Associazione Trecentosessantagradi
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Luca Compiani e Roberto Pinetti
dal 2/5/2008 al 16/5/2008
WEB
Segnalato da

Roberto Pinetti




 
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2/5/2008

Luca Compiani e Roberto Pinetti

Associazione Trecentosessantagradi, Parma

Due volti della Pittura. "Una Pittura che trova la sua autentica valenza spirituale non nelle spiegazioni a posteriori o nei titoli delle opere ma nel riconoscere al proprio lavoro la qualita' di trascendere spazio e tempo." Bruno Neumann.


comunicato stampa

La Pittura non ha più senso nella contemporaneità? E' una voce frequente che circola in molti ambienti dell'arte. Particolare è anche come questo punto di vista si sia diffuso a partire dalle Università e dalle Accademie, luoghi che storicamente sono sempre stati, a posteriori, riconosciuti come ''resistenti al cambiamento'', in altre parole conservatori e tradizionalisti. Non a caso la parola ''accademico'' è tutt'ora sinonimo di ''legato alla tradizione'' (ad esempio pittorica) in senso deteriore.

Ora alcuni ''prodotti'' di questa scolarizzazione di base vanno in giro disdegnando la parola stessa Pittura e, molto spesso, senza alcuna competenza a consentir loro di riconoscerne la ''grammatica'' e la ''sintassi'' specifica.

A prescindere dalla scottante questione di chi forma chi, nei nostri Atenei, più in generale l'errore principale sta, a mio parere, nel confondere, ancora una volta, i mezzi potenzialmente espressivi, con l'Arte che se ne può ricavare. Dobbiamo dar ragione ad un noto critico che in un suo libro stigmatizza l'assurdità di confondere una qualsiasi tela dipinta, definendola ''quadro'', con un'opera d'arte. Ma non possiamo cadere nell'errore di misconoscere il processo creativo del dipingere per il solo fatto che qualunque citrullo può colorare una tela e definirla ''quadro''!

Il discorso vale anche per la fotografia come per ogni altra forma d'espressione, ovviamente.
Ma in un'epoca dove impera un ''giovanilismo'' retorico insopportabile (ma non il rispetto per i bisogni dei più giovani, che è ben altra cosa), così come parole pateticamente ''moderniste'' (quindi sempre datate) come ''trendy'' negli anni '90 e ''cool'' in questi, riportare l'Arte alla sua ''essenza'' pare una scommessa decisamente improbabile.

Ci provano, comunque, Luca Compiani e Roberto Pinetti, artista trentenne il primo, con un bel talento pittorico che dialoga con l'astratto e l'informale del '900 come a riprendere un discorso sospeso, e 46enne l'altro, una storia di ricerca visiva alimentata da una mano felice per il disegno ma che si è nutrita, oltre che di pittura, di installazioni, fotografia, grafica, video-animazione e quant'altro.

Diceva Egon Schiele: ''l'Arte non può essere moderna, l'Arte è atavica''.
Credo possano riconoscersi in questo motto Pinetti e Compiani poiché, pur per strade diverse, convergono ad un'idea della Pittura che trova la sua autentica valenza spirituale non nelle spiegazioni a posteriori o nei titoli delle opere ma nel riconoscere al proprio lavoro la qualità di trascendere spazio e tempo. Infatti, proprio la sua bidimensionalità e la sua sincreticità percettiva (nel senso della possibilità d'essere racchiusa in un unico sguardo e non in un percorso narrativo lineare come, ad esempio, quello tracciato da un film) collocano la Pittura fuori dai paradigmi spazio-temporali che costituiscono l'impalcatura della nostra quotidianità. Uscire da questo schema è una forma di ''trascendenza'' affine alla spiritualità e, in definitiva, l'atto più autenticamente rivoluzionario che sia dato compiere ad un ''mortale''.

Bruno Neumann

Associazione Trecentosessantagradi
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