Eduard Habicher
Elmar Trenkwalder
Nanni Valentini
Piergiovanni Castagnoli
Peter Weiermair
Piergiovanni Castagnoli
IV Edizione. Per le visionarie architetture di Elmar Trenkwalder e' stata scelta la cornice neo-gotica del Castello Bonoris a Montichiari, mentre le sculture di Eduard Habicher sono ospitate nella tardo-medievale Pieve di San Zeno a Lonato. Le materiche terrecotte di Nanni Valentini sono collocate nell'Auditorium Don Bertini di Calcinato, ex chiesa recentemente ristrutturata.
La quarta edizione della mostra "Meccaniche della meraviglia", che si terra' da
domenica 1 ottobre a sabato 4 novembre 2006 presso tre Comuni
dell'entroterra gardesano, ospita quest'anno tre artisti di fama internazionale:
Eduard Habicher, Elmar Trenkwalder e Nanni Valentini.
Questo e' ormai il settimo anno che la Provincia di Brescia propone mostre d'arte
contemporanea, allestite in spazi architettonici di particolare pregio, quali
castelli, palazzi, chiese e siti di archeologia industriale, organizzate e concepite
come un percorso itinerante, con lo scopo di far conoscere e valorizzare alcuni
luoghi emblematici della storia bresciana, come Torre Avogadro a Lumezzane, il
Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera o Villa Zanardelli a Toscolano Maderno,
o quegli spazi che hanno segnato lo sviluppo economico e la storia sociale delle sue
valli, basti pensare ai musei del ferro e del lavoro in Valtrompia, alle ex-aree
industriali della Falck di Vobarno o del cotonificio De Angeli Frua di Roe' Vociano,
per citarne solo alcuni.
La quarta edizione di "Meccaniche della meraviglia" si presenta come logica
continuazione delle precedenti, offrendo la scena a tre importanti esponenti
dell'arte italiana ed europea, ponendo l'accento sulle diversita' che permeano le
loro ricerche artistiche e offrendo gli spunti per un dialettico confronto tra le
loro poetiche.
Anche quest'anno la scelta delle sedi espositive e' stata dettata dalla volonta' di
favorire il rapportarsi dell'opera d'arte con lo spazio architettonico che la
circonda, per questo motivo per le inquietanti sculture e le visionarie architetture
di Elmar Trenkwalder e' stata scelta la cornice neo-gotica del Castello Bonoris a
Montichiari, mentre le sculture di Eduard Habicher saranno ospitate nella
tardo-medievale Pieve di San Zeno a Lonato. Infine, le materiche terrecotte di Nanni
Valentini (unico artista non piu' vivente presente in mostra) troveranno collocazione
nell'Auditorium Don Bertini di Calcinato, ex chiesa dei disciplini recentemente
ristrutturata.
A guidare i visitatori lungo il percorso espositivo saranno tre fra i piu' importanti
critici contemporanei: Piergiovanni Castagnoli, Direttore del Museo d'Arte
Contemporanea di Torino, Walter Guadagnini, gia' Direttore della Galleria Civica di
Modena, e Peter Weiermair, gia' Direttore della Galleria d'Arte Moderna di Bologna,
del Kunstverein di Francoforte e del Museo Rupertinim di Salisburgo.
Eduard HABICHER, a cura di Walter Guadagnini
Pieve di San Zeno - Comune di Lonato
Nasce nel 1956 a Malles in Val Venosta. Diplomato all'Accademia di Belle arti di
Firenze, vive e lavora a Merano. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche
e private in Italia e all'estero. Ha allestito mostre personali presso gallerie
quali la "Spatia" di Bolzano, la "Mazzocchi" di Parma, la "G7" di Bologna, la
"Martano" di Torino, la "Belvedere" di Milano, etc., ed ha partecipato tra i
migliori scultori internazionali a esposizioni collettive in vari musei d'Europa e
del Sudamerica .
I suoi lavori sono progettati appositamente per i luoghi destinati ad accoglierli,
siano essi paesaggi o spazi chiusi: si tratta di opere "fenomenali" che tendono a
rapportarsi con l'ambiente che le circonda creando sorprendenti e stimolanti
situazioni visive e dinamiche.
Alcune sue opere si fondano su concetti di tempo e spazio dilatati e fluidi, la
percezione spaziale generata dall'installazione prosegue all'interno della mente
dello spettatore, mettendo in crisi l'idea tradizionale di spazio tridimensionale e
bidimensionale.
Il lavoro di Habicher si fonda su contrasti elementari, sia dal punto di vista dei
materiali impiegati (lucenti lamine d'acciaio dialogano con marmo, pietra e tronchi
d'albero), sia per quanto riguarda il piano concettuale con una contrapposizione
(che non significa scontro, ma incontro dialettico) di natura e tecnica, astratto e
concreto, realta' e illusione, leggerezza e forza.
Le sculture, generalmente di grandi dimensioni, sembrano sfidare apertamente le
leggi della fisica, fino a trasformarsi in segni lasciati nell'aria, in gesti
cristallizzati. Le essenze tipiche delle sue strutture sono sassi sospesi o fermati
nella caduta da elementi apparentemente inabili a sostenerli (un segmento d'acciaio,
un puntello, un'escrescenza casuale), vetri o cristalli librati nell'aria e salvati
da esili braccia avvolgenti, tratti metallici abbarbicati attraverso minimi sostegni
a pareti perpendicolari, brecce o fenditure aperte nella materia, ali legate a
pietre, le quali elidono col loro slancio il peso che trascina le pietre al centro
della terra.
Lo spazio diviso in maniera rigorosa e lineare, l'utilizzo di nitide geometrie non
precludono un linguaggio altamente e profondamente poetico, in grado di instaurare
un rapporto simbiotico tra opera d'arte e osservatore, al quale viene data
possibilita' di abitare l'oggetto spaziale, concepito spesso come un passaggio, un
attraversamento, un andare oltre, un'estensione.
Elmar TRENKWALDER, a cura di Peter Weiermair
Castello Bonoris - Comune di Montichiari
Nasce nel 1959 a Weibenbach-am-Lech in Austria, nel Tirolo nord-occidentale, nel
1982 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Vienna con Max Weiler e Arnulf
Rainer. Vive e lavora fra Innsbruck e Colonia.
E' scultore, pittore e disegnatore, ha tenuto diverse mostre personali in gallerie
austriache, tedesche e francesi ed ha partecipato a mostre collettive in alcuni dei
piu' importanti musei al mondo, tra cui il Louvre, e ad esposizioni di carattere
internazionale, come la Biennale di Venezia e quella di Lione.
Le opere di Trenkwalder si situano ai confini fra il mondo reale e quello onirico;
frutto di un'attivita' immaginativa sorprendente, che giunge a richiamare delle
allucinazioni, esse combinano motivi provenienti da differenti culture e numerosi
riferimenti storici, che spaziano dal manierismo al surrealismo, dal tardo-barocco
a forme d'arte pre-cristiana.
Lungi dal trattarsi di colte citazioni, questi riferimenti costituiscono un sostrato
al quale l'artista attinge in maniera irrazionale, citazioni e reminescenze fra le
piu' disparate interagiscono e si mescolano come in un sogno.
Il lavoro di Trenkwalder e' permeato di simbiosi tra forme trovate in natura e altre
di origine architettonica. Queste sono tuttavia rappresentazioni di un mondo
interiore, forme spaziali che discendono direttamente dall'esperienza corporea e
sensoriale dell'artista.
La metamorfosi, tema centrale e leit-motif nell'opera dell'artista austriaco, assume
solitamente due forme basilari: quella di una persona che incarna le qualita' di un
edificio o di un oggetto (o viceversa), oppure quella di una coesistenza di entrambi
i generi in un medesimo organismo. Il simbolismo sessuale diviene espressione di una
cosmica "discordia concors" e vissuto in termini di contrasto e complementarita'.
I temi misticamente perversi e il carattere ossessivo di alcuni motivi ricorrenti
(occhi, sessi, colonne, alberi.), danno alla sua opera un potere suggestivo che
scaturisce da un significato simbolico che oltrepassa il semplice dominio
dell'estetica e che, non solo e' espressione della personalita' dell'artista, ma e' in
grado di rifarsi ad archetipi culturali dal valore universale. Ecco perche' i lavori
di Trenkwalder sembrano in grado di superare la percezione dello spettatore per
giungere direttamente al suo inconscio e a quella che e' la memoria collettiva di
ogni individuo.
Ornamento e decorazione divengono la sostanza dell'opera, fino a giungere ad un vero
e proprio superamento della forma, alla sua distruzione.
Nanni VALENTINI, a cura di Piergiovanni Castagnoli
Auditorium Don Bertini - Comune di Calcinato
Nato a Sant'Angelo in Vado, Pesaro, nel 1932, muore a Vimercate nel 1985. E' una
delle figure primarie della scultura europea del dopoguerra; ceramista di
formazione, e' scultore ma anche pittore e disegnatore.
Dopo gli studi iniziali presso la scuola d'arte per decorazione ceramica a Pesaro,
si iscrive all'istituto d'arte di Faenza che frequentera' fino al 1953. Nel 1952
inizia a collaborare con la bottega di Bruno Baratti a Pesaro, l'anno successivo si
iscrive all'Accademia di Bologna dove frequenta i corsi di Pompilio Mandelli,
Virgilio Guidi e Giorgio Morandi. Agli stessi anni risalgono i primi premi come
ceramista e pittore. A meta' degli anni Cinquanta esegue le prime terrecotte
ingobbiate e graffite e alcune sperimentazioni con laterizi, cera, sabbia e catrame.
Nel corso di un viaggio a Parigi entra in contatto con alcuni esponenti del gruppo
Co.Bra e con le opere di Wols, Burri e Richier. Nel '56 a Milano conosce i fratelli
Pomodoro, i quali gli presenteranno poi Lucio Fontana ed Ettore Sottsass. Nel '57
partecipa alla Triennale di Milano e, l'anno successivo, grazie all'interessamento
di Fontana, tiene la prima personale a Milano insieme a Diatto' alla galleria
L'Ariete.
Alla fine degli anni Cinquanta, contemporaneamente ad una crisi nella produzione
pittorica, registra innumerevoli successi con i lavori in ceramica. Nel decennio
successivo tiene alcune mostre personali (Galleria del Giorno, Milano - Salone
Annunciata, Milano - Galleria Segnapassi, Pesaro, etc.) e partecipa a numerose
esposizioni nazionali e internazionali (Triennale di Milano - Mostra internazionale
di Ostenda - "Keramik + Email aus Italien, Norimberga - "Landesgewerbeamt
Internationales Kunsthandwerk", Stoccarda, "International Exhibition of Contemporary
Ceramic Art", Tokyo, etc.). Sono gli anni dell'intenso e vitale sodalizio con
Tancredi, interrotto bruscamente dalla scomparsa dell'amico nel 1965.
Nei primi anni Settanta riprende alcuni vecchi progetti e astrazioni informali,
lavorando con cartapesta, cera, cartone, sabbia, cemento, garza, legno e terracotta.
Da queste attinge nuovamente la capacita' di calarsi dentro la realta' senza schemi
precostituiti. Accantona momentaneamente la pittura per privilegiare il disegno e la
terracotta. Sono gli anni delle "Sfere" delle "Nascite" e delle "Impronte" e di
quello che lo stesso Valentini considera l'avvio della propria maturita'.
Nel 1975 conosce Carla Pellegrini che fara' della sua Galleria Milano il luogo
privilegiato d'esposizione dell'opera di Valentini.
In questi anni utilizza pressoche' esclusivamente la terracotta e i colori principali
sono le ocre, i neri egli azzurri. La materia diviene la sua poetica, ma materia
intesa come terra, elemento primordiale della natura, partner dell'artista fino a
giungere ad un rapporto quasi incestuoso. La terra da strumento si erge a
protagonista del fare artistico, origine e fine di tutte le cose, come afferma
l'artista stesso, l'obiettivo e' "fare con un'immagine quello che della terra ancora
non e' stato nominato." La materia e' concepita come "luogo di tutte le
trasformazioni, di tutte le similitudini". Il binomio pittura-scultura/ceramica si
concretizza nella contrapposizione apparenza-certezza, visibile-tattile e l'artista
giunge a prediligere la tautologia perche' "e' sempre sinonimo della verita', della
cosa che nomino."
Nel 1982 gli viene riservata una sala personale alla Biennale di Venezia e nel 1984
al Padiglione d'arte contemporanea di Milano.
Dopo la sua morte mostre personali e pubblicazioni si susseguono, in Italia e
all'estero.
Inaugurazione: 1 Ottobre 2006
Lonato - ore 11,30
Montichiari - ore 13,00
Calcinato - ore 15,30
Ad ogni inaugurazione la "Strada dei Vini e Sapori del Garda offrira' ai partecipanti assaggi di cibi e vini tipici
Sedi:
I luoghi
Lonato Pieve di San Zeno
Montichiari Castello Bonoris
Calcinato Ex Chiesa dei Disciplini Auditorium Don Bertini
Dal martedi' al venerdi' dalle 15 alle 19 Sabato e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 Lunedi' chiuso