GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Bergamo
via San Tomaso, 53
035 399528 FAX 035 236962
WEB
Jan Fabre
dal 15/4/2003 al 13/7/2003
035 399528 FAX 035 236962
WEB
Segnalato da

CLP Relazioni Pubbliche




 
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15/4/2003

Jan Fabre

GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, Bergamo

Gaude Succurrere vitae. Presentati 200 opere e 10 tra film e video-installazioni che coprono venticinque anni della sua attivita'. Fabre e' un artista che usa molteplici linguaggi filtrati dall'immaginazione, toccando i temi cari alla tradizione fiamminga: la follia, la malattia, la morte, la dolcezza del peccato, la rigenerazione, la forza spirituale. Temi che prendono corpo in disegni, sculture, scritti, film e pieces teatrali. A cura di Jan Hoet, Giacinto Di Pietrantonio, Thierry Raspail e Rosa-Maria Malet. L'allestimento e' curato dall'artista. Nella stessa data inaugurazione Palestra, uno spazio dedicato a progetti inediti di artisti esordienti: Alberto Guidato


comunicato stampa

Nelle sale della GAMeC, dal 17 aprile al 13 luglio, 200 disegni e 10 tra film e video-installazioni documenteranno venticinque anni di attività creativa. La mostra è realizzata dal museo S.M.A.K. di Gand (Belgio) insieme alla GAMeC di Bergamo, al Musée d'Art Contemporain di Lione e alla Fundació Joan Miró di Barcellona.

In ''Palestra'' Progetti inediti di artisti esordienti nel bookshop della galleria:
Giulio Guidato, fino al 18 maggio 2003

Dal 17 aprile al 13 luglio, alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo si terrà la mostra GAUDE SUCCURRERE VITAE. Film e disegni 1977 - 2001 dedicata all'artista fiammingo Jan Fabre. Saranno presentati 200 opere e 10 tra film e video-installazioni che coprono venticinque anni della sua attività.
La mostra è realizzata dal museo S.M.A.K di Gand (Belgio) insieme alla GAMeC di Bergamo, al Musée d'Art Contemporain di Lione e alla Fundació Joan Miró di Barcellona. La cura è affidata ad un comitato scientifico composto dai quattro direttori delle istituzioni sopra citate: Jan Hoet, Giacinto Di Pietrantonio, Thierry Raspail e Rosa-Maria Malet. L'allestimento è curato direttamente dall'artista.
Jan Fabre (Anversa, 1958) è uno dei più importanti artisti contemporanei belgi. Disegnatore, scultore, scenografo, drammaturgo ha presentato i propri lavori alle Biennali di Venezia, Istanbul e San Paolo, a Documenta di Kassel. Sue personali sono state allestite allo Stedelijk Museum di Amsterdam, allo Sprengel Museum di Hannover, alla Kunsthalle di Basilea, al MUHKA Museum di Anversa alla Schirn Kunsthalle di Francoforte.
Fabre è un artista che usa molteplici linguaggi filtrati dalla sua immaginazione, toccando i temi cari alla tradizione fiamminga: la follia, la malattia, la morte, la dolcezza del peccato, la rigenerazione, la forza spirituale. Temi che prendono corpo in disegni, sculture, scritti, film e pièces teatrali.
L'appuntamento di Bergamo è dedicato all'aspetto filmico e grafico dell'opera di Fabre. Una selezione delle pellicole, da lui realizzate a partire dalla fine degli anni '70, si alternerà a disegni dell'artista provenienti da collezioni internazionali. I disegni sono il risultato più diretto della sua immaginazione. In rapporto ai piccoli disegni su carta, i suoi film possono essere visti come disegni più grandi, illuminati e in movimento. Ecco perché la relazione film - disegno è la caratteristica principale del percorso espositivo.
I primi film in bianco e nero, datati fine anni '70, sono brevi e intensi e mostrano l'artista compiere azioni molto semplici come respirare, accendere un fiammifero, appoggiare una pistola alla tempia o coprirsi la testa con un sacchetto. Le produzioni successive mostrano molte similitudini con i suoi lavori teatrali quali Body, body on the wall con il ballerino Win Vandekeybus che danza con il corpo dipinto, o i suoi lavori d'arte come l'intervento su Palazzo Tivoli completamente ricoperto di disegni realizzati con una penna a sfera con inchiostro blu: una telecamera fissa riprende tutto il suo lavoro mentre le luci cambiano, le nuvole si muovono e il buio, alla fine, sopraggiunge.
Il suo interesse per il mondo degli insetti - suo nonno Jean-Henry era un famoso entomologo - lo porta ad utilizzare gli stessi come metafore del corpo e dell'esistenza umana, evidenti in opere quali L'incontro (De Ontmoeting), in cui si vede Fabre vestito da scarabeo e Ilya Kabakov (il padre del Concettualismo moscovita) da mosca, dialogare su una terrazza con il profilo di New York alle spalle.
In altri film si trova faccia a faccia con lo scrittore John Berger, il coreografo William Forsythe e i filosofi Peter Sloterdijk e Dietmar Camper.
Il mondo degli insetti, il corpo e la guerra sono le tre principali metafore individuabili in tutti i suoi lavori.
I disegni di Jan Fabre - fatti con sangue, lapis, inchiostro cinese, penna bic... - si sviluppano intorno all'idea di mutamento, trasformazione, metamorfosi e scambio tra elementi della percezione sensoriale e quelli spirituali e rimandano a temi presenti in molte espressioni artistiche nord europee. La sua è una versione contemporanea di uno spirito nordico che riporta a Bosch, Van Eyck, Bruegel e nella quale confluiscono filosofia, religione, scienza e arte.
Recentemente Jan Fabre ha decorato, con un intervento permanente, il soffitto della sala degli specchi del palazzo reale di Bruxelles con il guscio di almeno un milione di scarabei.
Dopo Bergamo, la mostra si trasferirà alla Fundació Joan Miró di Barcellona e, successivamente, al Musée d'Art Contemporain di Lione.

Immagine: Jan Fabre, MAGICIAN S EYES OF THE PILL ROLLER, tecnica mista su carta, disegno dalla serie The holly pill-roller, 1978-1979, collezione MUHKA Antwerp

Inaugurazione: 16 aprile 2003, h. 18.00

Catalogo Edizioni S.M.A.K - GAMeC

Informazioni e prenotazioni visite guidate Tel. 035 399528

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ALBERTO GUIDATO
17 aprile – 18 maggio 2003

La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo inaugura Palestra, una nuova iniziativa rivolta agli esponenti più giovani della scena artistica contemporanea: la struttura di legno e vetro posta al centro del cortile della GAMeC diventa uno spazio dedicato a progetti inediti di artisti esordienti, un luogo riservato alle ricerche più recenti e promettenti, una vetrina per nuovi potenziali protagonisti dell’arte contemporanea.

Palestra inaugura con un’opera di Alberto Guidato, un artista che, usando con disinvoltura diversi mezzi espressivi come video, scultura, pittura e installazione, riflette su questioni che, dall’indagine sul corpo alla critica sociale, oscillano tra una dimensione individuale e una collettiva. Nei video, di cui è quasi sempre il protagonista, sperimentando sensazioni attraverso azioni anche banali ma liberatorie, quasi terapeutiche per il recupero di una sensibilità corporea spesso sopita, riflette sulla necessità di prendere consapevolezza della “fisicità” del corpo, e non solo. Guidato insinua anche la possibilità di un’arte che possa senza pudore parlare di spiritualità, persino in modo esplicito, facendo talvolta uso di immagini che hanno a che fare col sacro. Dalla dimensione individuale, fisica e spirituale, passa poi a quella sociale, affrontando tematiche di interesse collettivo, che spostano l’attenzione su quanto accade al di là dei confini del mondo dell’arte, ponendo la questione del modo in cui l’arte debba rapportarsi alla società, del suo ruolo e della sua funzione. L’arte per Alberto Guidato deve sempre avere un legame inestricabile con ciò che la circonda, con la vita e i problemi della società a cui appartiene, essere testimone del suo tempo, e strumento di riflessione.

Il progetto per la GAMeC è una critica a quell’occidente ricco, incapace di vedere i propri errori, di guardare oltre, di assumersi le proprie responsabilità. E’ l’immagine dell’urgenza di un cambiamento. Una grande trave di legno, incastrata diagonalmente dal soffitto al pavimento all’interno dello spazio, porta incisa la scritta “SHOW MUST GO STOP” (lo spettacolo deve finire): non vuole essere un monito ma una provocazione, perché lo show in realtà non deve assolutamente finire ma solo cambiare, e continuare in maniera diversa. Questa scultura sta lì a ricordarci, anche con tutta la sua pesantezza, quanto grande e ingombrante sia questa “trave” da rimuovere per liberare lo sguardo, e cambiare le cose. Perché le cose possono cambiare, e l’arte, se non altro, può e deve farci vedere tale possibilità.

Alberto Guidato (Ivrea, 1972; vive e lavora a Milano) ha partecipato alla mostra-workshop Body and Soul / Ato Z con Dimitris Kozaris in Via Farini a Milano (1998). Ha frequentato il Corso Superiore di Arti Visive, curato da Angela Vettese e Giacinto Di Pietrantonio, presso la Fondazione Antonio Ratti di Como, con Marina Abramovic’ Visiting Professor (2001) ed esposto in Via Farini in occasione della mostra di fine corso Tracce di un seminario (2002). E’ stato invitato ad una rassegna video, attualmente in corso, presso la Galleria A+A, Centro Culturale Sloveno, a Venezia (2003).

Ufficio Stampa CLP Relazioni Pubbliche Tel. 02433403 - 0248008462 Fax 024813841

GAMeC
Via San Tomaso 53 Bergamo
Orari: martedì - domenica 10.00 - 19.00
giovedì 10.00 - 22.00
Lunedì chiuso Biglietti: euro 3 intero; euro 1,50 ridotto

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