Placentia Arte
Piacenza
via Scalabrini, 116
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Roberto Ago
dal 19/11/2004 al 7/1/2005
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19/11/2004

Roberto Ago

Placentia Arte, Piacenza

Una mostra marrone. Tale e' infatti la media cromatica dei lavori esposti e il marrone rappresenta anche una sorta di sintesi caratteriale. Le opere appaiono variegate e differenti sono i temi indagati, il filo conduttore e' costituito da un tono opaco, torbido, viscerale e anche ironico, unito all'esplorazione di alcune iconografie della Storia e della Storia dell'Arte


comunicato stampa

Una mostra marrone

Placentia Arte presenta la prima mostra personale di Roberto Ago, nella quale l'artista espone una serie di lavori inediti, per la maggior parte realizzati nel 2004.

Una mostra marrone, innanzitutto, perché tale è la media cromatica dei lavori esposti, ma anche per definire una sorta di sintesi caratteriale dei loro molteplici aspetti. Se infatti i lavori appaiono variegati, e differenti sono i temi indagati, un tono opaco, torbido, viscerale, ma anche ironico unito all'esplorazione di alcune iconografie della Storia e della Storia dell'Arte, costituiscono il filo conduttore della mostra.

Tentativo di emulare Mosé è gioco alchemico (solve et coagula) evidentemente maldestro - il nostro non è una serpe né un bastone, né saprebbe rianimarsi. Potrebbe al limite recuperare in ammollo il suo naturale aspetto di cadavere, come usualmente accade al baccalà.

San Giorgio e il Drago è un gioco più complicato. Dedicato per l'occasione a J. Derrida, recentemente scomparso, ci dice che non può essere risolto, ma sempre e solo rigiocato (morto un mostro, se ne fa un altro).

Les demoiselles d'Avignon, va ricordato, sono cinque prostitute. Questo lavoro funziona un po' come quegli specchi rotondi che ogni tanto appaiono, sullo sfondo, in alcune pitture fiamminghe, i quali inglobano da dietro la scena principale i personaggi in primo piano. In questo caso, inghiottite le signorine dai rispettivi di-dietro - seppur nel ricordo del loro splendore - lo sguardo si posa dove si posa il sedere.

Caverna I rappresenta una caverna, la caverna. Le sue pitture rupestri costituirono una prima manifestazione dell'Arte; una prima pratica di magia policroma (non esisteva ancora quella bianca, quindi, nemmeno la nera); una prima forma di rituale religioso, con annesso senso di colpa; infine, costituirono l'avvio di un primo rudimentale processo di interiorizazzione da parte dell'uomo, nel senso della cotruzione di uno spazio-tempo mentale con funzione di filtro tra sé e il mondo. Ma nella notte dei tempi tutte queste cose, grosso modo, coincidevano.

Ali che la tartaruga non ha, e con le quali potrebbe riconoscersi, scoprirsi un'identità. Essa guarda a un minaccioso Sud, protetta dalla sua cinta muraria e dallo sguardo vigile delle sue due torri. Ogni scaglia del suo grande guscio è un tetto sulle nostre piccole case, da secoli generazioni di uomini vivono da tartarughe nelle tartarughe, longeve custodi del vecchio continente, sentinelle d'Europa.

Grattacielo è il giocattolo povero di un bambino povero, figlio di un carpentiere, donato per qualche ginèh al padre dell'artista, architetto, mentre si trovava al Cairo. Egli ha subito intuito, infatti, come quest'umile oggetto sarebbe potuto apparire agli occhi di noi occidentali, che di veri aerei e di veri grattacieli viviamo, e ogni tanto moriamo.

Cattedrali quotidiane, umili, vicine, lontane, nascoste. Costruite sulla reiterazione spazio-temporale del modulo della facciata - trattasi in realtà del sistema d'aggancio dei sacchetti da aspirapolvere - si possono trovare in qualsiasi punto vendita adibito alla mostra del loro splendore, efficienti, inflessibili, pronte all'uso: perfette. Ci deve essere una inopinata, inconscia fantasia nella mente dei loro committenti e realizzatori, se, attraverso questi agganci, è stato possibile verificare addirittura il succedersi dei vari stili architettonici che fanno una Storia delle Cattedrali. Quelle vere dicono molto di questi aggeggi, ma questi aggeggi dicono moltissimo di quelle vere.

Vacuun II, ovvero il nemico numero uno degli aggeggi di cui sopra. La foto è tratta da una precedente installazione in ViaFarini.

Nel seminterrato:

Scarabeo stercorario è il nome di un ingegnoso insetto che usa deporre le sue uova in una pallina di sterco di bue, ottenuta rotolandola per qualche tratto fino a un buco, attraverso il quale scompaiono sottoterra. Per questa sua nobile attività divenne uno dei due principali geroglifici egizi, dedicati ai misteri di Osiride. Uno di essi rappresenta appunto uno scarabeo che sospinge il disco solare (la pallina di sterco) verso il suo tramonto, lo guida durante il suo viaggio notturno (sottoterra), quindi lo conduce all'alba di un nuovo giorno (il nuovo insetto). L'altro geroglifico rappresenta Osiride come un disco solare incastonato tra le corna di un bue, simbolo di rinascita (l'uovo di scarabeo nello sterco di bue).

Immagine: Roberto Ago, Vacuum II, 2004. Laserprint, topi in polvere.

Inaugurazione Sabato 20 novembre 2004 alle ore 18

Placentia Arte
Galleria d'arte contemporanea
Via Scalabrini 116. Piacenza

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Riccardo Giacconi
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