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Inquietudini
dal 16/3/2006 al 6/4/2006
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16/3/2006

Inquietudini

Gard, Roma

Marco Barucco raffigura uomini rinchiusi in strette scatole. Fabrizio Falchetto concretizza una profonda riflessione intima sul suo mondo interiore. Emilio Giusti elabora un pensiero inquieto relazionandosi con la tradizione dei lavori grafitisti.


comunicato stampa

Marco Barucco, Fabrizio Falchetto e Emilio Giusti

a cura di Paola Ronzoni

Perche' “Inquietudini"? Perche' cio' che accomuna il lavoro dei tre artisti esposti non e' uno stile, una corrente artistica, ma un ricercare, attraverso tecniche e metodologie di pensiero diverse, le ansie che si nascondono nelle pieghe dell’animo umano.

Marco Barucco crea percorsi maniacali sia nella realizzazione iperrealista ed estremamente curata del dettaglio che viene reso esplicativo all’ennesima potenza, sia nelle tematiche narrate. Uomini rinchiusi in strette scatole, piedi martoriati, braccia che affogano nella sabbia della clessidra, le evocazioni di Barucco richiamano evidentemente la psicanalisi. Di lui Ferruccio Massimi ci dice: “Tutto il dolore rappresentato in queste opere cosi' in profondita' da Marco Barucco dovrebbe , quanto meno, indurci a considerare l'enunciato di Sartre: - l’Esistenzialismo e' un umanismo. - Perche' e' il dolore nelle sue variegate sfaccettature (sofferenza fisica, insofferenza, malinconia, ecc. ) ad essere posto in primo piano. Poco importa la tecnica utilizzata, vi accenno per sommi capi: sanguigna, matita e pastello su carta; quello che deve essere considerato e' il contenuto."

Fabrizio Falchetto, come ci spiega Giovanna Franzin, concretizza una lunga e profonda riflessione intima sul suo mondo interiore. Fabrizio non e' un pittore, ne' uno scultore, ne' un poeta, pur coniugando aspetti appartenenti alle diverse forme artistiche, bensi' un autore alla ricerca di un linguaggio artistico personale avendo a disposizione come unico materiale quello da lui ritenuto il piu' malleabile di tutti: il pensiero. Il suo impellente bisogno espressivo si concretizza nella realizzazione di opere che egli definisce appunto “riflessioni". Nello spazio di una superficie assemblata con materiali vari e delimitata da assi in legno prendono forma un pensiero, una riflessione sul mondo, sulla vita, sull’arte e molto spesso si materializzano le sue inquietudini; inquietudini di chi e' consapevole della fragilita' e della precarieta' della condizione umana.

Emilio Giusti, piu' che attraverso cio' che dice, elabora un pensiero inquieto con la scelta di una forma d’arte che si relaziona con la tradizione dei lavori grafitisti ed e' fortemente influenzato dal percorso ironico/drammatico di Basquiat; le sue opere rivelano pero' anche delle correlazioni sia con il linguaggio infantile di Twombly che con l’espressionismo tedesco, soprattutto nelle forme satiriche utilizzate da Otto Dix e George Grosz. Le tele dipinte con gesti veloci di Giusti tendono a porgere allo spettatore dei personaggi che si esplicano come grottesche maschere della societa' consumistica, immagini tratte da un mondo in cui e' la realta' stessa a farsi surreale attraverso il micidiale cocktail di superficialita' ed idiozia di cui si compone.

Inaugurazione: 17 Marzo, ore 18.30

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Orario: Tutti i giorni h.16-20. Chiuso Domenica e Lunedi'

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