Galleria Ca' di Fra'
Milano
via Carlo Farini, 2 (secondo cortile)
02 29002108 FAX 02 29002108

Vernice a Venice
dal 22/9/2004 al 23/10/2004
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Segnalato da

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Gian Paolo Tomasi



 
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22/9/2004

Vernice a Venice

Galleria Ca' di Fra', Milano

Inizia cosi', come un noir nel pomeriggio urbano di via Carlo Farini n. 2, la mostra che vede Gian Paolo Tomasi al centro della scena. Come dice Marziani nel catalogo: 'Venezia... distrattamente nel rettangolo quasi calcistico di Piazza San Marco, camminando tra folle plaudenti di piccioni ciccioni, tavolini in fila militaresca come i letti spiaggiati da Hipgnosis per Pink Floyd, turisti in divisa tecnica secondo l'abuso giornaliero di clic e ticket vari, camerieri tipo pinguini giocolieri coi loro vassoi tintinnanti...'


comunicato stampa

Inizia così, come un noir nel pomeriggio urbano di via Carlo Farini n. 2, la mostra che vede Gian Paolo Tomasi al centro della scena. Come dice Marziani nel catalogo: 'Venezia… distrattamente nel rettangolo quasi calcistico di Piazza San Marco, camminando tra folle plaudenti di piccioni ciccioni, tavolini in fila militaresca come i letti spiaggiati da Hipgnosis per Pink Floyd, turisti in divisa tecnica secondo l’abuso giornaliero di clic e ticket vari, camerieri tipo pinguini giocolieri coi loro vassoi tintinnanti… finchè una Ferrari rossa, parcheggiata sul pavimento geometrico del piazzale lagunare, ci sussurra che qualcosa, forse, non si trova al posto giusto nel momento giusto. Un elemento in posizione plausibile eppure impossibile, un volume mobile da terraferma nell'unica città galleggiante che chiede barche e suole comode senza pneumatici e marmitte accese…'
Al primo impatto vedi una stampa su tela di altissima precisione e ipotizzi una pittura iperrealista con esecuzione ad aerografo. Ti avvicini e capisci che si tratta di un progetto fotografico (le immagini sono scattate sempre dall’artista) dalle successive modifiche digitali. Ti chiedi dove finisce la realtà e dove comincia la finzione. Insisti e il tuo blow-up diviene plausibile: ecco alcuni dettagli che non possono esistere dal vivo, barche dentro punti inaccessibili, aerei negli spazi proibiti al volo privato, prospettive grandangolari di pura reinvenzione ottica, circolazioni navigabili davvero assurde.

Di fatto Tomasi conosce i segreti tecnici della cultura digitale, ne utilizza le potenzialità come fotografo e stampatore, fino a traslarne i riflessi concettuali dentro percorsi artistici che chiedono i tempi lenti dello sguardo profondo.

L’immagine appartiene al cuore della pittura, legandosi ai vedutismi di Canaletto e Francesco Guardi, secondo contrasti chiaroscurali e tagli prospettici che afferrano (e attualizzano) certi avanguardismi settecenteschi con la loro scienza prefotografica (ma anche predigitale) della camera oscura. Il cortocircuito odierno nasce dalla competenza del mezzo fotografico, da un sistema di luci mai casuale, da calibrature digitali che si mimetizzano nella trama complessiva. La stessa stampa su tela denota un ulteriore cortocircuito tra quel che è e quel che potrebbe essere. Il risultato, alla fine, scardina la cultura media della copia pittorica, del parassitismo di troppi abulici replicatori che non spostano alcunchè rispetto all’originale di razza antica. Tomasi, al contrario, conferma il suo radicalismo nel preciso istante in cui scardina elementi infinitesimali. Non rivoluziona la scena e ne mantiene l’atmosfera di fondo, il cuore da cartolina turistica.
Eppure ricrea l’inesistente che si ciba del vero, edificando la versione idealmente plausibile di un luogo certamente impossibile.

Risultato della nostra indagine: Gian Paolo Tomasi conferma alcune intuizioni che anni addietro, da professionista anomalo del settore fotografico, lo portarono a diventare un riferimento per i migliori fotografi mondiali (Irving Penn, Richard Avedon, Annie Leibovitz, Mario Giacomelli, Franco Fontana…). Col fratello Roberto, infatti, ha lavorato ad un procedimento di stampa denominato Phototransfer, in grado di realizzare immagini di grandi dimensioni con l’aiuto di un bromografo fatto costruire apposta. Inoltre fu proprio Tomasi, nel 2000 per GQ, ad inventarsi le prime modelle virtuali, usando la grafica digitale secondo canoni di pura simulazione idealizzata. Da qui ecco svelata l’attinenza con tali immagini, la scelta concettuale di lavorare su vedute apparentemente comuni di città turistiche. Ed ecco svelato il perché del connubio col critico Gianluca Marziani, da sempre attento alle immagini contaminate, alle combinazioni linguistiche, ai legami intelligenti tra il quadro e le nuove tecnologie. Ad ognuno di noi capire dove l’irrealtà diviene credibile...

Galleria Ca' di Fra
via Carlo Farini, 2
Milano

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