Spazio Oberdan
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Nuovo Cinema Israeliano
dal 18/6/2011 al 22/6/2011
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Segnalato da

Cineteca Italiana




 
calendario eventi  :: 




18/6/2011

Nuovo Cinema Israeliano

Spazio Oberdan, Milano

Frutto della collaborazione fra la Cineteca Italiana e il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (CDEC), la manifestazione ha in programma una serie di corti, lungometraggi e documentari tutti inediti per Milano, esempio della vitalita' crescente di una cinematografia come quella israeliana.


comunicato stampa

La rassegna “Nuovo Cinema Israeliano” festeggia la sua quarta edizione. Come sempre frutto della collaborazione fra la Cineteca Italiana e il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (CDEC), la manifestazione ha in programma una serie di corti, lungometraggi e documentari tutti inediti per Milano, esempio della vitalità crescente di una cinematografia come quella israeliana. Di seguito una presentazione del programma firmata dai due direttori artistici Dan Muggia e Ariela Piattelli

Mosaico di voci
Torniamo quest’anno, con una selezione del Pitigliani Kolno’a Festival 2010, per presentarvi il nuovo cinema israeliano. La diversità e l’originalità sono i filoni che abbiamo scelto, al fine di evidenziare quel senso di assoluta libertà artistica che impregna le opere dei registi d’Israele. Si tratta di una varietà stilistica che coincide con quella tematica, malgrado in alcune ricorra il tema dell’immigrazione. La presenza degli immigrati russi (e quelli arrivati dall’Ex Unione Sovietica negli anni ‘90, che costituiscono un quinto della popolazione israeliana) è un tema predominante: persone che hanno quasi dimenticato le proprie origini e sentono di essere totalmente entrate nel flusso della società, altre che continuano a vivere come in un limbo, isolate dal mondo che le circonda, portando avanti le proprie tradizioni e continuando a parlare la lingua madre. Questi fenomeni hanno destato l’interesse dei registi, forse proprio perché alcuni tra questi provengono da quel mondo. Come Leonid Prudovsky (immigrato in Israele dalla Russia quando era bambino), il giovane regista di 5 ore da Parigi, una commedia romantica, fatta di amaro realismo “anti hollywoodiano”. Diplomat, di Dana Goren, racconta invece dell’hotel a cinque stelle di Gerusalemme che ospita gli immigrati dalla Ex Unione Sovietica da quasi vent’anni: una “no man’s land” dove si continua a parlare il russo e a celebrare la vecchia nazione, tormentati da un’eterna nostalgia. L’amore, insieme all’amicizia, è l’antidoto alla malinconia che provano i protagonisti di Ida’s Dance Club, di Dalit Kimor: ultrasettantenni, per lo più immigrati, che frequentano a Tel Aviv la sala da ballo di Ida (una ex cantante che oggi reinterpreta i successi di Broadway in lingua ebraica); mentre è un ritorno alla regia dopo oltre vent’anni di silenzio quello di Renen Schor (direttore della Sam Spiegel Film and Television School) con The Loners, un film sulla realtà del carcere che rappresenta il gap culturale tra i giovani immigrati e la società. Sui problemi dei giovani israeliani si concentra il mediometraggio Mortgage, in cui i registi Sharon Maymon e Tal Granit riflettono, attraverso uno stile neorealistico rosa e con sagace umorismo, su quanto può resistere un amore quando si devono fare i conti… nel vero senso della parola. A firma della coppia Granit-Maymon anche To Kill a Bumblebee: otto minuti di filosofia nel mondo dell’assurdo. Un evento speciale è dedicato a A Film Unfinished di Yael Hersonski, documentario di grande successo in tutto il mondo che si muove tra l’Europa e la Cineteca di Gerusalemme per raccontare una sconcertante verità sul film di propaganda che i nazisti avevano progettato e in parte realizzato per dare un’immagine falsa della vita degli ebrei nel ghetto di Varsavia prima della Rivolta. Anche il regista Vincenzo Condorelli si sposta tra Europa e Israele nel suo Zefat San Nicandro, il viaggio di Eti, dove la protagonista intraprende un viaggio dalla Galilea alla Puglia degli inizi del ‘900 per conoscere la straordinaria storia della sua famiglia.

Quest’anno abbiamo deciso di dedicare una sezione del nostro festival alle serie televisive israeliane, produzioni di grande successo, al punto che alcuni format sono stati comprati dagli americani. Come Hatufim di Gidi Raff (premio per il Miglior dramma televisivo all’Israeli Academy), di cui presto uscirà la versione hollywoodiana e che ha comprensibilmente scatenato un fiume di polemiche in Israele per aver affrontato l’incubo nazionale del passato e del presente: quello dei rapimenti dei soldati. La stessa sorte di A Touch Away di Ronit Weiss Berkovic e Roni Ninio (anche loro vincitori all’Israeli Academy), la serie con il più alto rating nella storia della televisione israeliana e acquistata dalla HBO. Molto amata dal pubblico anche Srugim di Eliezer Shapiro e Hava Divon, serie interpretata da grandi attori che parla di un gruppo di single religiosi a Gerusalemme. Infine, attraverso una selezione di quattro tra i migliori cortometraggi degli ultimi vent’anni, dedichiamo un omaggio alla Sam Spiegel School di Gerusalemme, scuola presso la quale si sono diplomati molti registi israeliani di successo. Di uno di questi, Nir Bergman presenteremo in anteprima nazionale The Intimate Grammar. Tratto dal romanzo di David Grossman Il libro della grammatica interiore, il film segue tre anni di vita dell’adolescente Aharon nella Gerusalemme degli anni ‘60. Il suo corpo si rifiuta di crescere, come fosse chiuso in una gabbia, il giovane forse troverà la salvezza nel mondo delle parole, nella grammatica, che popola il suo universo interiore.
Di Dan Muggia e Ariela Piattelli

Do. 19 giu. (h 11)
Ma. 21 giu. (h 21.30)
To Kill a Bumblebee
R.: Sharon Maymon, Tal Granit. Sc.: S. Maymon, T. Granit. Int.: Rami Heuberger, Dvir Benedek. Israele, 2009, col., 8’, v.o. ebraico, sott. ital.
Cna’an uccide un‘ape. Non sarà l’ultimo bersaglio della giornata. Quanto lontano si può andare per difendere il mondo che ci siamo costruiti? Una tragicommedia sulla vita, l‘amicizia e il potere della paura.

Mortgage
R.: Sharon Maymon, Tal Granit. Sc.: S. Maymon, T. Granit. Int.: Eli Finish, Hilla Sorjon-Fischer, Ze’ev Revach. Israele, 2006, col., 50’, v.o. ebraico, sott. ital.
Esty e Beni si amano molto ma hanno poca fortuna. Un giorno si trovano entrambi disoccupati e, come se questo non bastasse, hanno un grosso debito presso la banca da saldare entro un mese, altrimenti… addio casa. I due vanno in cerca di soluzioni per i loro problemi, sicuri che la via sia quella giusta, lontani dalle situazioni che ritengono immorali. All’avvicinarsi della data fatidica, il rapporto tra i due si fa complicato, ma l’amore e qualche coincidenza regaleranno alla fine una dolce sorpresa. Un esempio di “Neorealismo rosa” all’israeliana, che dopo aver vinto il premio come miglior dramma televisivo al Festival di Gerusalemme, fu distribuito nelle sale israeliane con notevole successo. Sharon Maymon e Tal Granit ci offrono un dialogo intelligente pieno di battute, uno stile cinematografico da grandi maestri e l’interpretazione straordinaria di Eli Finish, Hilla Sorjon-Fischer e Ze’ev Revach - tra i più grandi comici del cinema israeliano.

Mortgage viene presentato insieme a To Kill a Bumblebee, vincitore del festival di Haifa e diretto dagli stessi registi. Al termine della proiezione di domenica 19 giugno, incontro con Dan Muggia e Ariela Piattelli, direttori artistici della manifestazione

Do. 19 giu. (h 15)
Me. 22 giu. (h 17)
A Touch Away
R.: Roni Ninio. Sc.: Ronit Weiss-Berkovitz. Int.: Yarden Bar-Kochva, Henry David, Jenya Dodina, Tzahi Grad, Lucy Dubinchik. Israele, 2006, col., 81’ (episodi 1-4), v.o. russo/ebraico/yiddish, sott. ital.
Due famiglie israeliane, Minz, appena immigrata in Israele dalla Russia, e Berman, tipica famiglia ebraica religiosa, si trasferiscono negli stessi giorni in un quartiere ortodosso della città di Bnei-Brak (vicino a Tel Aviv). Contro tutte le regole che vigono in certi ambienti religiosi, Rochale Berman e Zorik Minz si innamorano. A questa si aggiungono altre storie: un’attrice russa molto famosa deve iniziare una nuova vita in Israele, i genitori di Rochale che hanno difficoltà a fare un altro figlio, e la sorella di Zorik che da quando è arrivata in Israele pensa solo a tornare in Russia. A Touch Away, pur avendo come protagonisti due attori poco conosciuti, ha registrato un tale successo, che ha lasciato stupiti anche gli ideatori - l’ultima puntata ha registrato un rating altissimo, più del 35%, segnando così un record per la fiction israeliana, con la critica favorevole, e persino nel mondo religioso è stata accolta con favore. Il film ha vinto molti premi in Israele ed è stato acquistato dalla HBO americana.

Do. 19 giu. (h 17)
Me. 22 giu. (h 21)
Hatufim
R.: Gideon Raff. Sc.: Gideon Raff. Int.: Yoram Toledano, Ishay Golan, Assi Cohen, Yaël Abecassis, Mili Avital, Adi Ezroni. Israele, 2009, col., 70’ (primo episodio), v.o. ebraico, sott. ital.
Diciassette anni fa un pattuglia di riservisti dell’esercito israeliano fu mandata in missione segreta antiterrorismo in Libano. Qualcosa andò storto, così Niomrod Klein, Uri Zach e Amiel Ben-Horin, furono rapiti dai nemici. Dopo lunghi anni di negoziati i tre finalmente tornano a casa. Due sono vivi il terzo tornerà dentro una bara. La serie televisiva analizza il modo in cui i due prigionieri liberati affrontano il rientro nella società israeliana. Durante la loro assenza sono diventati eroi nazionali, le loro immagini apparivano ovunque come parte della campagna pubblicitaria dedicata alla loro liberazione. Ma i due, che hanno passato giorni e notti in un posto lontano, rinchiusi in una piccola camera buia e sporca, tormentati da atroci violenze, hanno non poche difficoltà a “interpretare” il ruolo affibbiatogli dalla società. Sul piano personale devono confrontarsi con figli che non hanno mai conosciuto, genitori che non sono più gli stessi o sono morti, e le mogli, una rimasta fedele ma tanto frustrata e l’altra che ha scelto di vivere una nuova vita, piena però di sensi di colpa. Come se non bastasse, il loro ritorno è complicato dai servizi segreti israeliani che sospettano che la loro storia nasconda un segreto.

Do. 19 giu. (h 18.30)
Antologia di cortometraggi della Sam Spiegel School
Minus Plus (2001, S. Cohen, 21’); Oneg Shabat (2003, M. Brezis, 21’); Bedouin Sand (1997, O. Levy, 17’); Sea Horses (1998, N. Bergman, 17’).
La “Sam Spiegel Film and Television school” di Gerusalemme ha contribuito al rinascimento del cinema israeliano: dal 1989, anno della sua fondazione, a oggi è diventata una tra le scuole di cinema più prestigiose del mondo. La scuola è nota certamente per la serietà e per il rigido metodo d’istruzione, ma soprattutto perché vi hanno studiato grandi talenti del cinema israeliano, che hanno contribuito al grande successo di questa cinematografia negli ultimi anni. Al Pitigliani Kolno’a Festival sono stati presentati nelle varie edizioni molti film e documentari di registi usciti dalla Sam Spiegel, come L’ulpan, No. 17 e The Tale of Nicolai and the Law of Return di David Ofek, Souvenirs di Shahar Cohen e Halil Efrat, Qualcuno con qui correre di Oded Davidoff, Cemetary Club di Tali Shemesh, e infine Intimate Grammar di Nir Bergman, il lungometraggio che inaugurerà quest’anno la quarta edizione del “Nuovo cinema Israeliano”.

Do. 19 giu. (h 20.30)
Intimate Grammar
R. e sc.: Nir Bergman, dall’omonimo romanzo di David Grossman. Int.: Yehuda Almagor, Roee Elsberg, Evelyn Kaplun, Eden Luttenberg, Yael Sgerski. Israele, 2010, col., 110’.
Gerusalemme, primi anni ‘60, in uno squallido quartiere dove vive un ragazzino con propensioni artistiche e poetiche, bravo a scuola e con molta immaginazione. Ma quello che vede attorno non gli piace, lo deprime e non vuole crescere in questo mondo. È basso di statura e non cresce come i suoi coetanei, per di più la madre lo accusa di farlo apposta per farle dispetto. Il ragazzino si chiude in se stesso anche se tenta di farsi notare dagli amici, ma si sente imprigionato, incompreso dalla sua stessa famiglia. Un critico israeliano, all’uscita del libro in Israele, ha scritto che forse solo il lettore, - o lo spettatore- può aiutarlo. Dunque siamo alle prese con un’adolescenza tormentata, quasi come lo Stato in cui vive il protagonista, alle soglie della Guerra dei Sei Giorni e di un periodo di depressione e di povertà. Tratto dall’omonimo libro di David Grossman e presentato al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2011 nella sezione Generation Kplus, il film è risultato vincitore del Jerusalem Film Festival per “la sua acuta descrizione tradotta in linguaggio cinematografico che illustra il mondo interiore dei giovani e degli adulti trasmettendo anche un forte senso di tempo e spazio”.
Il regista Nir Bergman sarà presente in sala.

Lu. 20 giu. (h 17)
Diplomat
R.: Dana Goren. Fot.: Iddo Soskolne. Mont.: Tali Halter Shenkar. Israele, 2009, col., 80’, v.o. russo, sott. ital.
L’Hotel Diplomat di Gerusalemme era una volta un albergo a cinque stelle. Da venti anni è diventata la casa di seicento immigrati dell’Ex Unione Sovietica. I residenti non si sono mai integrati in Israele e si sono creati un microcosmo separato da tutto ciò che è fuori dall’entrata principale dell’albergo. Anche se sono ufficialmente cittadini israeliani, gli immigrati continuano a vivere con la mente nel loro paese di provenienza: parlano il russo, suonano le musiche che hanno imparato lì, tutto ciò di cui hanno bisogno, dalle attività culturali all’assistenza medica, gli viene dato nella loro lingua. In un’atmosfera surreale i residenti di Diplomat vivono ogni ora della vita rinchiusi in un limbo, tra un paese da scoprire che li aspetta fuori e l’eterna nostalgia per la loro cultura, la tradizione, la famiglia e la terra nella quale sono nati e cresciuti. Il documentario della Goren ha vinto prestigiosi premi, nel 2009 è stato presentato al Jerusalem Film Festival dove ha riscosso un clamoroso successo ed è stato premiato con il prestigioso Premio Wolgin.

Lu. 20 giu. (h 19)
A Film Unfinished
R.: Yael Hersonski. Sc.: Kineret Hay Gillor. Fot.: Itai Neeman. Mont.: Joëlle Alexis. Mus.: Ishai Adar. Israele, 2010, col. e b/n, 89’, v.o. inglese/ebraico/tedesco/yiddish, sott. ital.
Pochi anni fa, a mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale, nel buio del passato, nei sotterranei di un archivio in Germania, vengono scoperte quattro parti di un film di propaganda girato dai nazisti nel Ghetto di Varsavia, e mai finito. Yael Harsonsky, giovane regista israeliana, vuole capire cosa si nasconde dietro a questo film e cosa avessero in mente gli ideatori. Che intenzioni avevano coloro che hanno mandato una vera e propria troupe, completa di operatori e materiali, per filmare il Ghetto di Varsavia appena tre mesi prima della rivolta? L’analisi delle immagini (ed è l’analisi l’oggetto di A Film Unfinished) rivela due livelli diversi del film: da una parte si presenta la terribile vita nel Ghetto come in un documentario, l’altra mostra tutt’altro che un documentario, ma una vera e propria messa in scena per la quale gli ebrei del Ghetto sono stati costretti a recitare una vita normale, quasi borghese, completa di pranzi, cene, teatro, musica e feste. Una messa in scena destinata alla propaganda, per dimostrare non solo che alcuni ebrei del Ghetto non se la passavano poi così male, ma anche quanto erano indifferenti alle sofferenze dei loro vicini di casa. Grazie ad una ricerca meticolosa, la Harsonsky è riuscita ad inserire nel film le testimonianze di chi è stato costretto a recitare e chi ha girato il film (il cineoperatore è interpretato a sua volta da un attore). A Film Unfinished pone delle domande storiche, filosofiche e cinematografiche: per decine di anni infatti, molte immagini che ritroviamo nel film sono state considerate “documenti storici”. Quanto possiamo fidarci dei nostri occhi?
A seguire Happy Jewish Hour (buffet per gli spettatori)

Lu. 20 giu. (h 21.15)
Five Hours from Paris
R.: Leonid Prudovsky. Sc.: Erez Kav-El e Leonid Prudovsky. Int.: Dror Keren, Elena Yaralova, Vladimir Freedman, MichaeI Warshaviak. Israele, 2009, col. 90’, v.o. ebraico/russo, sott. ital.
Yigal, un tassista israeliano divorziato e amante della musica popolare francese, sogna da anni di visitare Parigi. Ma ha paura di volare così si rivolge a uno psicologo. Un giorno nella scuola di suo figlio, Yigal incontra un’insegnante di musica di origine russa, Lina, e se ne innamora. Anche Lina ha un sogno, fare la pianista e dare concerti. Tra i due nasce una tenera amicizia e Lina ricambierà presto i sentimenti di Yigal. Ma il ritorno in Israele del marito, che vuole portare in Canada con sé la moglie, minaccia il rapporto tra i due. Così Yigal si troverà, per l’ennesima volta nella sua vita, ad affrontare un fallimento, ma questa volta forse cambierà qualcosa… Cinque ore da Parigi è l’opera prima del regista israeliano di origine russa Leonid Prudovsky ed è stato premiato come miglior film israeliano allo Haifa Film Festival 2009. Il film, sempre nel 2009, ha ottenuto un premio anche al Toronto International Film Festival. Il regista, che sta lavorando al suo prossimo lungometraggio, ha recentemente realizzato una serie televisiva per la tv israeliana, intitolata Trojka, che tratta di tre ragazzi israeliani di origine russa alle prese con la crisi dei trent’anni.

Ma. 21 giu. (h 17)
The Loners
R.: Renen Schorr. Sc.: Moshe Zonder, Guy Meirson, R. Schorr, Nir Bergman. Int.: Sasha Agronov, Anton Ostrovski-Klin, Tzahi Grad, Rotem Zisman-Cohen. Israele, 2009, col., 92’, v.o. ebraico/russo, sott. ital.
Nel 1997 i mass media israeliani seguivano con grande attenzione il caso dei due soldati di origine russa che per trentasei ore si sono chiusi in una parte del carcere militare nel quale erano detenuti, minacciando di colpire gli ostaggi, sperando di farsi sentire dal mondo esterno e di portare il proprio caso (una questione d’onore) in tribunale. Il film ricostruisce un evento doloroso che affronta la problematica dei “soldati solitari “: cosi vengono chiamati i nuovi immigrati che servono l’esercito israeliano lontani dalle loro famiglie. I due protagonisti si sentono stranieri, emarginati, respinti e disprezzati dalla società, senza sostegno famigliare, senza amici. Più di tutto si sentono colpiti nel loro orgoglio perché sono accusati di tradimento. Glory e Sasha (interpretati da Anton Ostrovski-Klin e Sasha Agronov due attori alle prime armi e già premiati grazie a questa loro interpretazione) arrivano al punto in cui non hanno più niente da perdere, e così scelgono la violenza. In questo modo almeno potranno farsi sentire da tutti. Con The Looners Renen Schorr torna alla regia dopo un lungo silenzio (Summertime Blues, 1987). Durante questa lunghissima pausa ha fondato e diretto la Sam Spiegel School di Gerusalemme, una tra le scuole di cinema più prestigiose d’Israele (quest’anno ospite al PKF con tre cortometraggi).

Ma. 21 giu. (h 19)
Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti
R.: Vincenzo Condorelli. Fot.: V. Condorelli, Romi Abulafia. Mont.: Dario Indelicato. Mus.: Gabriele Irwin Palmieri. Israele-Italia, 2009, col., 55’, v.o. italiano/ebraico/inglese, sott. ital.
La giovane Eti, laureanda alla scuola di cinema di Tel Hai, sta lavorando al suo film di laurea dedicato ai suoi nonni che vivono nella città di Zefat e che emigrarono poco più che bambini con il gruppo sannicandrese partito per la Palestina, alla nascita di Israele... Così inizia il viaggio, fisico, psicologico e storico, della nipote Eti alla ricerca delle proprie radici. Poco prima che Mussolini decidesse di inaugurare una politica ufficiale di antisemitismo, una comunità di contadini di un piccolo centro rurale del sud d’Italia, San Nicandro Garganico, benché non avesse mai avuto alcun precedente contatto con l’ebraismo, si proclamò “di fede ebraica” ed iniziò ad osservare i comandamenti della Torà, guidati da Donato Manduzio, bracciante semi-analfabeta, una sorta di “ultimo profeta”, l’uomo cui si deve questa singolare vicenda di conversione di massa, un caso unico nella storia mondiale dell’ebraismo moderno. Protagonisti del documentario sono i discendenti della comunità, sulle due rive del Mediterraneo: in Galilea, dove alla fine della seconda guerra mondiale emigrò una parte delle famiglie accolte in seno all’ebraismo, e nel Gargano di Puglia dove vive l’altra parte della comunità originaria. Il regista e autore Vincenzo Condorelli vive a Londra dove lavora. Laureato alla London Film School nel Master of Arts in Filmmaking, si è specializzato in regia e direzione della fotografia.

Ida’s Dance Club
R.: Dalit Kimor. Sc.: Dalit Kimor. Fot.: Eran Barak. Mont.: Rachel Yagil. Israele, 2009, col., 59’, v.o.
ebraico/inglese/russo, sott. ital.
Una volta all’anno nel club di Ida viene organizzata una gara di ballo. La maggior parte dei partecipanti ha dai settant’anni in su, ma questo non gli impedisce di ballare, cantare, innamorarsi ed arrabbiarsi… I ballerini non conoscono la vita dei loro compagni, ma pian piano le vicende di ognuno vengono in superficie proprio nel club di Ida. L’atmosfera magica della sala da ballo dà a questi signori la forza di ridere, piangere, raccontarsi e condividere con il compagno di ballo la propria esperienza, i problemi di salute e soprattutto i ricordi. Così diventano di nuovo protagonisti, la magia della danza li fa sentire re e regine, ed ogni cosa, anche a settant’anni, è ancora possibile… In questo documentario la regista israeliana Dalit Kimor segue le vite dei frequentatori di questa sala che si trova a Tel Aviv. Sono tutti immigrati e non sembrano calati veramente nella vita israeliana. Ida, che è venuta in Israele dalla Russia, è stata una cantante, e canta oggi le canzoni degli spettacoli di Broadway in versione israeliana. Il documentario ha partecipato a molti festival internazionali: da Hong Kong agli Stati Uniti, ed ha vinto, fra gli altri, il Gold Remi Award al WorldFest Houston International Film Festival. Quando è stato presentato alla Cineteca di Tel Aviv, ha registrato il tutto esaurito per trenta sabati consecutivi.

Me. 22 giu. (h 19)
Srughim
R.: Eliezer Shapiro. Creatori: Eliezer Shapiro, Hava Divon. Fot.: Ram Shweky. Mont.: Gilad Ariel, Tal Keller. Mus.: Ron Klein. Int.: Yael Sharoni, Ohad Knoler, Tali Sharon, Reut Fauster, Amos Tamam, Ori Lachmi. Israele, 2009, col., 90’ (Seconda stagione: episodi 1-3), v.o. ebraico, sott. ital.
Gerusalemme. Nel quartiere Katamon (noto anche come “la palude di Gerusalemme”) un gruppo di trentenni single religiosi cerca la propria dimensione nella società contemporanea israeliana. Ogni componente del gruppo fa i conti con il proprio passato: Amir ha un matrimonio alle spalle, e ora sta per sposare Yfat. Natti ha un carattere difficile e non riesce a trovare l’anima gemella, Hodaya è la figlia di un grande rabbino e, con grandi difficoltà, vuole allontanarsi dalla religione, Reut è appena tornata dall’India e deve ricostruire la sua vita. Anche in questo microcosmo, protetto solo all’apparenza, irrompono presto sorprese e colpi di scena… Interpretata da giovani attori di successo, la serie televisiva Srugim in onda nella tv israeliana, ha conquistato il pubblico giovane, anche quello laico. Oltre a rappresentare una parte della realtà religiosa israeliana, Srugim racconta con un linguaggio vibrante e realistico tutti gli aspetti della vita di un giovane: l’amore, l’amicizia, il lavoro e anche il sesso; infatti (pur trattandosi di una comunità religiosa) Eliezer Shapiro non si è sottratto dal raccontare argomenti “scomodi”, attraverso la sua capacità di “dire” senza mostrare. La serie dimostra che nell’ambito televisivo si può mettere in scena tutto senza scadere nella volgarità.

Gio. 23 giu. (h 17)
Amos Oz: the Nature of Dreams
R.: Masha Zur Glozman, Yonathan Zur. Int.: Paul Auster, Nadine Gordimer, Amos Oz, Salman Rushdie. Israele, 2009, col. 87’, v.o. sott. it.
Amos Oz è attualmente uno dei più importanti scrittori di Israele ed è conosciuto in tutto il mondo come una delle voci più lucide del panorama politico del paese per i suoi commenti sul processo di pace e sulla politica israeliana. Il documentario, trasmesso dalla catena ARTE della European TV, è una lunga intervista ad Amos Oz centrata sulla sua infanzia a Gerusalemme negli anni ’40, sui suoi genitori e sulla sua permanenza in kibbutz. Oz viene poi ripreso nei suoi incontri con altri scrittori, uomini politici, in viaggio e mentre discute con i più importanti intellettuali palestinesi. A seguire, conversazione con Maurizio G. De Bonis, studioso di cinematografia israeliana, dal titolo: "Israele: cinema e fotografia strumenti di conoscenza della realtà e dell’identità culturale di un intero paese".

Gio. 23 giu. (h 21)
Kirot
R. e sc.: Danny Lerner. Int.: Olga Kurylenko, Ninette Tayeb, Henry David, Liron Levo, Zohar Shtrauss. Germania, Israele, 2009, col., 120’.
Film d’azione e di avventura, racconta la storia di due giovani donne che vivono in un vecchio edificio, sullo stesso piano, ma che non si conoscono. La prima è un’assassina implicata nei traffici della mafia locale. Ma ha un solo sogno: raggiungere la sua piccola bambina che ha lasciato in Russia. La seconda è invece una cassiera in un negozio di alimentari che, continuamente maltrattata dal marito, sogna di vincere alla lotteria per fuggire lontano dagli abusi cui è sottoposta.. Entrambe stanno progettando la fuga. Quando Galia disobbedisce al suo nuovo incarico ed Elinor scopre di essere incinta, le due donne decideranno di agire contro i loro oppressori in una lotta per la sopravvivenza e per la libertà.

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