Gio' Marconi (vecchia sede)
Milano
via Tadino, 15
02 29404373 FAX 02 29405573
WEB
Tre mostre
dal 28/1/2009 al 18/3/2009
10.30-12.30 e 15.30-19

Segnalato da

Cristina Pariset




 
calendario eventi  :: 




28/1/2009

Tre mostre

Gio' Marconi (vecchia sede), Milano

Il lavoro di Wade Guyton e' il prodotto di una riproduzione meccanica, attuata mediante stampanti e scanner, per creare disegni, dipinti o sculture. Attraverso monitor e videoproiezioni Catherine Sullivan orchestra un complesso numero di idee, intessendo un racconto sull'evoluzione, il benessere, la poverta', le iniquita' e le ingiustizie dell'economia globale. Vibeke Tandberg ha raggiunto la notorieta' negli anni 90 realizzando dei foto-collages che combinano la manualita' con le tecniche digitali.


comunicato stampa

Wade Guyton

Il 29 gennaio verrà inaugurata alla galleria Giò Marconi la prima personale di Wade Guyton in Italia, allestita al piano terreno della galleria. Il lavoro presentato da Guyton è il prodotto di una riproduzione meccanica, attuata mediante l'uso di stampanti injekt e scanner come strumenti per creare dei lavori simili a disegni, dipinti e addirittura sculture. L'artista attinge dal suo amore per la lettura il supporto che verrà stampato, ossia del materiale che ha già subito un precedente processo di impressione come pagine di libri, cataloghi o posters e dove il contenuto originale viene coperto da figure geometriche, aree nere e immagini scansite.

Quando la stampa viene effettivamente realizzata, il risultato è molto spesso diverso dal motivo di partenza. Poichè la carta è resa meno porosa dai ripetuti passaggi, l'inchiostro non trova modo di penetrare nella cellulosa e il risultato è quello di un inaspettato e nuovo processo di impressione: immagini non sempre fedeli e sovente tracciate da sbavature, intoppi sulla superficie, gocciolamenti e sfocature. Sulla carta vengono tradotti i movimenti della stampante stessa: le tracce delle testine, lo stato variabile dell'otturazione, i segni delle ruote del rullo sull'inchiostro bagnato insieme alle stropicciature che il foglio subisce dopo essere stato strascinato e girato per essere rimesso nella stampante.

Tra la macchina e il supporto si innesca quindi una sorta di lotta i cui segni rimangono impressi come parte integrante dell'opera, a testimonianza del processo di realizzazione. I soggetti stampati sono lettere dell'alfabeto X e U o figure geometriche che vengono ingrandite e deformate su file word così da perdere le caratteristiche originali, una volta completato il processo.


Wade Guyton è nato nel 1972 a Hammond, Indiana. Vive e lavora a New York.
Tra le principali mostre personali: Portikus, Frankfurt am Main, 2008; Galerie Chantal Crousel, Paris, 2008; LAXART, Los Angeles (GuytonWalker), 2008; Museo d’Arte Moderna di Bologna- MAMbo, curated by Andrea Viliani (GuytonWalker), 2008; Friedrich Petzel Gallery, New York, 2007; Galerie Francesa Pia, Zürich, 2007; Galerie Gisela Capitain, Cologne, 2007; The Suburban, Chicago, 2007; “Wade Guyton”, Haubrokshows, Berlin, 2006; “Paintings”, Westlondonprojects, London, 2006; “GuytonWalker: Empire Strikes Back”, (GuytonWalker), Carpenter Center, Harvard, 2006; University, Cambridge, 2006; “Color, Power & Style", Friedrich Petzel Gallery, New York, 2006; Hard Hat Editions, Geneva, 2006; La Salle de Bains, Lyon, 2006; Gavlak, West Palm Beach; “Color, Power & Style”, Kunstverein in Hamburg, Hamburg, 2005; Galerie Francesca Pia, Bern, 2005; Art 36 Statements, Galerie Francesca Pia, Basel Art Fair, Basel, 2005; “The Failever of Judgement, Part III”, (GuytonWalker), Greene Naftali Gallery, New York, 2005; “Objects are Much More Familiar”, Power House, Memphis, 2004; “The Failever of Judgement”, (GuytonWalker),presented by Greene Naftali Gallery,Reinschau, Cologne, 2004; “XXXXX BBB XXXXXFFFFFF FFFF”, (GuytonWalker), Midway Contemporary, St. Paul, 2004; “Elements of an Incomplete Map”, Artists Space, New York, 2003; Andrew Kreps Gallery Project Space, New York, 1999. I suoi lavori sono nelle collezioni the Museum of Modern Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; e Musee d'Art Moderne et Contemporain, Ginevra.

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Catherine Sullivan

Il 29 gennaio Giò Marconi presenterà la terza mostra personale di Catherine Sullivan nei locali del piano interrato della galleria.
L'artista americana è conosciuta per i suoi lavori video che esplorano le convenzioni della performance e dell'interpretazione attoriale. Catherine Sullivan usa una vasta quantità di riferimenti storico-culturali che vanno dai film noir, al cinema d'avanguardia, all'arte contemporanea, alla storia del teatro e attraverso questi esplora la tensione che si instaura tra gli attori, i loro ruoli e il pubblico. Il suo lavoro è distinto non solo dall'espansione dei propri interessi intellettuali, ma anche da un approccio estetico unico.

Nell'ambito della mostra verrà presentata la videoinstallazione “Triangle of Need”. Attraverso vari monitor e videoproiezioni Catherine Sullivan orchestra un complesso numero di idee e partecipanti, intessendo un variegato racconto sull'evoluzione, il classismo, il benessere, la povertà, le iniquità e le ingiustizie dell'economia globale. Il film si rivela come una sorta di ricerca concettuale sul culto della superiorità che continua a dominare la nostra autopercezione come specie.

“Triangle of Need” è presentata come un’ istallazione multichannel con schermi a plasma sincronizzati
su diverse scene che si dispiegano tra il Vizcaya Museum di Miami e un anonimo appartamento di Chicago. A completare l'installazione, un film in 16 mm che mostra il pattinatore Rohene Ward mentre esegue una serie di complicati spin, frammentato dal documentario di una ragazza che celebra il suo quiceañera (il 15esimo compleanno) nei giardini del Vizcaya.
Gli attori impegnati impersonano ruoli differenti e alcuni di essi sono recitati da tutti performers: ciò provoca una sorta di dissoluzione dell'identificazione tra personaggio e attore.

Per questo lavoro, l'artista si è avvalsa della collaborazione di numerosi esperti: fra cui il coreografo Dylan Skybrook, il pattinatore Rohene Ward e Sean Griffin, musicista e assiduo collaboratore della Sullivan che ha elaborato un complesso linguaggio performativo chiamato Mousterian, preso da alcune teorie sul linguaggio degli uomini di Neanderthal. Ad essi si aggiunge anche l'attore/regista nigeriano Kunle Afolayan che fa da contrappunto allo stile e alla regia di Sullivan.

Triangle of Need diventa così una meditazione allegorica sull'accumulo e la deprivazione, sulle classi sociali e le norme di comportamento, l'evoluzione umana e la civilizzazione, costituendo così una sorta di “apparato imperfetto” per capire il mondo e le sue numerose contingenze storico sociali.

Catherine Sullivan è nata a Los Angeles, nel 1968, vive e lavora tra Los Angeles, Berlino.
Tra le mostre personali: "Triangle of need", Galerie Christian Nagel, Cologne, 2008; " Triangle of need", Metro pictures, New York, 2008; "Triangle of Need," Walker Art Center, Minneapolis, 2007; "Triangle of need" A Foundation, Liverpool, 2007; "Triangle of need", The Vizcaya Museum, Miami, 2007; "The Chittendens", Nichido contemporary art, Tokyo, 2007; "The Chittendens", Giò Marconi, Milano, 2006; "The Chittendens", Galerie Catherine Bastide, Brussels, 2006; "Mnemonic Devices", Richard Telles Fine Art, Los Angeles, 2005; "The Chittendens", Metro Pictures Gallery, New York, 2005; "The Chittendens", Tate Modern, London, 2005; "The Chittendens", Seccession, Vienna, 2005; "Catherine Sullivan - 'Tis Pity She's a Fluxus Whore", Magasin d'en face, Centre National d'Art Contemporain de Grenoble, 2005 e Kunsthalle, Zürich, 2005; "Ice Floes of Franz Joseph Land. House of Pieter/House of Alex (and some crappy details)", Braunshweig Kunstverein, 2004; "Getting out of the 20th Alive", NAK, Neuer Aachener Kunstverein Aachen Manifestation, Germany, 2004; "Ice Floes of Franz Joseph Land", Giò Marconi, Milano, 2004; "Tis Pity She's a Fluxus Whore", Galerie Catherine Bastide, Art Statement Basel, 2003; "’Tis Pity She's a Fluxus Whore", Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, Connecticut; Metro Pictures, New York, 2003; Centre d'Art Contemporain Fri-Art, Kunsthalle, Fribourg, 2003; "Five Economies (Big Hunt/Little Hunt)", Renassaince Society at the University of Chigago, UCLA Armand Hammer Museum, Rubell Family Foundation, Miami, 2002; "Unspoken Evil III - Rites of Ascension and Obscurity", Galerie Catherine Bastide, Brussels, 2001; "Gestus Maximus (Gold Standard), Galerie Christian Nagel, Cologne, 2001.

In collaborazione con Sean Griffin, Dylan Skybrook and Kunle Afolayan

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Vibeke Tandberg

Il 29 gennaio al primo piano della galleria Giò Marconi verrà inaugurata la terza mostra personale di Vibeke Tandberg.

L'artista norvegese ha raggiunto la notorietà negli anni Novanta realizzando dei foto-collages, usando le forbici come vero e proprio materiale di produzione e combinando la manualità con le tecniche digitali.
I soggetti sono associati all'identità, alla bellezza femminile e ai suoi stereotipi, sempre incanalati nell'esperienza personale della Tandberg che spesso diventa modella e protagonista dei suoi lavori.

Il titolo della mostra è tratto da una frase di “Loveletter”, film in 16 mm che è punto focale dell'esposizione. Il video mostra la mano dell'artista nell'atto di scrivere una sorta di poesia che consiste in brevi frasi costantemente cambiate ed aggiustate in modo da determinare la progressione sia della poesia che del video. Il film è un punto di partenza per la mostra sia nel contenuto che per la stessa assurdità delle immagini.

Gli altri lavori presentati nella mostra sono collages realizzati in maniere differenti: semplici, scansiti e allargati, o risultato di tecniche miste incluso il disegno. Sono basati su fotografie trovate su internet e su riviste o autoritratti. Per molti versi sono un'espansione del video come i titoli delle immagini: “Liquid hamburger”, “It's like being an oyster” tratte da frasi del film.

La mostra è il prodotto di un gioco di tecniche, parole ed immagini che vanno un passo oltre al lavoro concettuale che Vibeke Tandberg eseguiva in precedenza, come risultato di una decisione non verbale trasposta in immagine.

Vibeke Tandberg è nata a Oslo nel 1967, vive e lavora a Oslo e a Berlino.
Tra le mostre personali: A Piece of Me, Klosterfelde, Berlin, 2008; A Piece of Me, c/o Atle Gerhardsen, Berlin, 2008; Tear, Rear, Fear, Galleri MGM, Oslo, 2008; Haugar Vestfold Kunstmuseum, Tonsberg, 2007; Lillehammer Kunstmuseum, Lillehammer, 2007; The Waste Land, Atle Gerhardsen, Berlin, 2007; Monday,January 2, 2006, Galleri MGM, Oslo, 2006; Art Unlimited Klosterfelde Berlin and c/o Gerhardsen Berlin, Basel, 2006; La Nuova Pesa Centro per l'Arte Contemporanea, Roma, 2005; Sprengel Museum Hannover, 2005; Sammlung Ann and Jürgen Wilde, Hannover, 2005; c/o Atle Gerhardsen, Berlin, 2005; Reading the Newspaper Without Hands, Klosterfelde, Berlin, 2005; Tomio Koyama Gallery, Tokyo, 2004; Yvon Lambert, Paris, 2004; Astrup Fearnley Museum of Contemporary Art, Oslo, 2004; Giò Marconi Gallery, Milano, 2004; FRAC Basse-Normandie, Caen, 2004; Gagosian Gallery, London, 2002; c/o Atle Gerhardsen, Berlin, 2002; Klosterfelde, Berlin, 2002; Yvon Lambert, Paris, 2002; c/o Atle Gerhardsen, Oslo, 2000; Tomio Koyama Gallery, Tokyo, 2000; Kunstmuseum Thun, Thun, 2000; Yvon Lambert, Paris, 2000; Giò Marconi Gallery, Milano, 2000, Andrea Rosen Gallery, New York, 1999; Martin Klosterfelde, Berlin, 1999; Nicolai Wallner, Copenhagen, 1999; Tomio Koyama Gallery, Tokyo, 1998; Yvon Lambert, Paris, 1998; Künstlerhaus Bethanien, Berlin, 1998; Martin Klosterfelde, Berlin, 1998; c/o Atle Gerhardsen, Oslo, 1998; Fotogalleriet, Oslo, 1997; Gallery F-15, project room, Moss; 1997; Rogaland Kunstmuseum, Stavanger, 1996.


Immagine: Vibeke Tandberg, And then and then and then, 2008. Black marker on B/W lightjet c-print 82,5 x 55 cm ex. frame

Ufficio stampa
Cristina Pariset T. 02 48 12 584 cristina.pariset@libero.it

Inaugurazione 29 gennaio 2009 dalle 18.00 alle 21.00

Gio' Marconi
via Tadino, 15 - Milano
Orari: mar/sab h. 10.30/12.30 - 15.30/19
Ingresso libero

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