Fondazione Giorgio Cini
Venezia
Isola di San Giorgio Maggiore
041 5289900 FAX 041 5238540
WEB
Thomas Demand
dal 6/6/2007 al 6/7/2007
martedì-domenica, 11.00 – 19.00; chiuso il lunedì
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WEB
Segnalato da

Stefania Vittoria Arcari



approfondimenti

Thomas Demand
Germano Celant



 
calendario eventi  :: 




6/6/2007

Thomas Demand

Fondazione Giorgio Cini, Venezia

La mostra e' composta da 2 grandi installazioni: "Yellowcake", un nuovo ciclo fotografico dedicato ad un luogo situato a Roma, divenuto strumentale al fine di giustificare l'intervento militare in Iraq da parte degli Stati Uniti e "Processo grottesco" dove si rendono visibili, per la prima volta, le varie fasi che compongono il metodo operativo di Demand per la realizzazione di una delle sue ultime creazioni: Grotto, 2006. A cura di Germano Celant.


comunicato stampa

Personale

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a cura di Germano Celant

La Fondazione Prada presenta un progetto dell’artista tedesco Thomas Demand a cura di Germano Celant. La mostra è composta da due grandi installazioni: Yellowcake, un nuovo ciclo fotografico dedicato ad un luogo situato a Roma, divenuto strumentale al fine di giustificare l’intervento militare in Iraq da parte degli Stati Uniti, e Processo grottesco dove si rendono visibili, per la prima volta, le varie fasi che compongono il metodo operativo di Demand per la realizzazione di una delle sue ultime creazioni: Grotto, 2006.

Demand (Monaco, 1964), conosciuto e apprezzato per le sue complesse e inquietanti immagini, si è imposto all’attenzione della scena artistica internazionale per l’uso innovativo del mezzo fotografico. Partendo spesso da un’immagine preesistente, che si riferisce a eventi sociali controversi, l’artista procede ricostruendo la scena tramite un modello in cartone. Le fotografie del modello, che Demand realizza, sono il prodotto finale, l’unico ad essere esposto. Osservando le sue immagini fotografiche, la caratteristica che più attrae e colpisce, è il modo sorprendente e nello stesso tempo sfuggevole con cui l’artista sovverte la definizione di realtà. Realta' che più' sembra presentarsi in maniera semplice e innocua, più' crea, ad un'attenta osservazione della scena rappresentata, un corto circuito percettivo.

Il titolo della prima installazione Yellowcake si riferisce al significato tecnico del termine: ‘Yellowcake’ denota un concentrato di uranio che, se arricchito, può essere utilizzato per la fabbricazione di armi nucleari. Recentemente, questo termine si è imposto nel panorama politico internazionale, poiché menzionato, seppure indirettamente, durante la celebre accusa pronunciata dal Presidente George Walker Bush nel suo discorso sullo Stato dell’Unione tenuto nel 2003: “Il governo britannico ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di procurarsi significative quantità di uranio in Africa”. La prova di questa asserzione era un plico di documenti, presumibilmente rubati all’ambasciata della Repubblica del Niger a Roma, che i servizi segreti americani e britannici avevano ricevuto dal SISMI, loro equivalente italiano. Si voleva far credere che questo plico fosse un contratto per la vendita di tonnellate di concentrato di uranio alle autorità irachene, ma presto il documento si è rivelato una palese contraffazione.

L’opera di Demand consiste in una serie di fotografie che riproducono il luogo dove ha avuto origine il percorso a cui ricondurre questa “pistola fumante”. Normalmente, l’artista basa il suo lavoro su fonti iconografiche preesistenti, ma nel caso di Yellowcake non c’erano immagini disponibili: nessuno dei giornalisti che si erano occupati di questa vicenda aveva avuto accesso all’ambasciata del Niger a Roma. Questa storia attendeva ancora di essere testimoniata per immagini e di un riscontro fotografico del luogo in cui era avvenuto il presunto furto.

Il primo passaggio affrontato da Demand è stato l’accesso alla sede diplomatica. Entrando in questo appartamento-ambasciata, l’artista ha varcato anche il confine tra Italia e Niger (e il confine tra Europa e Africa). L’incontro sul momento non e' stato molto produttivo, ma, mentre era sul posto, Demand ha memorizzato il luogo e ha avviato una conversazione con il personale dell’ambasciata. Le informazioni raccolte durante queste visite sono state la base della sua ricostruzione in scala naturale del sito, che ha richiesto mesi di lavoro nel suo studio, e delle grandi fotografie che costituiscono l’opera finita e presentata dalla Fondazione Prada a Venezia. Così, la discussa vicenda dal nome di “Nigergate”, ha ricevuto una rappresentazione visiva.

La seconda installazione, intitolata Processo grottesco, si riferisce al tema del ‘Grotto’, una scultura alla quale Demand ha lavorato per oltre due anni. In questa occasione, l’artista permette al visitatore di venire a conoscenza del processo creativo che ha condotto alla realizzazione della fotografia, e consente di scoprire il modo in cui l’opera, attraverso continue ricerche, si è trasformata nel corso del tempo. In Processo grottesco Demand presenta per la prima volta il materiale da lui raccolto e divenuto fonte iconografica per l’elaborazione dell’opera (cartoline, libri, guide turistiche, fotografie, illustrazioni di cataloghi e altri documenti visivi), insieme all’oggetto in cartone di 36 tonnellate, sagomato e misurato con l’ausilio del computer e suddiviso in 900.000 strati, esposto accanto alla fotografia finale. In questo modo, il visitatore entra dietro le quinte della stupefacente immagine fotografica nota come Grotto.

La grotta è un soggetto ricorrente nella storia dell’arte e dell’architettura. Dal XVI secolo in poi, l’imitazione della natura è alla base dell’ordine tuscanico e dell’ordine rustico, che traggono i loro motivi da grotte artificiali e naturali, alberi e rami, con l’intento di dotare gli edifici di funzionalità e di una decorazione sobria e primitiva. Al contempo, queste concezioni architettoniche si legano all’assoluta naturalezza dei materiali, che sono umili e semplici: “…Un costruire elementare che Demand adotta facendo ricorso al cartone, leggero, ma robusto, sodo e greve. Di fatto ‘Grotto’, costruito nello studio di Berlino, riprende il procedere naturale della formazioni di incrostazioni calcaree, possiede una rusticità, ma nasce dall’intaglio elettronico, che ne permette la “colatura” un pezzo sull’altro. È il risultato di un processo metà rustico e metà logico, con una consapevolezza di un delicato equilibrio, tra entità contrastanti, come quella manuale e digitale.

È la stessa contrapposizione che informa la rappresentazione della realtà da parte di Demand, che è ispirata a un luogo vero, ma poi è rivelata come un luogo “irreale”, se non surreale, per le sue connotazioni sotterranee, misteriose e inquietanti. …” *

In occasione di questa mostra viene pubblicato un cofanetto contenente due volumi. Il primo su Processo grottesco comprende un saggio di Germano Celant e una ricca ed esauriente documentazione iconografica di cartoline, opere d’arte, disegni e fotografie. Il secondo su Yellowcake espone la vicenda politica che ruota intorno all’ambasciata del Niger a Roma, e include saggi di Robert Storr e Alex Farquharson oltre al resoconto del “Nigergate” firmato da Carlo Bonini, uno dei primi giornalisti a investigare sul caso. I testi sono accompagnati dalle riproduzioni del nuovo corpus di opere che l’artista presenta per la prima volta a Venezia.

* Germano Celant, ‘L’antro delle immagini’, in Thomas Demad, Processo grottesco, Fondazione Prada, Milano, 2007

Inaugurazione 7 giugno 2007 ore 18

Fondazione Giorgio Cini
Isola di San Giorgio Maggiore - Venezia
Orario: martedì-domenica, 11.00 – 19.00; chiuso il lunedì
Ingresso libero

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curated by Germano Celant

The Fondazione Prada is presenting a project by the German artist Thomas Demand, curated by Germano Celant at the Fondazione Giorgio Cini, Venice. The proposed work consists of two large installations; Yellowcake, composed of a series of new photographs, exploring a place in Rome which was instrumental to US intervention in Iraq, and Processo grottesco, which presents for the first time aspects of Demand’s working method that led to one of his major recent works, Grotto (2006).

Demand (Munich, 1964), well known for his complex and disquieting images, has drawn the attention of the international art world for his innovative use of photography. Often starting from a pre-existing image referring to controversial socio-political events, the artist proceeds to reconstruct the scene with a cardboard model. The photograph he takes of this model is the final stage of his work, and it is only this image that is exhibited, not the models. Observing Demand’s photographic images, the most attractive and intriguing characteristic is the dazzling yet fleeting way he overturns our own definition of reality. The more this reality appears to present itself in a simple and innocuous manner, the more it creates perceptual short-circuits upon careful observation of the represented scene.

For the exhibition presented at the Fondazione Giorgio Cini in Venice, Demand has developed two large installations. The title Yellowcake refers to its technical meaning: “yellowcake” denotes a concentrated form of uranium, which when enriched may be used to make nuclear weapons. This word recently emerged in mainstream political discourse because it was the fulcrum of President George Walker Bush’s famous accusation in his State of the Union Address in 2003, in which he stated: “The British government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of Uranium in Africa”. The evidence was paperwork supposedly stolen from the Embassy of the Republic of Niger in Rome and passed on to British and American intelligence by SISMI, their Italian counterparts. The documents were supposed to be a contract for the sale of hundreds of tons of yellowcake to the Iraqi authorities, which soon turned out to be obvious forgeries.

Demand’s work consists of a series of photographs about the location where the trail leading to this ‘smoking gun’ originated. Usually, the artist bases his works on existing photographic sources, but with Yellowcake there were no images available: no one covering the story had gained access to Niger’s Embassy in Rome. It was thus a story that had yet to be illustrated. Lacking photographic evidence, it remained unanchored to its site. Demand’s first step, then, was to try to gain access to the Embassy. By entering the apartment-cum-embassy he also crossed an extra-territorial frontier between Italy and Niger (and Europe and Africa). The meeting yielded nothing much, but while there, Demand was able to memorize the site and begin a conversation with the embassy’s staff.

The information he gathered from these visits was the basis for a life-sized reconstruction of the very same place, built over a period of months in his studio and, subsequently, the large photographs that constitute the finished work and are presented at the Fondazione Giorgio Cini. So the infamous story that has been named “Nigergate” has finally received a pictorial representation of some kind.

The second installation, entitled Processo grottesco, refers to the theme of the grotto, a sculpture on which the artist worked for more than two years. For this occasion, Demand allows the viewer to discover the creative process that led to the realization of the photograph and to the way, through continuous research and experimentation, the work itself metamorphosed and changed over time. In Processo grottesco, the artist presents the source material he collected for the work for the first time. Postcards, books, tourist guides, photographs, catalogue illustrations, and other paraphernalia are exhibited alongside the 36-ton grey cardboard object, shaped and measured by computers and divided into 900,000 different layers, together with the final photograph of the sculpture. In this way, the visitor is invited to follow the different stages of Demand’s creative process, going backstage of the stunning photographic image known as Grotto.

The grotto is a subject encountered throughout the history of art and architecture. From the Sixteenth century onwards, the imitation of nature was the basis for the Tuscan and Rustic orders which derived their motifs from grottoes and caves, trees and boughs in an attempt to endow buildings with functionality and a spare, primitive adornment. At the same time, these architectural concerns are linked to the very naturalness of the materials, which are humble and simple: “Demand adopts a similarly elementary approach to construction in his recourse to cardboard, which is light but robust, solid and coarse.

In fact, Grotto, which was constructed in his Berlin studio, recaptures the natural process of calcareous incrustations. It is rustic despite being created by an electronic ‘inlaying’ that allowed each part to ‘drip’ onto the next. It is thus the result of a process that is half rustic, half logical, with an awareness of the delicate balance between the contrasting elements, such as the manual and the digital. This same opposition informs Demand’s representation of reality, which is inspired by a real place that then proves to be ‘unreal’, if not surreal, because of its subterranean, mysterious, disturbing connotations.” *

A two-volume boxed catalogue set will be published to accompany the show. Volume one contains a seminal essay by Germano Celant and rich, exhaustive iconographical documentation including postcards, works of art, drawings and photographs dedicated to the Processo grottesco. The second book, which displays the political event that has the Embassy of the Republic of Niger in Rome as its fulcrum, presents two essays by Robert Storr and Alex Farquharson, and a summary of ‘Nigergate’ by Carlo Bonini, who was one of the first investigative journalists on the case. In this context the documentation of the reconstructed site within the book becomes an illustration as well as a reproduction of the new body of work that the artist presents for the first time at the Fondazione Giorgio Cini in Venice.

* Germano Celant, ‘The Cavern of Images’, in Thomas Demand Processo grottesco, Fondazione Prada, Milan, 2007.

Opening: 7 June, 6 pm

Fondazione Giorgio Cini
Isola di San Giorgio Maggiore - Venice
Opening hours Tuesday – Sunday, 11 am – 7 pm; closed on Monday
Admission: free

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