Arianna Sartori Arte and Object Design
Mantova
via Cappello, 17
0376 324260

Stefano Ciaponi
dal 6/2/2009 al 18/2/2009
1012.30 / 16-19.30. Chiuso festivi

Segnalato da

Arianna Sartori



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Stefano Ciaponi



 
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6/2/2009

Stefano Ciaponi

Arianna Sartori Arte and Object Design, Mantova

Piccolo volo nel grande cielo. Un nuovo ciclo di piccoli dipinti e alcuni disegni, dove le figure interrogano, con l'intensita' misteriosa degli sguardi e la sospensione arcana dei gesti, lo spazio che le circonda.


comunicato stampa

a cura di Arianna Sartori

La Galleria Arianna Sartori - Arte di Mantova in via Capopello 17, ospita la mostra “Stefano Ciaponi. Piccolo volo nel grande cielo. Dipinti - Disegni”. La personale, curata da Arianna Sartori, verrà inaugurata sabato 7 febbraio alle ore 16.00 alla presenza dell’artista. Ciaponi si ripresenta dopo 2 anni dal successo ottenuto in una precedente personale, questa volta con un nuovo ciclo di piccoli dipinti (come se fossero delle “icone”) e alcuni disegni. La mostra, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 19 febbraio.

Stefano Ciaponi, pittore ed incisore, è nato sulle colline livornesi nel 1957. Dalla piccola casa dove trascorse la sua prima infanzia poteva vedere la valle chiamata Monfranca, valle che si affaccia sul mare, dove l'isola di Gorgona è quasi sempre visibile, con quella sua inconfondibile sagoma di vecchia balena addormentata. «Con un paesaggio di tale bellezza», dice l'artista, «non potevo che diventare pittore». Ed Infatti, le sue doti artistiche si rivelarono molto presto e la sua passione per il disegno e la pittura lo spinsero a studiare prima all'istituto d'arte di Lucca e poi all'accademia di belle arti di Firenze, sotto la guida di Ferdinando Farulli per la pittura e di Domenico Viggiano per l'incisione. Furono anni di grandi entu­siasmi, di speranze, di incontri, come quello con il segno agile ed inquieto di Giacometti, con le ombre cupe di Rembrandt e con la pittura monumentale e di forte impegno sociale di Siqueiros. Sono con queste emozioni e questi punti di riferimento che Ciaponi inizia il suo percorso artistico. Il suo primo dipinto, conservato ancora gelosamente dall'artista, risale al 1975; dipinto di cui s'era interessato con sincera stima anche il maestro Farulli, che per dimostrazione lo appese sulla parete dietro la sua cattedra, lasciando il giovane Ciaponi incredulo e pieno di stupore.

Attualmente Ciaponi insegna tecniche dell'incisione all'accademia di belle arti di Carrara, dopo aver insegnato in altre prestigiose sedi come Bari, Roma, Milano e Sassari. Ciaponi è un uomo schivo e grande sognatore. Continua a fare pittura dipinta, a lottare per difendere le sue idee rifiutando condizionamenti di mercato: è ben lontano dall' arte che nasce esclusivamente per meravigliare, che si veste di parole per nascondere la propria ipocrisia. L'artista livornese realizza con grande padronanza e con una poetica tutta nuova oggi in Italia, una pittura fatta di materia, a volte sabbiosa che viene segnata e graffiata prima di essere dipinta sopra, fino ad assumere l'aspetto dell'intonaco per raffresco, caratteristica che i dipinti mantengono sino alla fine. Le sfanzeche il maestro dipinge diventano luoghi delle annunciazioni e delle apparizioni.

I suoi bambini, i suoi animaletti, i suoi oggetti, entrano nello spazio in modo quasi magico: vengono alla luce da profondità molto buie, con guizzi di colore luminescenti e manifestano una gracilità tale che sembrano come sul punto di sparire, così come sono apparsi. Questi fanciulli, assieme ad un gran desiderio d'amore, denunciano la loro solitudine, prendono coscienza di un tempo trascorso e mai vissuto, intuiscono che oltre quel varco fatto di luce si nasconde l'ignoto. I dipinti di oggi sono meno angoscianti dei primi, ma nascono come allora da una ricerca ed una esigenza inferiore, come immediata comunicazione. Sono più spirituali, anche se permangono questi interni desolati velati da una certa inquietudine. È un'indagine, quella di Ciaponi, per giungere alla scoperta della fragilità degli uomini e delle cose, è un viaggio pittorico fatto di sogni, con richiami romantici, fiabeschi e surreali, dove squarci di luce solare o luce della memoria si fondono per restituire un tocco di poesia alle cose semplici che il nostro quotidiano, vissuto con troppa superficialità, non riesce più a cogliere.

Stefano Ciaponi e i racconti minimi
Quasi per un vortice gentile di enigmi e sentimenti che lentamente venga ad increspare la superficie del foglio o della tela, le figure di Stefano Ciaponi interrogano con l'intensità misteriosa degli sguardi e la sospensione arcana dei gesti lo spazio che le circonda.
È proprio questa interrogazione, del resto, sottile e insieme robusta, fel­pata e insieme impellente come la carezza di un vapore umbratile che si stende in ogni momento sui personaggi e sugli ambienti, a costituire uno dei lati fondanti della poetica dell'artista livornese, forse anche l'a-spetto maggiore e più decisivo. Aspetto di fondo, dico, come qualità determinante di tutto il suo lavoro, che si riassume in quel senso di stu­pore, di contemplazione, direi quasi di riverenza e meraviglia nei confronti del mistero del resistere, di cui testimoniano gli innumerevoli piccoli racconti che si inanellano e si intrecciano alle sue immagini.

Ecco. È proprio il senso di una infinita domanda, di una interrogazione senza soste ad essere al centro del fascino inquieto di questi aforismi dipinti, di queste allusioni che si condensano e rapprendono in storie minimali come fiabe o tracce d'aneddoti inventate a fiato leggero:vicende di margine e di lontananza, intuizioni d'affetti e nostalgie, lacerti di racconto, parabole, memorie...
Come l'ombra di proverbi sedimentati nelle memorie infantili, come resti dimenticati di vecchie filastrocche amplificate dal sogno e dalla fantasia, queste storie minime sono appunto l'alimento fulgido e assorto della creazione di Ciaponi, del suo fantasticare attorno a teatrini di semioscurità e di luce, a delicati paesaggi interiori divisi tra stanze oniriche e fughe in una campagna incantata, fervida di presenze sibilline, tra gesti vaghi e dimore fatate, porte e finestre aperte su un mondo altro, specchio dei nostri desideri, delle nostre malinconie, del nostro struggimento.

Per questo, tra i quarantenni di oggi, Ciaponi è artista dal temperamento di quelli maggiormente narranti, "letterario" sì, ma nel senso meno retorico del termine, e dunque fortemente lirico, necessariamente legato, inoltre, all'immagine figurativa e alle sue ragioni, vissute come sottostanti sinopie di racconto poeticamente definito, ineliminabili dall'o-pera anche nei momenti di più disinvolta dilatazione segnica e fantastica dell'espressione. E artista denso, sempre e comunque, di allusività diffusa, di liricità posta costantemente alle sorgenti dell'invenzione, della figura e del colore, per dettarne le migliori e adeguate condizioni formali.
Con un temperamento sotteso alla soggettività sensibile del sentimento, sottoposto ai fermenti e alle vibrazioni del ricordo, al riverbero della natura e delle cose attraverso il filtro dell'anima.

Il risultato? Tutto ciò che egli ci mostra è trasfigurazione poetica, interpretazione espressiva, esperienza esplicitamente raccontata di un fascino difficile dei procedimenti e delle associazioni mentali, oniriche.
Emozioni autentiche, che si dispiegano sotto le dita con un taglio squisitamente surreale.
È vero infatti - come ha scritto bene per lui Rossana Bossaglia qualche anno fa - che bisogna accennare al surrealismo - per scontornare sul serio - se poi è possibile - il senso intcriore dell'impulso creativo del nostro artista, la profondità degli stimoli e delle sonde emozionali di cui è capace. Un surrealismo, tuttavia, che almeno per me non ha precisi rimandi alla consueta letteratura del genere e alle sue caratteristiche, da Delvaux a Dalì, per intenderci, fino a Duchamp. Che cioè non si muove su un terreno di incongruenze o di meraviglianti imprevedi-bilità, ne si tinge mai di irrisione o di umori contestativi. Si tratta, piuttosto, di una sorta di superamento delle regole narrative, di una con-centrazione quasi naturalmente metafisica dell'immaginazione, che si colora più di melanconia che di sorpresa, più di senso del sacro che di senso dell'imprevedibile.
Molto più Chagall, dunque, che Magritte, o, pensando alla collocazione toscana del nostro autore, molto più Xavier e Antonio Bueno che Max Ernst.

Ciò che rende coerente, continuativa, affascinante la pittura di Ciaponi negli anni è appunto da ricercare in questo suo speciale sguardo incantato e incantante, questa sua particolarissima surrealtà fantasticante, tesa ad architettare con minuzioso affetto il crepitare cromatico e compositivo di personaggi affabulanti, di situazioni incantate o, ancora, il gentile groviglio di una narrazione intensa e minuziosa, che non lascia nulla alla casualità del banale.
I suoi oli e le sue incisioni, dunque, sono lo strumento per fissare brani di grazia e di passione meditativa, ma, anche, per definire interroga­zioni sulla vita e sui sentimenti aperte ad ogni strato della coscienza: per ragionare sommessamente sull'esistenza e sulle emozioni alla luce di un sobrio raccontare, che ha tutto l'ambiguo mistero e il fascino di un lirismo sicuro, maturo, risolto, tutto interno alla "semplice" misteriosità del mondo.

Dipingere, disegnare e incidere, insomma, sembrano essere per Ciaponi soprattutto gesti di messa a fuoco inferiore, in cui la dimensione psichica e quella della memoria emotiva giungono a prevalere, riabbracciando e ricomponendo in sé la dimensione solo razionale assieme a quella solo estetica o contemplativa, fino alla pacificazione della sintesi, fino all'armonia difficile della poesia.
La lenta sostanza dei colori e delle immagini - come diceva Paul Klee - "non ripete le cose visibili, ma rende visibili le cose". E questa visibilità del reale in ciò che prima non era visibile, in ciò che Kartista vede attorno a sé con gli occhi della mente e del cuore, costituisce davvero un punto d'approdo immaginifico ed avvincente per un viaggio straordinario dalle molte suggestioni, una delle quali, e non l'ultima tra esse, è determinata dal fascino d'essere eternamente in progress, d'essere senza sosta ricercante...
(Giorgio Seves)

Inaugurazione Sabato 7 febbraio, ore 16
Sarà presente l’artista

Galleria “Arianna Sartori - Arte”
Via Cappello, 17 - Mantova
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2009.
Orario: 10-12.30 / 16-19.30. Chiuso festivi.
ingresso libero

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