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23/3/2008

Savina Tarsitano

Istituto di Cultura Danese, Bruxelles

Soleil de Minuit. "Upernavik e' uno spazio di luce i cui confini densi sono segnati dagli strati di neve che marcano il tempo. Il buio e' un miraggio lontano." (dagli appunti di viaggio dell'artista)


comunicato stampa

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Upernavik è uno spazio di luce i cui confini densi sono segnati dagli strati di neve che marcano il tempo. Il buio è un miraggio lontano. Un territorio anti-urbano che cancella velocemente le tracce antropiche e provoca una creatività/istinto, mediata dai riflessi di un cervello sempre allerta perchè privato del sonno e del buio.

Ho sorpreso il mio occhio a cercare come segugio residui di civiltà, di storie, merluzzi appesi ad essiccare, le reti dei pescatori, fiammiferi dalle punte infuocate, piume della lontana Parigi che sulla neve traducevano la vanità in un interrogativo estetico. Ho visto nelle alghe di una natura brillante elementi di poesia visiva e in un campo di croci, segni di legno piantati ad intervalli regolati dalla misura dei corpi deposti, l'illusione del buio che a Upernavik è fuori dall'indice della natura. In questo scenario il colore è intervallo di luce, sua capacità negativa in grado di generare l'orizzonte della visione che contiene i toni delle emozioni. E lo spettacolo delle due sfere, il sole e la luna insieme nel cono visivo, è metafora potente della infinite posture del vedere. (Appunti di Viaggio di Savina Tarsitano Groenlandia 2007)

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Upernavik is a space of light whose dense edges are made visible by the layers of snow that mark the passing of time. Darkness is a far away mirage. It's a anti-urban territory that quickly erases any anthropic traces and induces a creativity/instinct, mediated by the reflections of a mind always alerted because deprived of sleep and darkness.

I have caught my eye looking as a hound would do for residues of civilisation, for stories, cod fish hung to dry, fishermen nets, flamed matches, and plumes from the distant Paris that on the snow translated vanity into a aestethic question. I have found in the seaweeds' brilliant nature elements of visual poetry and in a yard full of crosses, wooden signs planted at intervals regulated by the measure of the bodies placed there to rest, the illusion of darkness, which, in Upernavik, appears to be outside the natural index.

In this scenery color is an interval of light, its negative capacity, able to generate the horizon and containing the tones of emotions. And the spectacle of the two spheres, the sun and the moon together in the visual cone, is a powerful metaphor of the infinite ways one can see. (Journey Notes) (Appunti di Viaggio di Savina Tarsitano Groenlandia 2007)

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