentino balzo spazio-temporale compiuto dalla nostra ideale macchina del tempo. Metaforico abisso annunciato da un secondo, intenso brano tratto stavolta da La Violenza e il Sacro di René Girard (Book#8), invita lo spettatore all'immersione profonda in una memoria dell'umanità che è tutt'uno con il futuro più avveniristico. Attraverso una selezione di stampe fotografiche (dalla serie Time/Space), è inscenata un'odissea che racconta del rapporto ancestrale tra l'uomo, Dio e il cosmo, e che guarda caso si conclude (o comincia) con un sorprendente video (Double bind) estrapolato da 2001: A Space Odyssey, la celebre pellicola di Stanley Kubrick datata 1968. Sottoposta anch'essa alla lente riflessiva dell'artista, rivela una verità altrimenti occultata dalla normale visione del film. Non è improprio, qui, parlare di una possibile "scoperta" esegetica relativa al contenuto più autentico celato nel capolavoro di Kubrick, tanto che l'Ago "critico", presa visione della principale letteratura in riferimento alla pellicola, ha sviluppato la sua intuizione in un articolo approfondito di prossima pubblicazione su un noto portale elettronico: nelle intenzioni dell'Ago "artista", un contributo organico alla mostra offerto all'attenzione del vasto pubblico della rete.

Roberto Ago è una figura singolare nel panorama artistico italiano. Artista, critico d'arte ma soprattutto, come egli stesso ama definirsi, ermeneuta "tra" le immagini, affianca all'attività creativa quella di ricercatore, saggista e iconologo, tanto che spesso è difficile stabilire dove finisca il realizzatore e incominci l'osservatore. Collabora con importanti riviste di settore e portali elettronici quali Flash Art, Artribune, Exibart, per i quali ha scritto numerosi articoli e saggi monografici, parallelamente a un'attività espositiva che lo ha visto ospite di prestigiose gallerie e musei sia italiani che esteri: XII Premio Cairo, Palazzo della Permanente, Milano 2012; Museum, Galleries, Homes and other Stories, Galleria Astuni, Bologna 2011; Premio Maretti, Museo Pecci, Prato 2011; Landscapes - Confini in disordine, Magazzino, Roma 2010; A letter concerning enthusiasm, ARGE/KUNST, Bolzano 2009; Soft Cell - Dinamiche dello spazio in Italia, Galleria Comunale, Monfalcone 2008; On Metaphor, Pori Art Museum, Pori (Finland) 2007.

Inaugurazione Sabato 5 ottobre ore 18

Placentia Arte
via Scalabrini 116 Piacenza
Orario galleria 16-19 escluso festivi e lunedi

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Riccardo Giacconi
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