Galleria Tondinelli
Roma
via Quattro Fontane, 128/a
06 4744300 FAX 06 4744300
WEB
Omaggio a Federico Fellini
dal 8/5/2007 al 7/6/2007
dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00

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Galleria Tondinelli




 
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8/5/2007

Omaggio a Federico Fellini

Galleria Tondinelli, Roma

Collettiva. Fellini pensava che quello del cinema fosse un linguaggio specifico, autonomo, indipendente, non somigliante a nessun altro linguaggio, eccetto che alla pittura. Soleva dire: "Il cinema non ha nulla a che fare con le altre arti. Ma e' imparentato geneticamente con la pittura, perche' l'uno e l'altra non possono esistere senza la luce".


comunicato stampa

La pitura e gli artisti che amava

a cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli

La Galleria Tondinelli presenta dal 9 maggio all'8 giugno 2007 la mostra Fellini La pittura e gli artisti che amava, a cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli.

« [..] Federico Fellini aveva incominciato a disegnare e a fare schizzi, caricature e vignette sin dall'adolescenza. A quindici- sedici anni aveva eseguito le caricature dei balilla moschettieri nel campeggio di Verrucchio, la località ad una ventina di chilometri da Rimini, che nel 1936 erano state pubblicate dal numero unico "La Diana" dell'Opera Balilla della città natale. Nello stesso anno aveva aperto con il pittore Demos Bonini la "Bottega dell'Artista", che sorgeva presso il Duomo e nella quale facevano caricature su ordinazione, anche a domicilio.

Racconterà in seguito Fellini: "Sin da piccolo ero affascinato dalla figura del pittore e ci fu un momento negli anni dell'adolescenza in cui pensavo seriamente che avrei fatto anch'io il pittore. I disegnatori, i caricaturisti, i pittori, anche quelli che dipingevano le Madonne sui marciapiedi, mi incantavano. "Sarà questo il mio mestiere", mi dicevo. Non pensavo che mi sarei dedicato al cinema, che avrei fatto l'attore, lo sceneggiatore, il regista. [..]

Oltre Demos Bonini, un altro dei suoi maestri era Giuseppe Zanini, in arte Nino Za, il quale durante l'estate faceva le caricature dei personaggi che folleggiavano sulle terrazze del Grand Hotel, che Fellini vedeva come un palazzo incantato, emblema del lusso e del fasto, dell'Oriente Favoloso [..]. Nino Za, che aveva il privilegio di farne le caricature, era diventato per lui una figura leggendaria, ma aveva potuto conoscerlo soltanto più tardi a Roma, stabilendo con lui un'amicizia destinata a durare per tutta la vita, come quella con Rinaldo Gèleng, il pittore di origine tedesca che aveva conosciuto nello stesso periodo nella capitale.

Cinema e pittura
[..] Fellini pensava che quello del cinema è un linguaggio specifico, autonomo, indipendente, che non somiglia a nessun altro linguaggio, ne al teatro, ne alla letteratura, ne alla musica, meno che alla pittura. Soleva dire: "Il cinema è un'arte che non ha nulla a che fare con le altre arti. Ma è imparentato geneticamente con la pittura, perché l'uno e l'altra non possono esistere senza la luce. L'immagine è luce. Il cuore di ogni cosa, sia per il cinema che per la pittura, è la luce. Nel cinema la luce viene prima del soggetto, della storia, dei personaggi, è la luce che esprime quello che un cineasta vuole dire. Nella pittura la luce viene prima del tema, della tavolozza, dei colori, è la luce che esprime quello che un pittore vuole rappresentare. Qualche critico ha detto che io sono un regista "pittorico", ma non poteva farmi un elogio più grande [..]".

Fellini forse ignorava che Gore Vidal, lo scrittore americano esperto anche di cinema, lo considerava un eccezionale artista-pittore, arrivando al punto di definire la sua cinematografia una straordinaria pinacoteca. Oltre Rinaldo, Giuliano e Antonello Géleng, che avevano lavorato a lungo per lui e che facevano parte del suo universo affettivo, sono molti gli artisti moderni che, in varia misura, Fellini ammirava, o amava per affinità creativa, o considerava dotati di grande talento, in possesso d'un proprio stile, d'una propria sigla. Fra quelli che ammirava, Picasso, Giorgio De Chirico, Balthus, Scipione, Sironi. Fra quelli che amava per affinità creativa, i pittori tendenzialmente visionari, surreali o surrealisti, metafisici, come (oltre a Giorgio De Chirico), Savinio, Delvaux, Magritte, Dalì, Chagall, Carrà, Morandi, De Pisis, Clerici, Leonor Fini, Folon, Guarienti. Fra quelli che considerava dotati di grande talento o in possesso d'un proprio stile, d'una propria sigla, Trubbiani, Mafai, Rosai, Campigli, Guttuso, Mitoraj, Sughi, Vespignani, Scordia, Fallani, Anna Salvatore, Schifano [..] » (Costanzo Costantini).

Gli artisti facenti parte del presente progetto espositivo sono: Federico Fellini, Pablo Picasso, Giorgio De Chirico, Balthus, Scipione, Carlo Carrà, Filippo De Pisis, Jean-Michel Folon, Mario Sironi, Fabrizio Clerici, Massimo Campigli, Mario Mafai, Renzo Vespignani, Leonor Fini, Gorge Grosz, Renato Guttuso, Carlo Guarienti, Igor Mitoraj, Umberto Mastroianni, Antonio Scordia, Valeriano Trubbiani, Alberto Sughi, Otto Gèleng, Rinaldo Gèleng, Giuliano Gèleng, Orio Gèleng.

La mostra è accompagnata dalle fotografie di Giuseppe Di Caro

Immagine: Mario Sironi

Inaugurazione: mercoledì 9 maggio 2007 ore 18.30

Galleria Tondinelli - Complesso Monumentale di San Carlino alle Quattro Fontane
Via Quattro Fontane, 128/a - Roma
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00
Ingresso libero

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