Federico Bianchi Contemporary Art
Lecco
piazza Manzoni, 2
380 3948228
WEB
Paola Di Bello
dal 10/5/2007 al 20/7/2007
Inaugurazione ore 19

Segnalato da

Federico Bianchi



approfondimenti

Paola Di Bello
Marco Scotini



 
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10/5/2007

Paola Di Bello

Federico Bianchi Contemporary Art, Lecco

Per l'artista l'atto di fotografare non equivale tanto a testimoniare, a documentare o raccontare. Piuttosto ogni immagine fotografica di Paola Di Bello costruisce una geografia di spazi reali, definisce una zona di frontiera tra noi e le cose, misura a quale distanza da me comincia l'altro. A cura di Marco Scotini.


comunicato stampa

Strip, Milano

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A cura di Marco Scotini

Per Paola Di Bello l’atto di fotografare non equivale tanto a testimoniare, a documentare o raccontare. Tanto meno a catturare l’apparizione istantanea di un evento nella successione dinamica del tempo. Neppure, il suo, è uno sguardo fotografico sul paesaggio, anche se - ogni volta - mette a fuoco le forme visibili dell’insediamento urbano in particolare e dello spazio fisico in generale. Piuttosto ogni immagine fotografica di Paola Di Bello costruisce una geografia di spazi reali, definisce una zona di frontiera tra noi e le cose, misura a quale distanza da me comincia l’altro.

In questo senso la fotografia è un modo di guardare e, allo stesso tempo, uno spazio del divenire in cui i meccanismi della percezione della realtà diventano una sorta di progetto di intervento sulla realtà. C’è sempre un doppio sguardo, una doppia esposizione della pellicola, una relazione di trasformazione, una doppia possibilità di lettura delle cose: la registrazione del reale e il giudizio sul reale sono indissociabili. Al riguardo sono note le foto di Paola Di Bello: dai barboni ribaltati, cosi come dagli oggetti abbandonati per strada e ruotati nell’immagine, allo sguardo sul e dal quartiere Mirafiori a Torino, fino alla mappa “vissuta” della metropolitana di Parigi.

In questo senso quella di Paola Di Bello è una sorta di geo-fotografia della città globale. Non solo perché ritrae lo spazio, piuttosto in quanto ingloba la mappa - la sua pratica spazializzante - nelle operazioni che ogni volta rendono possibile la fabbricazione di un suo piano foto-geografico. Se, come diceva Susan Sontag, è proprio della fotografia rendere la realtà atomica, decontestualizzata e divisa in particelle isolate, ogni foto della Di Bello è sempre, al contrario, la somma di spazi discreti e di frammenti tra loro in un rapporto di connessione e continuità.

Anche il progetto Strip-Milano, che viene presentato in questa occasione, è il risultato di una simile pratica e di un simile tentativo. Pure le foto di questo progetto nascono dalla manipolazione digitale di una serie di scatti individuali che si ricompongono in una striscia lineare finale. Oggetto delle foto sono alcune grandi arterie e viadotti di Milano come Corso Buenos Aires e il Ponte della Ghisolfa, oppure percorsi urbani che costeggiano cantieri della trasformazione come Via de Castiglia e Via Confalonieri. Si tratta di strisce fotografiche che in pochi metri di lunghezza intendono attraversare e sintetizzare interi tessuti urbani, differenti quartieri, ampi frammenti di città. Non c’è nessuna volontà panoramica, il tentativo è semmai quello “impossibile” di ricostruire un contesto, di riportare ad una ininterrotta continuità ciò che è tale nella realtà anche se disperso per lo sguardo. Come nel video São Paulo (2002) fatto da Paola Di Bello con Armin Linke, anche in queste strisce lo spazio è flessibile, connettivo e collettivo, allo stesso tempo. In questo senso la distanza spaziale diviene anche metafora della distanza temporale. Il passaggio dalla luce diurna a quella notturna all’interno di una stessa striscia fotografica riafferma che ciò che abbiamo di fronte è uno spazio di elaborazione della percezione.

Paola Di Bello (Napoli, 1961) ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003 a cura di Carlos Basualdo. Ha esposto i sui lavori in numerosi spazi pubblici in Italia e all’estero tra cui la Fondazione Sandretto Rebaudengo, Villa Manin, l’Hangar Bicocca, la Fondazione Teseco, il Centre National d’Art Contemporain di Grenoble, il Museo Cantonale di Lugano, il Queens Museum di New York e la Biennale di Busan. Vive e lavora a Milano.

-------english

The aim, in Paola di Bello’s photography, is not to testify, document or telling stories, neither catch a sudden apparition of an event dynamic succession of time. Her view is not focused on landscapes, even if she always pays her attention on the shapes of urban settlement especially the concrete spaces. On the contrary, every single Paola di Bello’s image build a geography of real spaces, defining a border zone between us and things, a measure between each other.

In this sense photography is both a way to look and an evolving experience in which reality perception becomes a sort of intervention project on reality.
There’s always a double-eye, a double-exposure of a film to light, a connection of transformation, a double interpretation of facts: the recording of reality and judgement on reality are indissoluble. Paola di Bello’s photos are famous: homeless people upside-down, abandoned objects, the images of Mirafiori district of Turin, since the “living” map of Paris.

The work of Paola di Bello could be seen as a geo-photography of the global city. Not only because she portrays the space, but also because her technique includes the map in her operation that every time build a new photographic level.
If Susan Sontag declared that photography atomises reality, making it separated and out of context, every photo of Di Bello are instead a group of some fragmented spaces, put together in connection and continuity.

Even Strip-Milano project, presented in this exhibition, is the result of such a way to work. Images are digitally manipulated in order to gather them in lines. The subject are some of the main streets of Milan as Corso Buenos Aires and Ponte della Ghisolfa or urban paths nearby construction sites as Via della Castiglia and Via Confalonieri. In a few meter of length, these strips want to represent entire urban net, different quarters, fragment of cities. Not a panoramic willing but a way almost impossible, to re-build a context, to re-give a continuous sight of what the eye tends to separate.
As the video São Paulo (2002, Paola Di Bello and Armin Linke), in these stripes the space is flexible, connected and collective in the same time. In this way the spatial distance becomes also metaphor of temporal distance. The passage trough daily- nightly light inside the same photo strip assures that what we are watching at is an elaboration of perception of space.

Paola di Bello (Naples, 1961) participated at Biennale of Venice in 2003 (curated by Carlos Basualdo). She sowed her works in many public space in Italy and abroad such as Fondazione Sandretto Rebaudengo, Villa Manin, Hangar Bicocca, Fondazione Teseco, Centre National d’Art Contemporain of Grenoble, Museo Cantonale di Lugano, the Queens Museum di New York e the Biennial of Busan. She lives and works in Milan.

Inaugurazione 11 maggio 2007 ore 19

Federico Bianchi Contemporary Art
Piazza Manzoni, 2 - Lecco
Ingresso libero

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