Fabrica
Roma
via Girolamo Savonarola, 8
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Rosario Lamberti
dal 18/12/2008 al 18/1/2009
8-24, chiuso il lunedi

Segnalato da

Fabio Pinelli




 
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18/12/2008

Rosario Lamberti

Fabrica, Roma

Utopia del visibile. "In questi dipinti astratti non troviamo ne' rimandi narrativi, ne' localistici, ma una liberta' di azione e potenza in atto che qui la materia espone senza reticenze o coperture".


comunicato stampa

Si può definire il percorso artistico di Rosario Lamberti (Pompei 1963) a metà strada tra il bisogno e l’emergenza . Il bisogno scaturisce da chi come lui vive il territorio vesuviano visceralmente, quasi come fosse un totem o un’istanza paterna: da riverire, ma anche da uccidere. L’Emergenza è quella artistica, che richiede una distanza estetica, una dimensione di distacco necessitata dal rapporto troppo empatico col fenomeno, che è quello tragico di un territorio inscritto nel precario e nel contingente.

In questi dipinti astratti non troviamo né rimandi narrativi, né localistici, poiché è proprio l’astratto che più riesce a far scaturire quella libertà di azione e potenza in atto che qui la materia espone senza reticenze o coperture.

Mai segnata da una Sehnsucht , o da una facile retorica retrospettiva, la ricerca artistica di Lamberti risulta, a mio avviso, essere più chiara e potente quando si affida ai valori della pittura astratta. Non ho mai chiesto a Lamberti se il suo dipingere richieda un metodo additivo o sottrattivo; è certo che la dimensione in cui si entra in queste grandi tele è quella dell’elemento primordiale, perciò senza sovrastrutture, e volutamente a-storica. Non c’è l’umanità liquefatta e che caratterizza le ascendenze tintorettiane dei suoi figurativi, né lo spauracchio fantasmatico della decorazione parietale onnipresente nel territorio pompeiano. 4 elementi: terra , fuoco, acqua e aria. Il suo è uno sguardo interiore panottico, che parte da periferie devastate dal cemento, fino a una meditazione ascetica che contiene geometricamente la forma. Le superfici appaiono piuttosto levigate, solo occasionalmente emerge della sabbia, o materiale inerte incluso nell’olio. I colori sono terragni e mai stridenti. Totale libertà espressiva, e perciò tragica poiché senza reminescenze o compiacimenti stilistici, è quello che trasmettono queste composizioni.

I grandi dittici esposti oggi qui a Fabrica, ci confrontano con la valenza che questo artista affida tuttora alla pittura: essa rimane, nonostante tutto il visibile a cui siamo esposti, un mezzo per avvicinare l’invisibile di un reale che può esser mostrato coltivandone l’aspetto illusorio e utopico.
Fabio Pinelli.

Fabrica
via Girolamo Savonarola, 8 - Roma
Orario: 8-24, chiuso il lunedi
Ingresso libero

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