C.A.P. 80073
Capri (NA)
via L'Abate 5
081 8389526

Christian Leperino
dal 12/7/2008 al 2/8/2008
lun-dom dalle 19 alle 21 e su appuntamento
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Christian Leperino



 
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12/7/2008

Christian Leperino

C.A.P. 80073, Capri (NA)

Il Perturbante. I lavori in mostra inquietano lo spettatore con un bagaglio ricco di segni su un ridotto piano quadrato. Il piccolo formato instaura per Leperino un rapporto intimo tra la sua mente, il volto veduto e l'opera compiuta, una sorta di miniatura per rendere minore la distanza tra l'artista e il soggetto ritratto.


comunicato stampa

Christian Leperino (Napoli, 1979) fin dall'esordio nel 2001 con la mostra Rawe off ha costruito il proprio linguaggio espressivo attraverso l'unione o la sperimentazione individuale di alcuni medium ormai tradizionali della pratica artistica contemporanea. Strumenti come il mezzo pittorico, performativo e il video che risultano con Leperino di un'attualità terrificante e sofferente perché servono all'artista ad evidenziare uno scenario che conosce profondamente, quello metropolitano articolato in periferie modulari, con sequenze di degrado variamente disposte, e vissuto fin da ragazzo nelle ore solitarie di riferimenti istituzionali mentre con Rave, la sua band di amici adolescenti, vagabondava sotto il nome di Caos, tra un edificio industriale dismesso e un rave party illegale. È il mondo altro, il b-side notturno dove i protagonisti, uomini e donne, sono essi stessi l'aspetto deformato della realtà immersi nei suoni assordanti di Techno Blue Angel's, uno schema compatto di flash su persone fotografate mentre si muovono circondate da "drugs, acids, transgenia e post-organic bodies" come Leperino inserisce nel fondo dark di Quarta parete. Un senso della velocità che dalla fotografia di Techno Blue Angel's (1999) si nota nelle opere successive, questa volta su tela, come interesse costante e come riflesso della rapidità di successione di eventi, esperienze e sensazioni che vivono i suoi protagonisti. Il magma vulcanico di musica techno, alcool e droghe nei video Rawe off e Emmanuel Goldstein (entrambi del 2001) è un caos che in tutte le sue sulfuree sfumature Leperino ha assorbito, inconsapevolmente o meno, per poi riviverlo sulla propria pelle secondo un sistema tribale di segni, questa volta rossi come il sangue che dalle viscere scorre fuori sulla superficie di Red face (2004), oppure, per esternarlo in una sorta di processo liberatorio nel momento della performance, dove l'azione gestuale -come egli stesso illustra- del braccio insieme al movimento di tutto il corpo, sotto l'egida delle pulsioni cerebrali, dà luogo ad una danza con la complementarietà essenziale del suono della musica.

Nei numerosi trip dentro i mondi fisici e mentali, riprodotti nei bianchi e neri sporchi, crudi e graffiati sulla tela come fossero degli squarci, misti di colore ad olio, sabbia e terra che l'artista raccoglie sulla spiaggia di una periferia tra le carcasse di animali arenatesi sotto l'ultimo sole, nei paesaggi urbani partenopei, egli assomma l'importante esperienza del soggiorno a Berlino avendo vinto il primo premio come artista under 30 ad Arte Fiera a Bologna nel 2003.

Il risultato finale sono stati chiaramente dei nuovi lavori, dove però la vena concettuale e stilistica si è arricchita di uno scenario umano globalizzato, sfocato - come si fa con l'obbiettivo fotografico - dal punto di vista formale come se l'acqua del tempo fosse caduta su quei volti dallo sguardo gelido modificandone i lineamenti e nella violenza del gesto si ritrova un impianto che deve molto all'informale e all'insegnamento delle pastosità di Francis Bacon, determinante soprattutto per le attitudini psicologiche che si riverberano nella sua tormentata opera. Contorni sfaldati affinché i corpi tornino in un sistema di placebo primordiale, per cui Leperino si impegna a seminare un sentimento di sgomento nello spettatore, stimolando in esso una reazione.

I suoi eroi-guerrieri con i teschi sotto i piedi, non sono esclusivamente un memento mori senza speranza ma mettono di fronte alla legge non scritta del più forte che va avanti, corretto o meno che sia, ricordano con violenza un'abilità a sopravvivere sui cadaveri e nell'incisività delle atmosfere cupe rispecchiano l'animo dark dell'artista. Il carattere introspettivo della pittura di Leperino emerge con una valenza esistenzialista, di uomo che afferma la propria presenza con il gesto creativo e con il guardare attento al sentire umano, come si vede nella serie di Das Unheimliche, una trentina di piccoli ritratti adesso esposti a Capri.

Dalla personale tenutasi presso la galleria Lorch+Seidel di Berlino lo scorso anno, arriva tradotto letteralmente, il concetto freudiano de Il Perturbante, ossia l'elemento d'azione che disturba, il portato di sensazioni, umori, desideri, dolori e sentimenti vissuti sotto la superficie di volti rugosi, apparentemente rilassati. Come circostanzia Leperino: "Sono stati d'animo che diventano una comunità dove ognuno con le sue psicopatologie racconta sul proprio volto l'elemento perturbante".

Il Perturbante inquieta lo spettatore assuefatto al mondo trasbordante di immagini con un bagaglio ricco di segni su un ridotto piano quadrato di 11x11 cm. Giallo, rosso, blu, fucsia, arancione tutti ad olio, colori metalizzati ed evanescenti a spray su carta assorbono completamente lo spazio centrato nel ritratto d'impronta classica a mezzo busto e con un punto di vista frontale o leggermente laterale in alcuni casi. Il piccolo formato instaura per Leperino un rapporto intimo tra la sua mente, il volto veduto e l'opera compiuta, una sorta di miniatura dal sentore erotico nel gesto tattile di plasmare i colori con le dita per rendere minore la distanza tra i due poli, l'artista e il soggetto ritratto.

Un appunto visivo del viaggio condotto da Christian Leperino, attraversando luoghi emotivi per arrivare alla sintesi tra emozioni vissute e vene sanguigne, psiche e soma (corpo). Il campionario umano di ragazze con foulard in testa, punk dall'immancabile cresta di capelli, ignari turisti col cappellino sono teste numerate anonime ma l'immedesimazione per chi vede è evidente grazie a quel pateor, condizione di sofferenza, malessere che connota l'esistenza umana, da risultare empatica. La serialità differenziata nei tratti somatici dei protagonisti di Leperino guarda al futuro affondando le radici nella cultura moderna che annulla la distanza temporale tra un sorriso gracchiante e violento di uno dei suoi ragazzi mitteleuropei e un contorcimento di labbra che urla il dolore di Marsia mentre viene scuoiato dal dio Apollo, nell'omonimo dipinto di Jusepe de Ribera. Leperino ha chiaramente lo scarto dell'ansia che caratterizza il suo tempo, ma entrambi, di cultura napoletana, raccontano l'aspetto truculento della realtà. Si vedono in questi dipinti molte bocche semiaperte che sono fessure e ferite macchiate di sangue -come in Frantumazione-Evoluzione (2003, coll. pr.) e nell'embrionale Autoritratto (2003, coll. pr.) - che immettono direttamente nelle lacerazioni di un corpo e di un territorio da cui Leperino, pur vedendone la realtà non è facilmente fuggito, ma è rimasto saldo a "vedere i propri demoni attraverso la pittura. Solo in questo modo, con la capacità di cogliere questo aspetto, riesco ad andare avanti".

La città che scende (alluminio, 2007), piccola scultura che completa la mostra, è un omaggio al dipinto La città che sale di Umberto Boccioni (1910-11) ed è anche un'amara provocazione se si considera che l'opera di Leperino prende avvio dalla constatazione di un divario (ancora un'altra ferita!) tra la fiducia nel progresso industriale e tecnologico dei futuristi e la situazione attuale. La pittura materica di Christian Leperino, connota infine il grande City-Scape, dipinto dalle dimensioni monumentali e site-specific realizzato per la lunetta principale della sala d'ingresso della stazione ferroviaria di Mergellina a Napoli in occasione della recentissima mostra Sistema Binario, curata da Adriana Rispoli e Eugenio Viola. Assente il grande motore, la locomotiva che è già partita, fuggita da uno scenario tetro e fumoso, lasciando statico, immobile il binario: due strisce bianche che come un lampo illuminano col loro riflesso d'acciaio il fumoso paesaggio industriale. Il monocromo sfumato di bianco e nero passa per la scala cromatica dei grigi, costruito sullo schema di una prospettiva centrale, che ha il suo sfondato nel punto centrale della lunetta giungendo metaforicamente ai binari di una stazione ferroviaria rimessa a nuovo. Il territorio però trasforma le persone che lo abitano, di conseguenza se questo è degradato lo sarà anche la popolazione. È una visione critica senza divagazioni ottimistiche, ma è un'ambientazione "meravigliosa -afferma Leperino- nel suo essere" per poter andare all'anima delle cose e delle persone.

L'opera è stata acquisita da Centostazioni, M. N. Metropolitana di Napoli e Metronapoli. Nel frattempo il treno di Christian Leperino è già partito per un'altra destinazione: il Premio per la Giovane Pittura Italiana alla Fabbrica del Vapore a Milano, nel bagaglio c'è un nuovo ciclo di opere.

Inaugurazione domenica 13 luglio alle 19

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