Fabbrica Eos
Milano
piazza Baiamonti, 2
02 6596532 FAX
WEB
David Reimondo
dal 7/10/2009 al 6/11/2009
mar-sab 10-13 e 16-19

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David Reimondo



 
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7/10/2009

David Reimondo

Fabbrica Eos, Milano

In esposizione 15 opere e 2 installazioni in cui il pane si mostra come metafora di un corpo che non e' solo fisico, ma si presenta come un indissolubile intreccio di sostanza materiale e immateriale.


comunicato stampa

Una svolta annunciata quella di David Reimondo in un percorso artistico che sin dall’esordio si è presentato come una narrazione metaforica, un lungometraggio in cui l’artista-regista presenta il pane-attore, che in quanto corpo è una sorta di unità-campione di un carotaggio in cui è sedimentata l’intera storia dell’ umanità, protagonista nel suo viaggio alla scoperta dell’uomo e del mondo.

Come già dalla prima mostra italiana, “BODYBREAD”, proprio presso la galleria Fabbrica Eos due anni fa, e nelle tappe successive (tra le principali “BODYSPACE” presso la galleria Ermanno Tedeschi di Torino, “BODYABSTRACT” presso la galleria Cavaciuti di Milano e “BODYWEB” presso la Albermarle Gallery di Londra), in questa nuova sceneggiatura compare sempre il pane come protagonista, ma questa volta in una dimensione non più essenzialmente intimistica bensì di relazione e dialogo con il mondo esterno.

Nel suo evolversi attraverso questa sequenza, scandita da diverse tappe che sono state poi le mostre susseguitesi nel tempo, il pane si mostra come metafora di un corpo che non è solo fisico, ma già dal suo nascere si presenta come un indissolubile intreccio di sostanza materiale e immateriale: è percezione, sensazione, è pensiero che parte in viaggio nei territori dello spirito o dell’incoscio, per poi tornare nella dimensione concreta.

Nelle scorse mostre ci si è presentato dinnanzi questo pane/corpo, che si mostrava per poi sfuggire al contatto rifugiandosi dietro a uno schermo di resina, intento ad esplorare il mondo che lo ha generato e ha impresso su di lui i suoi codici e le icone del suo tempo; un’esplorazione intima che sfociava in questa auto-marchiatura a fuoco: il corpo che si riconosce parte del mondo e se lo tatua addosso in tutti i suoi aspetti.

A distanza di due anni da questo esordio il protagonista/pane decide di valicare la sfera privata e l’artista non può che dare un giro di chiave e aprirgli la porta verso un mondo che finalmente non è più soltanto immaginato da dietro a uno schermo ma consente un contatto concreto. Si possono riconoscere le tematiche da sempre affrontate dall’artista: la nascita, la morte, la gioia, l’amore, la passione costituiscono sempre il perno attorno a cui ruota il suo lavoro, ma esse vengono completamente rianalizzate da un inedito punto di vista

Siamo davanti ad una nuova strada del lungo percorso, che si intuisce orientato a sfociare nella relazione con gli altri: ne è un forte indizio la novità rappresentata dal fatto che negli ultimi lavori il pane non si presenti più abbrustolito e venga per la prima volta accostato a degli oggetti reali che si pongono in relazione di confronto diretto e drammatico con esso, toccando e penetrando lo schermo protettivo finora rimasto inviolato. Il corpo entra nel mondo, ansioso di viverlo, di pulsare, di consumare finalmente ogni briciola.

Alla luce di ciò appare significativa anche la scelta dell’artista di non dare un titolo alla mostra e alle singole opere: ciò pare infatti un segno della volontà di evitare anche il minimo condizionamento e di lasciare libero il visitatore di addentrarsi, fianco a fianco con l’uomo/pane, nell’esplorazione di un nuovo mondo non più solo da guardare ma da vivere, sentire e toccare. Jennifer Munoz

Inaugurazione giovedì 8 ottobre, ore 18,30

Fabbrica Eos
Piazzale Baiamonti 2, Milano
Orari: da martedì a sabato 10-13 e 16-19
Ingresso libero

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