Fondazione Zappettini
Milano
via Nerino, 3
02 89281179
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Lucio Pozzi
dal 28/1/2009 al 26/2/2009
15-19, sabato e festivi chiuso

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Fondazione Zappettini



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Lucio Pozzi



 
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28/1/2009

Lucio Pozzi

Fondazione Zappettini, Milano

Una serie di opere recenti e alcuni lavori degli anni '70, tutte realizzate e concepite con processi strettamente analitici. Sono in mostra i piccoli e scuri Level Group, dittici che con la loro presenza "attivano la parete attorno", e le White Relocations, che esaminano il metodo "del togliere e del ricollocare"; uno dei tanti "Meccanismi" dell'arte che Pozzi ha individuato, codificato e fissato in molte opere e numerose pagine teoriche.


comunicato stampa

Una serie di opere recenti e alcuni lavori degli Anni Settanta, tutte realizzate e concepite con processi strettamente analitici, costituiscono il corpus della personale che Lucio Pozzi terrà alla Fondazione Zappettini a partire dal prossimo 29 gennaio (ore 18). Fino al 27 febbraio saranno in mostra i piccoli e scuri “Level Group”, dittici che con la loro presenza "attivano la parete attorno", e le “White Relocations”, che esaminano il metodo “del togliere e del ricollocare”, uno dei tanti “Meccanismi” dell’arte che, decenni or sono, Pozzi ha individuato, codificato e fissato in numerose opere e numerosissime pagine teoriche. Poliedrico e coerente, vulcanico e rigoroso, sempre di corsa tra New York e la Pianura Padana, Lucio Pozzi è l’eterno enfant terrible della Pittura Analitica, ma anche un maestro di grande valore teorico e di inesauribile fertilità realizzativa.

LUCIO POZZI è nato a Milano nel 1935. Studia architettura a Roma, dove tiene la sua prima personale nel 1961, presso la Galleria Topazia Alliata. Nel 1962, ospite dello Harvard International Summer Seminar, si trasferisce a New York: prende la cittadinanza americana pochi anni dopo, inizia ad insegnare in varie scuole e università e come artista finisce sotto l’ala protettrice della galleria di John Weber. Pozzi fornisce un contributo interessantissimo alla ricerca italiana ed europea sui fondamenti della pratica artistica e pittorica, in primo luogo divulgando in Europa l’analisi sull’opera di alcuni americani: nel 1973, ad esempio, scrive alcune note su Ryman, Mangold, Marden e James Bishop. È del 1967-1968 il “Gioco dell’Inventario”, una tabella in cui sono elencati tutti gli ingredienti possibili per realizzare un’opera d’arte: «materiali, processi, stati, tecniche e temi». Nel 1974 inizia la serie del “Level Group”: due dipinti monocromi nerastri realizzati su piccoli telai di spessori diversi, uno con ruvide pennellate orizzontali, l’altro verticali, vengono appesi su una parete, che, così “attivata” dalla presenza dei dipinti e dalla relazione dualistica con essi, diventa essa stessa protagonista e oggetto dell’intervento. A metà degli Anni Settanta inizia a lavorare anche con la fotografia (“Photoworks”), intessendo il suo personale discorso sulla visione e sugli “scambi di sguardo”, mentre i suoi video saranno proposti nel 1978 in una personale al Museum of Modern Art di New York. I “Quattro colori”, i tre primari più il verde, al quale poi vengono allegati anche il bianco e il nero, sono un altro suo terreno di indagine e sono il tema di Four Windows, un intervento del 1976 alla P.S.1, uno dei primi spazi “liberi” per gli artisti newyorkesi. Pozzi analizza anche il chiodo (l’oggettivizzazione della forza di gravità, altra componente nascosta, o data per scontata, nella pittura) e la texture, con i suoi “Rag Rug”, filari di piccole spatolate disposte sulla tela, costituite dalla pittura ad olio avanzata sulla tavolozza del pittore alla fine della giornata, con una regolarità mutuata dai mandala e dallo Zen, cui l’artista nei suoi scritti fa spesso riferimento. Ed infine, Pozzi rivela che non passa giorno in cui non metta mano ad un acquerello in cui dipinge un paesaggio, ciò che vede dalla finestra del suo studio. Tra le principali collettive ha preso parte a “La riflessione sulla pittura” (Palazzo Comunale, Acireale, 1973) e “documenta 6” (Kassel, 1977). Nel 1980 è stato compreso nel padiglione americano della Biennale di Venezia. Personali gli sono state dedicate alla Kunsthalle di Bielefeld (1982) e al Badischer Kunstverein di Karlsruhe (1983) in Germania, e al Museum of New Art di Detroit (2001) e all’Institute of Art di Kalamazoo (2002) negli Stati Uniti. Tra le più recenti esposizioni in Italia, va ricordata la personale “Paper Trail – Works On Paper” allestita al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova (2006).
Nel 1983 ha ricevuto negli Stati Uniti il National Endowment for the Arts.
Alla Fondazione Zappettini ha già esposto nella mostra collettiva “Pittura 70. Pittura-pittura e astrazione analitica” (Chiavari, 27 marzo – 2 maggio 2004).
Vive e lavora tra New York (Stati Uniti) e Valeggio sul Mincio (Verona).

La Fondazione Zappettini si è costituita nel 2003 a Chiavari con lo scopo di assicurare la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell’opera e del patrimonio artistico di Gianfranco Zappettini. Tra le principali finalità della Fondazione vi è quella di favorire una migliore conoscenza sia in Italia che all’estero, tramite la promozione di mostre antologiche, pubblicazioni d’arte e di iniziative di ricerca e di studio, dell’opera dell’artista.

Immagine: A Double, 1974, acrilico su tela su legno, 2 x (30 x 20,4 x 2) cm

Catalogo in mostra, con cinque domande di Alberto Rigoni.

Inaugurazione giovedì 29 gennaio ore 18

Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea
Via Nerino, 3 – 20123 Milano
dalle ore 15.00 alle ore 19.00
sabato e festivi chiuso
ingresso libero

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