Oratorio di San Rocco
Padova
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Pericle Fazzini
dal 24/12/2007 al 19/1/2008
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Comune di Padova



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Pericle Fazzini



 
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24/12/2007

Pericle Fazzini

Oratorio di San Rocco, Padova

La cartella ritrovata 1930-1931. La mostra riunisce non solo la cartella dei disegni inediti della giovinezza di Pericle Fazzini (tutti datati 1930/1931) collezione privata della Famiglia Boccabianca di Patay ma anche alcune sculture e un acquarello provenienti dal Museo Civico Citta' di Ripatransone (Ascoli Piceno).


comunicato stampa

Disegni e sculture del Museo Civico Città di Ripatransone

La mostra riunisce non solo la cartella dei disegni inediti della giovinezza di Pericle Fazzini (tutti datati 1930/1931) collezione privata della Famiglia Boccabianca di Patay ma anche alcune sculture e un acquarello provenienti dal Museo Civico Città di Ripatransone (Ascoli Piceno).

Tutte le opere non sono prima d’ora mai uscite da quell’angolo d’Italia chiamato Piceno, dove era nato il grande “Scultore del vento”, il 4 maggio 1913. Ed è pertanto totalmente inedito quello che Padova offre per la prima volta al pubblico

Pericle Fazzini giovanissimo, inizia a lavorare nella falegnameria di famiglia, accanto ai numerosi fratelli, apprendendo a intagliare il legno e dedicandosi alla scultura nei momenti liberi. Intorno al 1929 Mario Rivosecchi, compaesano di Pericle e amico di famiglia, convince il padre a assecondarne il precoce talento, inviandolo a studiare a Roma. E’ in questo periodo che alloggia spesso a casa Boccabianca, in via Treviso, 33 e dona i disegni che possiamo ammirare in questa mostra nonché il busto in gesso “Patay”, probabilmente del 1932.

Nel gennaio 1933 in una mostra presso la galleria di Dario Sabatello ottiene un bel riscontro sia di pubblico che di critica: viene paragonata , per impatto, a quella di Scipione e Mafai tenutasi alla Galleria Bardi di Roma tre anni prima. Gli anni tra il 1935 il 1938 sono piuttosto difficili. Con il denaro del premio vinto alla quadriennale lo scultore prende in affitto lo studio di via Margutta dove lavora per il resto della sua vita. Si isola dall'ambiente artistico romano, realizzando alcuni dei suoi massimi capolavori, come il Ritratto di Ungaretti e la Danzatrice. Nel 1946 Fazzini espone alla Galleria del Secolo di Roma accanto a A. Corpora, R. Guttuso, S.Monachesi, G. Turcato, con opere realizzate dieci anni prima: è il segno di un volontario ricongiungimento a quelle esperienze nel segno della sintesi formale con cui aveva iniziato il suo cammino. Allo stesso modo va intesa la vittoria al Premio Torino del 1947 con una scultura del 1939, Anita in piedi, e infine la partecipazione alla prima ''Mostra del fronte nuovo delle arti'' (giugno I947, Milano, Galleria della Spiga) accanto a quegli artisti (Leoncillo, N. Franchina, A. Corpora , E. Vedova, ecc.) che allora proponevano una ricerca linguistica basata sulla sintassi cubista.

Fazzini, ben preparato a queste ricerche fin dalla sua giovanile adesione al clima del razionalismo architettonico e da una innata propensione alla sintesi della forma, ne trae utili insegnamenti giungendo con la Sibilla (vincitrice nel I949 del Premio Saint Vincent) e con il Profeta a esiti di alta qualità. Nel 1950-51 riprende il rapporto con l'architettura realizzando grandi figure di angeli per la cappella di Santa Francesca Cabrini (Roma , S.Eugenio), nell'aprile del 1951 la Fondazione Premi Roma ospita una vasta antologica, introdotta in catalogo dagli scritti degli amici R. Lucchese e G. Ungaretti. Lo stesso anno l'Accademia di San Luca gli conferisce il Premio Einaudi. E’ del 1952 una personale a New York . Nel 1954 partecipa alla Biennale di Venezia e ottiene il primo premio per la scultura l’anno dopo e fino al 1958 insegnerà all’accademia di Belle Arti di Firenze e poi proseguirà dal ’58 al 1980 all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Del 1964-65 è il Monumento alla Resistenza in Ancona.

Nel 1970 inizia l'avventura della Resurrezione, la grande scultura per la Sala delle Udienze in Vaticano, che per la sua portata storica può essere considerata come il punto di approdo di tutta la sua ricerca. Due grandi antologiche ripropongono al pubblico la sua lunga carriera: la prima ad Avezzano nel I983, la seconda, nel dicembre 1984 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, ancora una volta accanto ad Alberto Ziveri. Tra le fonti di ispirazione principali negli ultimi anni ritroviamo gli spazi aperti dell'Adriatico, suggeriti ora in una serie di pastelli che aggiungono alla ricerca formale la suggestione del colore, in una estrema sintesi figurativa.
Muore a Roma nel1987.

Oratorio di San Rocco
via Santa Lucia - Padova

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