DiArt Seminario Vescovile
Trapani
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Rita Ernst
dal 10/6/2005 al 31/7/2005
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DiART Collezione Permanente Arte Religiosa Trapani



 
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10/6/2005

Rita Ernst

DiArt Seminario Vescovile, Trapani

Vanishing Structures. L'artista declina una sorta di geometria interrogativa, di scrittura dubitante della traccia e della trama cromatica e trascolora ogni pretesa affermativa, ogni dimostrazione.


comunicato stampa

Vanishing Structures

A cura di Antonio Sammartano

E´ stato, un tempo, il mito dell´esattezza, il fantasma del pensiero perfettamente delucidato fatto forma, fatto icona. E´ stato un altro tempo della geometria, quello delle illusioni sovrane di un possibile del senso, di una verità in sé della forma capace di vincere il contingente.
Oggi, dopo decenni di una rivoluzione che si è fatta tradizione nuova, Rita Ernst di quella tradizione eredita il retaggio formale, i codici e le convenzioni: non, più, la fede. E declina una sorta di geometria interrogativa, di scrittura dubitante della traccia e della trama cromatica, trascolorata ormai ogni pretesa affermativa, ogni dimostrazione.

''Qualcosa, che prima esisteva nel mondo delle idee, diventa una realtà che può essere controllata ed osservata. La pittura concreta è quindi una rappresentazione della realtà di pensieri astratti, invisibili'', aveva scritto Max Bill. Oggi, di quella realtà sperata, Rita Ernst maneggia i segni adespoti, gli alfabeti sdruciti, le suggestioni - non più le evidenze - del senso.

E´ dunque, l´operazione dell´artista, una declinazione ulteriormente delucidata di un linguaggio che si fa, anziché sistema significativo, interrogazione sulla nozione e sul valore stesso di sistema, di codice, di regola. Ecco, nelle sequenze pittoriche, insinuarsi l´arbitrio della variazione, il brivido della deriva aleatoria, una sorta di deviazione metodica che, irrompendo con i propri minimi squassi, altera l´aspettativa preventiva, ma ormai svuotata, d´un ordine.
Rita Ernst dunque assume i modi della tradizione concreta per spingersene sino al vanishing point concettuale, alla soglia oltre la quale resta una domanda, un clima, un possibile, al di là d´ogni certezza acclarabile.

Assai più con l´attitudine concettuale dunque s´imparenta questo lavoro. Restano, della geometria, le parole ancora pronunciabili, alla ricerca d´una identità ulteriore. Una sorta di beckettiano ''bisogna dire delle parole, sinché ce ne sono...''
Flaminio Gualdoni

Inaugurazione: sabato 11 Giugno ore 19.00

DiART
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